venerdì 21 aprile 2017

L'arrivo della mostra permanente di Leonardo da Vinci all'Avana nel 2012




martedì 18 aprile 2017

Vite di cubani in Florida

Durante la mia permanenza in Florida, questa volta come le altre, ho avuto occasione di imbattermi in molti cubani che hanno lasciato l'Isola per i più diversi motivi e in tempi diversi.
In questo viaggio mi sono imbattuto in un ex ufficiale della Seguridad del Estado che chiamerò Antonio, era stato destinato a lavorare sotto copertura con imprenditori stranieri e alla fine si è lasciato corrompere dalle sirene del capitalismo e a suo dire, felicemente e senza pentimenti in quanto si è creata un'ottima posizione qua, dopo aver trascorso diversi anni in altro Paese.
Quello che mi ha più colpito è stata la storia di una coppia, unita da 55 anni e le cui famiglie se ne erano andate nel 1959 in quanto non condividevano le idee di chi capeggiava la Rivoluzione. Entrambi originari di Pinar del Río, la famiglia di lei, M.A., si era trasferita all'Avana e viveva di fronte all'hotel Comodoro, la famiglia di lui, C., invece si era trasferita a Cojimar. Nel 1959, con loro adolescenti, entrambe le famiglie decisero di emigrare a Miami, in attesa di tempi migliori che pensavano non tardassero tanto.
Lui abitava in una grande casa sulla collina di Cojimar e quando la famiglia decise di rendere noto l'espatrio, la casa venne espropriata dallo stesso Fidel Castro che dopo poco tempo la consegnò a Ernesto "Che" Guevara il quale necessitava un posto tranquillo per scrivere uno dei suoi primi libri: "La guerra de guerrillas". Nel 1959, c'erano ancora relazioni diplomatiche ed economiche fra gli Stati Uniti e Cuba, seppure con i primi contrasti che però non impedivano il movimento fra i due Paesi, aerei e traghetti funzionavano regolarmente.
Nel va e vieni, durante le procedure dell'esproprio, lo stesso "Che" Guevara consentì alla famiglia di C. di portare via tutto ciò che era di loro interesse da dentro la casa e così fecero.
Anche alla famiglia di M.A. venne permesso di portare via tutte le suppellettili che ritenessero necessarie o di valore, anche affettivo. Oggi, nella loro casa di Orlando si trovano mobili, suppellettili, arredi e oggetti ormai di antiquariato, dal momento che appartenevano ai genitori o ai nonni della coppia. Adesso si godono la pensione dopo una vita da professionisti, architetto d'interni lei e avvocato lui.
Quello che mi ha colpito nei due casi, seppure per motivi diversi, è che in entrambi i casi non c'è la rabbia, l'odio o il risentimento (a volte gratuito) che manifesta gran parte dei cubani della Florida. In entrambi i casi c'è soltanto malinconia.
Nel caso di "Antonio" perché ha raggiunto il benessere e il tenore di vita che sognava, mentre nel caso di C. e M.A., probabilmente, la loro fede religiosa li sostiene nell'affrontare le esperienze di vita. Entrambi, cresciuti cattolici, hanno abbracciato la fede Mormone, essendo fra i notabili di questa comunità a Orlando con la presenza di numerosi tra figli e nipoti.

domenica 16 aprile 2017

Nel "Buen Retiro" di Donald (3, fine)

Un'occhiata alla zona del porto, ubicato di fronte alla "Trump (one) Plaza". 




Nel "Buen Retiro" di Donald (2, segue)

Sono passato più volte da West Palm Spring, percorrendo la mitica US 1 verso nord per andare a Orlando con la I95 e la I4. Anche sotto lo sguardo del passante frettoloso, mi sono sempre reso conto che quella località aveva qualcosa di diverso e ieri che ho avuto modo di passarci una giornata quasi completa ne ho avuto la conferma. È, probabilmente, la cittadina più elegante e meno "kitch" degli Stati Uniti. Non ha sobborghi "popolari" il che vuol dire che chi si vuol fermare deve avere uno yacht, una residenza o tanti soldi. Credo che abbia la maggior concentrazione di Rolls Royce, Bentley, Ferrari, Porsche e Mc Laren per km. quadrato al mondo. La sua minuscola spiaggia ieri sferzata dal vento e dal mare mosso, non fa onore al suo nome, ma la sua "via Condotti", la Worth street, è zeppa di negozi con grandi marche straniere, molte italiane e il lusso è palpabile guardando case e giardini. Dopo aver visto questo, mi sembra veramente molto improbabile che il Trumpone possa aver pensato seriamente di "consumare solo prodotti americani". Credo proprio che i primi a impedirglielo sarebbero proprio gli agiatissimi abitanti di questa città cassaforte. Eh sì è anche piena di sedi bancarie...



sabato 15 aprile 2017

Nel "Buen Retiro" di Donald (1, segue)

Sabato 15 aprile, vigilia di Pasqua, nella "tana" o "nido" del Trumpone a West Palm Beach. Siamo stati accolti così: un'auto da campagna elettorale e qualche centinaio di manifestanti, oppositori che partendo dalla Trump Plaza, percorrevano la strada a lato del porto dove sono ancorate decine di barchette non proprio da minatori statunitensi.