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domenica 18 giugno 2017

Trumpone show

Venerdì, ho rivisto, con  maggior attenzione ai dettagli, il proclama show dell’imitatore di Oliver Hardy. Certo, Hardy si esibiva per strappare risate, mentre Trumpone annuncia solo minacce e sciagure. Anche in questa occasione ha dimostrato di avere poche idee, ma confuse.  Si è dimenticato di aver detto, durante il suo dibattito pre elettorale con l’allora rivale che poi ha anche deriso, dopo averlo eliminato dalla corsa alla presidenza, che una politica che non ha funzionato per oltre 50 anni doveva essere cambiata…Dopo aver dichiarato di non voler violare l’indipendenza e sovranità di Cuba con ingerenze negli affari interni, ha posto una serie di condizioni, riguardanti gli affari interni, per riaprire un “dialogo costruttivo per i due popoli”. Nella sua esibizione, tipicamente americana, di afrontare i problemi politici come fosse un monologo di Broadway, ha esposto la sua visione, dettata da Marco Rubio, di Cuba. C’è da rilevare che il senatore repubblicano della Florida, è nato a Miami dove i suoi genitori si erano trasferiti nel 1956, ovvero ben prima dell’avvento al potere del “regime dei Castro”. C’era il “democratico” governo di Batista e il giovane Marco non ha mai calpestato il suolo cubano, così come il suo compare Donald.
Le citazioni retoriche, offensive e false sono uscite a fiumi, citando anche, nella grafica, l’errore sull’inizio dell’embargo a Cuba situandolo nel 1961, quando invece è entrato in vigore nel febbraio 1962.
Ha insistito sulla brutalità e l’esportazione della violenza e del terrorismo del “regime dei Castro”. Ha espresso la sua preoccupazione per il rispetto dei diritti umani a Cuba. Peccato che abbia confuso il terrorismo con la solidarietà internazionalista che nel passato, Cuba ha espresso con contingenti militari per combattere a fianco di popoli amici contro altri militari in guerre aperte e senza attentati in luoghi pubblici o stragi gratuite di civili.
Riguardo ai diritti umani, credo proprio che gli Stati Uniti non siano proprio l’esempio migliore, così come molti dei loro alleati come, ad esempio, l’Arabia Saudita con la quale si commerciano miliardi di dolari in armi. Ma è noto che per i nordamericani c’è differenza tra il figlio di puttana e “il nostro figlio di puttana”, al quale è permesso tutto.
Ha elogiato i superstiti della brigata 2506 che nel 1961 sono sbarcati alla Baia dei Porci (nessun riferimento del nome) come “eroi”, trascurando che tra i bombardamenti aerei che li appoggiavano e la loro “eroica”, per fortuna breve avanzata, hanno massacrato anziani, donne e bambini inermi.
Ha ricordato gli occupanti dei due aerei, in effetti disarmati, degli “Hermanos al Rescate” che non si trovavano in missione di salvataggio dei naufraghi, ma si disponevano a lanciare volantini antigovernativi sull’Avana ed erano stati diffidati dall’occupare lo spazio aereo cubano.
Ha citato “la persecuzione e il maltrattamento delle dame di bianco” che peraltro giravano o girano? Indisturbate per l’Avana, dove nessuno gli prestava (presta) la minima attenzione.
Ha inserito nello show l’esibizione di un figlio dell’ex capo, batistiano, della Polizia di Santiago de Cuba, suonando l’Inno Nazionale degli USA al violino.
Indubbiamente nel fiume di accuse portate qualcuna, magari, è anche vera. Ma è mostrando i muscoli e non dialogando che si possono dirimere i problemi?

Fra l’altro, tornando al tema sui “diritti umani”, ha anche avuto parole di augurio per il suo collega di partito, recentemente ferito da un disperato che naturalmente, era simpatizzante del partito oppositore. Peccato che i più ferrei difensori della libertà (diritti umani?) del libero commercio e detenzione delle armi, negli Stati Uniti, sia proprio il suo partito e lui uno dei più fervidi sostenitori. Chi la fa l’aspetti. E se capitasse anche a lui?

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