Translate

venerdì 30 settembre 2016

Turkish a Cuba

Dal prossimo mese di dicembre la Turkish Airlines comincerà ad operare i suoi voli a Cuba.

Uragano Mathew

Quella che era una semplice perturbazione nata al largo delle Isole di Capo Verde ed ha attraversatol’Atlantico fino alle Piccole Antille con poco sviluppo, avvicinandosi al continente americano ha improvvisamente incrementato la sua “organizzazione” da “onda tropicale” a “depressione tropicale”, quindi “tormenta tropicale”, assumendo il nome di Mathew e con una rapidità incredibile dapprima a uragano di categoria uno fino a raggiungere quella di categoria 4, con venti di 22° km/ph nel raggio di 55 km attorno al suo occhio, con raffiche fino a 250. Al momento di questa nota si trova sulle acque del Mar dei Caraibi, a Sud di Hispaniola e con una direzione ovest-sud ovest che dovrebbe, teoricamente sfiorare la Giamaica, ma la sua velocità di traslazione in continua discesa, indica la possibilità di rimanere qualche tempo stazionario, ma con la possibilità di cambiare rotta prendendo verso il nord e in questo caso colpirebbe gran parte del territorio centrale e orientale di Cuba. Per il momento è difficile pronosticare se troverà le condizioni favorevoli per questa nuova rotta. 
Nel frattempo nelle province di Guantánamo e Santiago si sono avvertite scosse sismiche che non hanno causato danni né vittime.

Dizionario del mare per lupi di terra

BOLERO: languido ritmo cubano

giovedì 29 settembre 2016

C'era una volta l'Editoria

C’era una volta una categoria di persone chiamata Editori, persone con pregi e difetti come chiunque, ma che erano venuti dalla base e guarda caso erano milanesi. Fra di loro ricordo nomi come Mondadori, Rizzoli, Garzanti, per esempio che da semplici tipogafi hanno fondato degli imperi e forse il segreto è che essendo stati lavoratori fin dalla più tenera età, nella professione, ne avevano imparato tutti i segreti per ottenere i prodotti migliori. Per poter crescere, come hanno fatto, fino a diventare “imperatori” della carta stampata, naturalmente, hanno avuto bisogno di collaboratori che a misura dllo sviluppo delle aziende diventavano sempre più numerosi e diversificati nei compiti, ma i “padrùn”, come ormai erano diventati i fondatori, hannose mpre saputo scegliere la professionalità e seguito personalmente i lavori fino al momento della pubblicazione e dal punto di vista tecnico, sempre adeguato ai tempi, erano impeccabili. Poi...sono subentrati gli eredi, soci, cessioni e via dicendo. Nel corso del XX° secolo l’editoria è aumentata esponenzialmente e a questi pionieri si sono aggiunti altri Editori di qualità, ma non solo. Oggi si dice, ed è vero che l’editoria è in crisi, ma si deve anche dire che il livello professionale è caduto vertiginosamente e il risultato finale dev’essere un’opera che più o meno possa essere messa sul mercato senza guardare tanto ai dettagli. Fa parte della vita contemporanea, il profitto innanzi tutto. Non credo di ricordare male però che gli Editori, a differenza degli editori, ritenevano doveroso contraccambiare il tempo e la disponibilità delle persone che rendevano loro informazioni pubblicabili, almeno con alcune copie del prodotto a cui avevano collaborato spontaneamente e che normalmente generava profitti. Sembra che oggi non sia più così. Almeno da quanto mi dicono, a Roma.
Comunemente, probabilmente non è vero, dicono che la tirchieria sta di casa a Glasgow e dintorni.
Amo Roma e per quanto sembri difficile anche i romani, ma sembra che turandomi il naso e tutti gli altri orifizi, in questo caso, debba dare ragione al Senatùr Umberto, quando diceva “Roma ladrona!”.
Ho ricevuto e sono stato autorizzato a pubblicare questa mail da una persona che in presenza mia, ho visto lavorare instancabilmente e senza risparmiare tempo e denaro, oltre a una grande professionalità per ottenere il meglio, nonostante gli avessero chiesto e ottenuto, per esempio, di fornire foto da lapide cimiteriale a corredo delle interviste e non immagini ambientate e con i personaggi a loro agio. Già questo ci era sembrato un inizio non troppo felice, ma chi comanda ha sempre ragione, anche se sorvola sulla professionalità di tutta l’equipe, non controlla personalmente, o non lo sa fare, il prodotto finale ed è anche un po’ tirchio.

Ciao Aldo,

potrei dare la rivista a Fiorella, ho avuto 4 copie omaggio

(che ho già distribuito qui) ma le altre per te, per voi,

devo acquistarle, qui siamo a Roma, non dimenticare!

Ora la contatto subito su Facebook e vedo come si può fare.


In merito alla pubblicazione:

la rivista è molto seria, come sai, e questo è un bel numero,

ma ci sono degli errori su cui non posso sorvolare (il mio lavoro

di supervisione al Teatro dell'Opera me li fa apparire ancora più

imperdonabili) che riguardano il mio pezzo:

prima di tutto nella didascalia della foto tu sei diventato ex

giornalista e fotografo CUBANO! quando nel pezzo si dice

chiaramente che sei italiano.

La foto di Victor Dreke è stata stampata su due pagine, ma

dato che lo scatto è stato concepito con il soggetto centrale,

il suo volto è tagliato dalla rilegatura (errore grossolano).

Le foto sono state disposte seguendo forse una coerenza

cromatica, quando invece si sa che in un pezzo di taglio giornalistico

le foto devono essere più grandi o più piccole e anche disposte

secondo l'importanza dei personaggi intervistati e soprattutto secondo

l'importanza del loro contributo al pezzo.

Quando ho fatto notare questi difetti ho ricevuto per tutta risposta

un sorriso di chi la sa lunga, come dire "chi nota questi particolari"?

Ti ho già scritto che siamo a Roma, vero?

Comunque resta un pezzo serio, curato, ma ecco le conseguenze dei

tagli indiscriminati a quelle professionalità che dal comune della capitale

e dai privati sono ritenute ormai "sacrificabili".

Contatto subito Fiorella e ti abbraccio.

giulio



mercoledì 28 settembre 2016

La montagna ha partorito il topolino...

Dopo quasi due anni dall'annuncio di voler riannodare le relazioni diplomatiche e oltre uno dall'apertura dell'ambasciata degli Stati Uniti all'Avana, Barak Obama ha nominato Jeffrey De Laurentis come Ambasciatore in questa sede. Fino ad ora, De Laurentis era "facente funzioni".
Adesso lo deve approvare il Congresso....

Dizionario del mare, per lupi di terra (riproviamoci)

BOCCAPORTO: orifizio utile al porto per nutrirsi e parlare

martedì 27 settembre 2016

Ancora stranezze americane

In America Latina ci sono stati, e ci sono, presidenti saccheggiatori di beni pubblici e taglieggiatori di privati. Questa non è la stranezza, succede in tutto il mondo. Quello che è strano è invece che l’unica Presidentessa in carica sia stata destituita essendo accusata e solo accusata, senza nessuna prova a suo carico di malversazione dei fondi pubblici! Guarda caso proprio in questi tempi, giorno dopo giorno si scopre che il Presidente argentino Macrì (non profuma a N’drangheta?”) abbia aperto in Paesi ospitali conti e società off-shore che crescono col passare del tempo al potere, come l’incubo antico dell’inflazione e l’inversa proporzionalità del potere d’acquisto per il cittadino medio. Ma ripeto, la “stranezza” non è Macrì, ma Dilma Roussef.
Saltando a stranezze più leggere ce n’è una (delle tante) che mi ha colpito particolarmente a Cuba e che esiste almeno da quanto la frequento o risiedo. La coda alla fermata dei bus.
Certo non è una coda all’inglese, come tanti pinguini in attesa di tuffarsi. I passeggeri sono in ordine sparso, fino al momento dell’arrivo del veicolo, e fino ad allora che sopraggiunge chiede: “Chi è l’ultimo?” Non mi ci è voluto molto a capire che le code non sono solo per i mezzi di trasporto, ma abbastanza comuni e frequenti, praticamente ovunque e sempre si chiede: “Chi è l’ultimo?”, magari accompagnato da “dietro a chi va?”. La stranezza nella stranezza è che questo segno di educazione e rispetto, spesso, si vede soltanto nelle code.
Un tempo, ai capolinea c’erano addirittura due code: una per chi voleva viaggiare seduto, vuoi per motivi di età, salute o lunghezza del percorso da effettuare che aveva la priorità a salire sul veicolo prima della coda “in piedi”. Purtroppo le code hanno più sapore di “disciplina” che di educazione.
Si aggiunge la stranezza che dopo quasi 60 anni di Rivoluzione che indubbiamente ha fatto, con i mezzi a disposizione, cose molto grandi e importanti per elevare il livello di vita dei meno abbienti (a scapito dei poveri ricchi), sia riuscita ad ottenere. Purtroppo in quello che riguarda l’educazione formale che non dipende dal “bloqueo” o dall’economia. Oltre alle code disciplinate è rimasta la precedenza alle puerpere, invalidi o persone molto anziane. Si sta perdendo, non ancora del tutto. l’offerta di sedersi ai meno giovani sui mezzi di trasporto.
La gioventù, come in tutto il mondo, è divisa tra “diligenti” e “monelli” (non solo giovani). Purtroppo anche se forse sono meno (non li ho contati) i secondi sono certamente più visibili e udibili dei primi. Girare per i quartieri periferici dell’Avana assomiglia alla Napoli del dopoguerra. Magari con un po’ meno di microcriminalità, ma con tanta mancanza di rispetto comportamentale e verbale. La vedo come stranezza perché questi adolescenti o giovanissimi sono figli e nipoti di persone nate e cresciute nello spirito della Rivoluzione che forse per crescere in fretta economicamente, ha trascurato di seguire con più attenzione i valori che si formano nelle famiglie. Sicuramente la scuola non basta. In nessun posto.
Ma per chiudere in maniera meno drammatica, ricordo una stranezza tipicamente cubana che ormai non c’è più: la Posada, sostituita dai moderni affittacamere. In Spagna e nel resto dell’America Latina “Posada” è sinonimo di “Pensione” o “Ostello”, insomma qualcosa che deriva dagli antichi Alberghi di Posta per le diligenze o i cavalcanti. A Cuba la scomparsa “Posada” era invece un Albergo a ore per coppie clandestine o anche no, ma che non potevano avere sufficiente intimità per la numerosa coabitazione. Naturalmente anche per la frequentazione delle Posadas vigeva la norma della coda. In genere erano situate in edifici con grandi giardini attrezzati di tavolini e sedie per l’attesa. Pagamento in pesos cubani giacché non esistevano CUC e i dollari earno vietati. Naturalmente a volte potevano succedere scene boccaccesche quando vi si incrociavono del “lui” con differenti “lei”, per fortuna non era frequente. L’Avana era piena di Posadas. Il bello di questi posti era la massima discrezione (dopo l’attesa in giardino): nessun dipendente veniva in contatto visivo coi clienti. Al momento opportuno suonava un telefono accanto alla porta dell’edificio e chi era di turno sollevava il ricevitore dove una voce gli indicava il numero della stanza. Una volta dentro ci si trovava nel surrealismo contraddittorio di quest’ampia area geografica: il pavimento era quasi una palude di fango, un mimimo di arredamento per gli abiti, ma un letto con un lenzuolo e due cuscini dal bianco abbagliante, mai visto nemmeno nei migliori spot televisivi occidentali. Adagiati sul letto due asciugamani, non bianchi, ma pure molto puliti, mentre ai piedi c’erano due paia di spaventose ciabatte di plastica  per navigare nella fanghiglia in direzione del bagno con (poca) acqua a disposizione. Un rustico comodino sosteneva un telefono, senza disco, sollevando il quale rispondeva il  “servicio habitaciones” che una volta ricevuta l’ordinazione, nella quale non c’era molta scelta, faceva portare quanto richiesto da un cameriere che bussava discretamente e posava il tutto in una specie di “ruota dei miracoli” ricavata da una finestrella cieca nel muro a fianco della porta. Facendo ruotare la medesima, si ritirava quanto richiesto e si depositava il pagamento dovuto.
Se dovessi far una classifica di popolarità direi che la più famosa era quella di 11 y 24, proprio nella parte posteriore di quella che oggi è “La Fabrica del Arte Cubano”. Dopo si aggiunsero le due “Eden” quella de “arriba” e quella de “abajo” che si fronteggiavano, ma essendo fuori città, sul raccordo che porta all’Autopista Nacional, erano raggiungibili solo dai privilegiati che avessero un’automobile. Praticamente erano strutturate come motel e anch’esse raggiunsero un buon grado di popolarità e affluenza.

Nostalgia? Forse. Ad ogni modo oggi questo tipo di servizio è decisamente molto più caro e in CUC. Naturalmente pulizia e trattamento hanno il loro prezzo.

lunedì 26 settembre 2016

Fine della guerra civile in Colombia

Con una grandiosa cerimonia, oggi, 26 settembre 2016, è stato firmato a Cartagena de Indias l’accordo definitivo per la pace in Colombia che mette fine a 52 anni di guerra civile fratricida. Presenti numerosi Capi di Stato e di Governo e personalità di tutto il mondo.
Dopo 4 anni di trattative laboriose e difficili, firme di protocolli preliminari svoltesi all’Avana,  fra le quali anche quello finale preliminare, promosse dalla Croce Rossa Internazionale, l’ONU, la Santa Sede nella persona di Papa Francesco e la presenza di Norvegia e Cuba in qualità di Paesi garanti nonché di Venezuela e Cile come Paesi “accompagnatori”, si è messo il punto finale con la firma del Presidente della Repubblica Juan Manuel Santos e l’ormai ex Comandante della FARC - E.P. (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas - Ejercito Popular) Rodrigo Londoño.
“Istituzionale”, il discorso del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Mun mentre, ovviamente più appassionati e patriottici quelli dei due, ormai non più, rivali, tenuti alla presenza delle rappresentanze di ogni strato della società colombiana. Quello di Londoño, però, anche con accenni internazionalisti
La chiusura dell’evento è avvenuta con una notevole esecuzione dell’Inno alla Gioia di Behetoven da parte dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, per sottolineare lo stato d’animo della maggioranza dei colombiani.
L’accordo, per diventare esecutivo sarà sottoposto, la prossima domenica, 2 di ottobre, ad un Referendum popolare e i militanti della ex FARC-EP si costituiranno in Partito politico dal 17 Maggio del 2017.
Con questo accordo, la Colombia nelle persone dei due firmatari, mette una seria candidatura al prossimo Premio Nobel per la Pace nelle persone dei due firmatari, su una rosa di 372 “pretendenti”, ma anche Cuba ha fatto la sua parte.


Il Reportage, da Cuba

Da domani dovrebbe essere in edicola la rivista trimestrale Il Reportage con una serie di interviste, fatte da Giulio Messina, a personaggi anche di alto profilo con le loro opinioni sull'attuale situazione del Paese. 
C'è anche l'intervista a un non cubano, non di alto profilo, ma il resto è molto interessante.
Un numero certamente da non perdere per i "cubanofili".

Voli Alitalia per Cuba

Dal 29 novembre prossimo Alitalia comincerà ad operare, con B777 da Roma, sull'Avana con due voli settimanali, martedì e sabato, in collaborazione anche con la MSC Crociere che raddoppia la sua presenza: alla "Opera" si aggiunge la "Armonia" per le crociere nei Caraibi partendo dall'Avana.

mercoledì 21 settembre 2016

Campagna elettorale negli Stati uniti...

In questi utlimi giorni si è prodotta un’esplosione a New York e sono stati rinvenuti altri quattro artefatti inesplosi. È strano (vedi stranezze americane) che un “lurido” musulmano abbia commesso questa nefandezza proprio in un momento delicato della campagna elettorale dove si stanno rivelando piccoli cedimenti della candidata democratica a favore dell’innominabile repubblicano multimilionario. L’altra cosa strana è che non si sia trattato del solito attentato suicida per raggiungere le vergini promesse da Allah. Vorrà dire che si tratta proprio di avere seri dubbi che non ci sia dietro qualcosa? Magari una bella montagna di soldi e la promessa di un indulto, amnistia o fuga... dopo la possibile (e agevolata) elezione del Trumpone xenofobo e divoratore di musulmani...?

Negli Stati Uniti, questi atteggiamenti per ottenere qualcosa non sono nuovi. Basta scorrere la storia e le cronache.
Ma forse sono solo un vecchio (chissà) rimbecillito.
Più o meno contemporaneamente si è commesso l’ennesimo omicidio da parte di poliziotto (bianco) nei confronti di una persona pruriginosamente chiamata “afrodiscendente” o “afroamericano”. Naturalmente disarmato.
Non preoccupatevi, ne ho anche per Cuba...in seguito e connessione permettendo. 

Attualità televisiva

Come ho già detto in passato, la televisione cubana ha fatto passi da gigante, specie nella grafica ultimamente e  anche nei contenuti, ma...durante i notiziari televisivi si invitano i telespettatori a leggere sullo schermo le informazioni, riguardanti Cuba, tratte dalla “rete delle reti”, ovvero il web. Il peccato è che tutte queste informazioni tratte da siti Internet appartengano tutte a...siti cubani. Come vogliamo chiamarlo? Informazione o presa per il c...?

Altro argomento di discussione dei media cubani è il riordinamento del trasporto pubblico che deve fare i conti, comunque, del “bloqueo” nordamericano.

Si stanno prendendo misure per renderlo più efficiente e rapido con misure abbastanza logiche anche se a volte con dettagli non felici. Siamo nel 2016, quasi 17 e mi permetto riprodurre una corrispondenza con l’ufficio del Comandante en Jefe nell’anno 1988, dopo che un funzionario di una base periferica di autobus, mi aveva risposto (dopo 30 anni) che il sistema di trasporto era “stato ereditato dal capitalismo”. Questa risposta mi ha spinto a riscrivere al Comandante ed ho avuto una citazione, per parlarne, al Ministero dei trasporti, poi di pugno e lettera della mia compagna, dato che in quel momento ero assente, mi è stato comunicato che non sarebbe stato possibile riunirci come accordato. Mai saputo più niente.







martedì 20 settembre 2016

Prepariamoci....

Sta per arrivare SilviONALD TRUMPusconi alla decima potenza...

Mi spiace Hilary, ma non solo per te...

Simboli ed Emblemi Patrii, ahi America

Da qualche tempo, a Cuba, c’è una polemica aperta sui media e con interventi di persone autorevoli, anche istituzionali che “condannano” l’uso indiscriminato dell’Insegna Nazionale.
Ora, io non sono certo un nazionalista o patriottardo, ma ritengo che ci siano limiti di rispetto oltre che di buon gusto.
Ricordo, negli anni ’80, le chiacchierate con Ernesto Guevara Lynch, il padre del “Che”, che era notevolmente contrariato per l’uso indiscriminato e mercantilistico che si faceva dell’immagine di suo figlio, riprodotta dalla famosa foto di Korda, su magliette, cappelli, piatti, portachiavi e perfino posacenere. Si diceva offeso e deluso per l’uso commerciale che si faceva di quell’immagine e non potevo che essere d’accordo con lui. La cosa peggiore è che erano messi in vendita dalle istituzioni statali, a quei tempi non esisteva l’artigianato privato.
Oggi, al “Che”, si è aggiunta la Bandiera Cubana, riprodotta in tutte le salse, non solo nei souvenir, ma come “ornamento” di bicitaxi o quant’altro. Il massimo del cattivo gusto si raggiunge quando viene usata come capo di abbigliamento.
Anche questa è un’usanza tipicamente americana, magari poi diffusa in qualche altro Paese sottosviluppato di Africa o Asia.
Chi è stato negli Stati Uniti sa bene che la Bandiera a stelle e strisce garrisce ovunque nelle strade o si trova nei posti più impensati, perfino nella carta igienica. Non mancano le “bellezze obese” con aderentissimi costumi patriottici.
Mi sembra giusto che ogni Paese richiami i suoi valori, ma mi sembra eccessivo e anche di malgusto che un Presidente in carica si presenti in cerimonie pubbliche con una tuta sportiva riproducente la Bandiera del suo Paese. (Vedi Venezuela, per esempio).
Gli stessi atleti che partecipano a competizioni internazionali, in alcuni casi, gareggiano con magliette-bandiera, come minimo mi sembra kitch. Mi para sia sufficiente, magari il nome del Paese, e un logo che richiami i colori patrii.
Da noi in Europa (sembra), che fra i tifosi, ci si limiti a pitturarsi il corpo, in occasioni di eventi sportivi, personalmente anche questo mi sembra di cattivo gusto, ma tant’è, si tratta di opinione personale.
È ovvio che con questi esempi chiunque si senta autorizzato ad utilizzare il simbolo della Nazione come oggetto comune e corrente per manifestare il suo “patriottismo”. Personalmente non sono convinto si dimostri così. Ma...sono cose americane. Cuba fa parte dell’America, ma qualcuno si è accorto che questa è una deformazione. Meglio tardi che mai, anche se penso che ormai sia irreversibile.



lunedì 19 settembre 2016

Riflessioni americane, bis

Nella mia analisi da “Bar dello Sport” del sistema politico statunitense ho emesso la strana relazione con Cuba, nel merito della quale non voglio entrare, ma mi hanno richiamato l’attenzione alcune cose. Per poter “alleggerire” l’embargo (che non può abolire), il Presidente Obama ha appena dovuto rinnovare la “Legge per il commercio col nemico”. Come minimo mi sembra una contraddizione nei termini. Un “nemico” con cui si sono riallacciate le relazioni diplomatiche anche se l’Ambasciata nordamericana è ancora priva di Ambasciatore titolare dopo quasi due anni dal pronunciamento e successiva entrata in vigore  da oltre uno. Questa legge permetteva, anche prima di vendere prodotti, fondamentalmente agroalimentari e non tecnologici, a Cuba, se pagati in contanti e in anticipo, ovviamente non in dollari e con interventi di banche di Paesi terzi. Non permetteva e non permette, nel modo più assoluto, importazioni da Cuba. 

domenica 18 settembre 2016

Riflessioni...americane

Ci sono cose veramente americane, ma non intese come statunitensi: proprio come continente, dall’Alaska alla Terra del Fuoco, isole comprese. Magari hanno ragione loro...
Tra quelle più frivole o leggere che mi vengono in mente è il gioco del Poker, nel quale non si sa mai se poui vincere o perdere, la scala più infima batte il valore che si supprrebbe “maggiore”. E va bene, non tutti giocano al Poker...e nemmeno giocano al Baseball, dove quello che lancia la palla è...il difensore e penso: ma se io lancio una palla (o peggio una pietra) in testa a qualcuno, sono “difensore”? Per conoscere completamente le regole del gioco, poi, forse non basterebbe l’Enciclopedia Britannica. Evidentemente qualcosa di genetico vien da lì, visti i sistemi di misura e altre stranezze che portano al surrealismo dell’America Latina che non è solo quella del Sud, il Messico appartiene fisicamente e politicamente al Nord. Dal Guatemala a Panama siamo nel Centro che comprende la miriade di isole caraibiche, più o meno grandi che compongono le Antille e le Bahamas che ne sono la periferia interna con le Bermuda in quella esterna.
Fra i maestri insuperabili nel descrivere il surrealismo latinoamericano, troviamo Gabriel García Márquez, forse, su tutti, ma non solo lui, Mario Vargas Llosa ne è un’altro esempio, ma non parlo di talenti della letteratura in generale di cui l’America, passata e presente ne è piena, citavo i due che secondo me, hanno più sottolineato l’aspetto surreale dei loro Paesi.
Passando invece a cose più serie e preoccupanti, non so chi riesca a capire il sistema elettorale degli Stati Uniti, per esempio, dove non si sa bene chi abbia diritto al voto e come i suffragi universali poi vengano buttati nel calderone che comprende i “grandi elettori” dei partiti e degli Stati, dove la semplice maggioranza dei voti non garantisce l’elezione. Poi ci sono le elezioni di mezzo termine, dove il Presidente  che è anche capo del Governo ha poteri molto limitati (e Berlusconi si lamentava di non poter governare, prima della legge porcheria sul “bipartitismo” sic!!!! che ha inventato, ma anche dopo). Risulta che il Capo del Governo e nella fattispecie anche Presidente, si trova con un Congresso (Parlamento), spesso a lui contrario e non esiste il voto di sfiducia per rifare tutto da capo.  (Solo l’ “impeachement” tentato per qualche debolezza della carne o altre che non ricordo siano mai state impugnate e che cambierebbe solo la persona, non il sistema). Purtroppo questo sistema elettorale, con differenze proprie, è comune ad altri Paesi di questo continente. Uno degli esempi è il Venezuela (dichiarato minaccia alla sicurezza degli U.S.A. triplo sic!!!!!), dove il Presidente in carica e il suo Governo, hanno contro l’opposizione...che è diventata maggioranza dopo le “elezioni di mezzo”. E in Venezuela si vota. Evidentemente troppo...

Ma anche queste sono riflessioni da vecchio (forse) rimbecillito, però previdente riguardo all’urna per le ceneri. Beni per gli eredi, praticamente zero.

venerdì 9 settembre 2016

Torniamo a parlare di Cuba

Come avevo scritto, ho sospeso (temporaneamente) il blog per cause di connettività. Ultimamente ho notato che i momenti in cui si possa entrare in rete, lentamente e col rischio di restare a metà strada, sono leggermente migliorati nonostante, per esempio, l’urgenza che ieri mi ha costretto a servirmi dei “profumati” servigi del Melià (sic!) Habana Libre.
Da un po’ di tempo non faccio i miei personali e discutibili commenti su quanto, vengo a sapere, di ciò che succede a Cuba.
In questi ultimi tempi si stanno concretizzando gli annunciati voli commerciali delle linee nordamericane. Secondo dichiarazioni di un rappresentante dell’American Airlines, i voli potranno essere usufruiti non solo dai cubani e statunitensi in possesso dei requisiti richiesti dal Governo nordamericano, ma anche da cittadini di pesi terzi. In parole povere, per esempio, se un italiano volesse visitare entrambi i Paesi, lo potrebbe fare con relativo visto per Cuba ed ESTA per gli USA. Non solo, ma con un “piano voli” preorganizzato, potrebbe ottenere connessioni con altri Paesi. Direi che dissipato questo dubbio, la notizia non è solo buona, ma ottima.
Sempre restando nel campo “visite”, ma completamente turistiche, si prevede un buon incremento di crociere con base o scalo all’Avana e altri porti cubani. MSC, raddoppia, così come la consociata di Carnival Cruise ed a loro dovrebbero aggiungersi altre compagnie, di cui sembra certo, una tedesca.

In compenso, proprio oggi (venerdì), in un’affollata conferenza stampa, il Ministro degli esteri Bruno Rodriguez Parrilla ha annunciato il contenuto del nuovo ricorso all’Assemblea Generale dell’ONU, sottolinenando che seppure ci sono stati progressi nelle relazioni bilaterali, secondo il punto di vista cubano, il Presidente Obama non ha usato tutte le sue prerogative per “alleggerire” alcuni aspetti dell’embargo che in toto non potrebbe comunque eliminare. Non solo, l’annunciato consenso alle transazioni finanziarie in dollari USA da parte delle banche ed enti commerciali cubani, non è mai diventata effettiva.

Riflessioni di un vecchio brontolone e (forse) rimbecillito

Molti anni fa (1967), ho fatto un concorso per entrare nel Corpo dei Vigili Urbani di Milano, dove fui assunto nel 1968 fino al 1983 poi ho preso 6 mesi di aspettativa, passata a Cuba e pochi mesi dopo dopo il rientro me ne sono andato definitivamente. La mia intenzione era di "fare" il Vigile Urbano, per prestare un servizio alla mia città. Dopo qualche tempo, invece, c'è chi è entrato ed entra per "essere" Poliziotto Locale. Secondo me la filosofia è diversa...o no? Ma il mondo cambia e si diventa vecchi, brontoloni e rimbecilliti...o no?

mercoledì 7 settembre 2016

Le delizie di Internet

Stamattina, dopo le calde lacrime, mi sono “incassato” e sono venuto al Meliá Habana Libre (sic!), dove, per la modesta cifra di 5 dollari per un’ora ho avuto una connessione “decente”, ma con ansia da cronometro. A casa, per una vergognosa, ne butto via 30 al mese per 100 ore  (mai raggiunte e non  accumulabili).
Come ho risposto al caro Umberto (su FB) la mia penna, dopo lunghe esperienze di vita...ne ha pieno il calamaio.
Sono venuto  a piedi, con pc e caricatore, (la macchina è dal verniciatore fino a data da stabilire...), circa due km. e mezzo andata e altrettanti al ritorno  con un caldo bestia, senza offendere le bestie, ma il caldo sì. Se dovessi aggiungere taxi alla consumazione obbligatoria, in albergo (a quella non scappi), dovrei chiedere un mutuo che per altro qua non c'è.
In merito a Internet, tra i diversi colloqui tra funzionari nordamericani e cubani, alle offerte di diverse compagnie USA, i cubani hanno risposto che “Internet non è una priorità”...nel 21° secolo.


lunedì 5 settembre 2016

Ma i vecchi, sono rimbecilliti o saggi?

Da che ho l’età della ragione, i vecchi hanno sempre avuto a che dire su tutto, cominciando dal tempo che “è (sempre) impazzito” i “miei” vecchi, molto prima delle attuali emergenze, davano la colpa alle bombe atomiche che, dopo Hiroshima e Nagasaki, si continuava a far esplodere in atmosfera per provarne i miglioramenti. Qualcuno invece, magari dei più vecchi (saggi) diceva: “El temp l’è cume el cü, el fa semper me voeur lü!”
Per i “vecchi”, la gioventù è sempre stata “perduta”, senza valori, morale, educazione, cultura, musica e chi più ne ha più ne metta. Vuoi al tempo dei “capelloni” che a quello dei “naziskin” pelati, al di la delle differenze socio politiche.
Poi c’erano i dualismi sportivi che partendo da Binda e Guerra, passavano poi a Coppi e Bartali o Moser e Adorni, nel ciclismo, solo per ricordare i più famosi, ma non unici.
Nel calcio ricordo Buffon (Lorenzo) e Giorgio Ghezzi, Pelé con la “meteora” Eusebio, Mazzola (Sandro) e Rivera, Baggio e Del Piero per arrivare oggi a Ronaldo (Cristiano) e Messi.
Nello spettacolo: Corrado Mantoni o Mike Bongiorno, Enzo Tortora o Pippo Baudo? Sempre per citare i più famosi.
Adesso che sono vecchio anch’io vengo portato ai dilemmi della politica che più che sporca mi sembra proprio lurida. Nel nostro stivale è indimenticabile la rivalità, prima tra Monarchia e Repubblica e poi, DC/PCI, questa, portata magistralmente nei libri e poi sugli schermi con Don Camillo  e Peppone.
Tra il dopoguerra e quella “fredda”, ricordo le divergenze tra paesi che dovevano essere “fratelli”: Cina e Urss, per esempio o Albania e URSS o il triangolo Jugoslavia/Albania/URSS. Per non parlare degli arabi che pur essendo dello stesso ceppo etnico avevano profonde differenze, sopratutto religiose, così come nel resto del mondo islamico non arabo.
Adesso, nel 21° secolo, io invece mi chiedo come possono esistere strane alleanze o complicità del tutto contrastanti.
URSS/USA: dopo essere passati dal disgelo del neoliberale Ronald Reagan col comunista Michail Gorbachëv sono tornati ad esser nemici seppure con la Russia non più comunista. Mentre sono culo e camicia con i comunisti cinesi e vietnamiti, che a suo tempo avevano invaso con una guerra dolorosa e perdente. Ma quello che più mi richiama l’attenzione è la situazione medio orientale e i suoi risvolti in altre aree. Tutti sanno che l’Arabia Saudita (modello di Democrazia e Dirirtti Umani, sic!!!!) è l’alleato d’acciaio degli Stati Uniti, mentre è acerrimo nemico dell’altro alleato, di titanio: Israele. La stessa Arabia Saudita è, in questi giorni, stata al centro di progetti di collaborazione con Cuba che nonostante tutto, non è proprio sorella di USA e Israele...La Turchia, altro alleato inossidabile dei nordamericani, pur essendo paese islamico e con il partito religioso al potere, è “amico” di Israele e nemico dell’Arabia Saudita. Il Paese del “popolo eletto”, da parte sua contro tutto e tutti, prosegue la sua politica repressiva contro i palestinesi e costruendo nuove colonie nei territori occupati e non cede un centimetro in favore di concedere uno Stato indipendente in terre nelle quali hanno coabitato per secoli. In più, è notizia recente, ha bombardato postazioni in Siria. Tutti sappiamo che nei momenti di tensione e di guerra tra Islam e Ebraismo, la Siria è stata una dei nemici più acerrimi e irriducibili, ma...se tra i due mali è meglio scegliere il minore, in questo particolare momento storico, non sarebbe meglio (per loro) se non sostenere, almeno non combattere il regime di Assad per far si che non cada in mano del cosiddetto Stato Islamico?
Afganistan, Iraq e Libia, non hanno insegnato proprio niente?
Certo le incongruenze non finiscono qua, nel mondo, ma io non sono certo uno studioso, sono solo un vecchio imbecille, saggio o semplicemente una persona normale? Ai postini l’ardua sentenza. (Perdonami Don Lisander, ma era lui?).

sabato 3 settembre 2016

3 settembre

Oggi sono 27 anni dal tragico incidente...