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lunedì 31 marzo 2014

Scritto a memoria di Ciro Bianchi Ross


Pubblicato su Juventud rebelde del 30/3/14

Una lettrice che firma il suo messaggio elettronico semplicemente con “Jennys” è interessata all'hotel Miramar. Non esiste più. Era ubicato all'angolo di Prado e Malecón e tanto l'esercizio alberghiero quanto il suo ristorante furono famosi durante i primi anni delle Repubblica. La sua proprietaria lo era anche dell'hotel Telégrafo, in Prado e San Miguel, era colei che regalò, allora, al generale José Miguel Gómez la sedia che avrebbe usato durante il suo mandato presidenziale; per questo e per tanto tempo, si disse che i presidenti cubani si sedevano sulla sedia di doña Pílar.
Lo scriba, durante le sue passeggiate avanere degli anni '60, ricorda il palazzone scuro e vuoto di questo hotel che sfidava il tempo in uno degli angoli più pregiati della città. Si dismise in una data che il cronista non può precisare, come altrettanto si dismise El Telégrafo, per sfortuna della sua proprietaria. I dati che l'autore possiede sull'hotel Miramar sono ben scarsi. Il poeta nicaraguense Rubén Darío, nel 1910, durante il suo ultimo soggiorno all'Avana uscì dal suo ristorante, dopo aver mangiato con amici trai quali il poeta Mondello, ambasciatore italiano a Cuba, per perdersi nella notte per finire nell'unico posto che, già all'alba, trovò illuminato, un “circolo di uomini di colore”, disse il poeta, dove si dichiarò “negro onorario”.
Il cronista sa anche che in uno dei suoi locali ebbe sede l'ufficio di Sergio Carbó, direttore della rivista La Semana, uno dei giornalisti più popolari allora, a Cuba, sempre con maggiori esiti personali che professionali. Carbó fu, dopo il colpo di stato del settembre 1933, uno dei cinque membri della Commissione Esecutiva o Pentarchia che si fece carico del potere. All'epoca circolava su un'auto blindata che fu del dittatore Machado, mentre che il già colonnello Batista si spostava su quello del generale Alberto Herrera, capo dello Stato Maggiore fino al 12 di agosto dello stesso anno. L'autore aggiunge un'altra informazione sull'hotel Miramar: fu scenario, dopo essere cessato come albergo, di non pochi incontri di boxe.
Di fronte all'albergo si trovava il celebre chioschetto del Malecón.
Il chioschetto sparí nel 1926, quando si iniziò la costruzione dell'Avenida del Puerto. Esisteva l'idea di installare un nuovo albergo all'angolo di Prado e Malecón. Il progetto dell'opera si affidò allo studio di architettura del famoso José Antonio Choy, autore fra altri lavori, dell'hotel Santiago.

Brenda

Di Brenda, chiede il lettore Yusvier Abreu. È una ballerina uruguayana che si stabiliì a Cuba negli anni '40 del secolo scorso e che la riapertura del Teatro Martí ha fatto tornare di attualità. Brenda ballava nuda o quasi, cosa che aggiungeva attrattiva alla sua ben guadagnata fama come artista. In quegli anni fu protagonista di un grande spettacolo nel Teatro Nacional. Era intitolato “Cocaina”, sostanza che pullulava abbastanza in certi settori della classe abbiente di allora, mentre la marijuana, la cosiddetta “erba del diavolo”, circolava nei settori popolari. Ci furono proteste. Protestò la Lega della Decenza, che aveva sede al numero 30 della calle Obispo; protestarono le istituzioni religiose e le classi attive; protestò la stampa, allora qualificata come quarto potere. Per lo spettacolo interpretato dall'uruguayana? No. Quello che motivava la discordia era il titolo dell'opera. I suoi produttori decisero di cambiarlo. Nella locandina del Teatro Nacional apparve il nuovo titolo: Sensazione. E sotto questa parola, tra parentesi, “Già cocaina”, ciò non eliminò, anzi aumentò il motivo di discordia.
Brenda lavorò anche nel Teatro Martí. Diciamo, come cosa curiosa, che non poche bambine nate allora e non solo a Cuba, portarono il suo nome. Del suo lungo periodo di reporter, lo scriba ricorda un giro sulle montagne dell'Escambray, nel centro del Paese, negli anni '80. Allora conobbe una giovane studentessa di Agronomia che frequentava la carriera nell'Università della zona. La ragazza si chiamava Brenda e non solo sapeva della ballerina, il ricordo dell'artista si era trasmesso nella sua famiglia da padri a figli, ma che doveva il suo nome proprio all'uruguayana.

Sei presidenti

Circa i politici che occuparono la presidenza della nazione tra la defenestrazione di Ramón Grau de San Martín, nel gennaio del 1934 e l'inizio del mandato costituzionale di Fulgencio Batista, il 10 ottobre del 1940, ho scritto abbastanza in questa stessa pagina. Nonostante ciò per compiacere il lettore R. M. Martínez che sollecita questa informazione, dirò che furono sei: Carlos Hevía, Manuel Márquez Sterling, Carlos Mendieta Montefur, José Agripino Barnet Vínageras, Miguel Maríano Gómez Arias e Federico Laredo Bru.
Era l'epoca in cui il colonnello Batista, dall'accampamento militare di Columbia, metteva e toglieva presidenti a suo piacimento. Hevía e Márquez Sterling non gli convennero e rimasero solo qualche ora. Collocò e destituì Mendieta, che occupò la prima magistratura nei giorni dello sciopero di marzo del 1935. Si valse di Barnet perché capeggiasse le elezioni che dettero la vittoria a Miguel Maríano a sette mesi scarsi dal suo arrivo al potere. Il vicepresidente Laredo Bru si investì allora della presidenza ad interim.
Si dice molto che Laredo fu un tipo incolore e insipido. Alcune decime ironiche che lo scriba ricorda della sua infanzia lo concepivano come un profittatore che, diceva il poema in oggetto: “non sparò un colpo—-fino a consegnare (il potere) a Batista”. Bisogna dire, senza dubbio, che l'intervento di Laredo, di Las Villas, avvocato, colonnello della Guerra d'Indipendenza, fu decisiva nel processo politico che precedette l'assemblea costituente del 1940. Capeggiò le conversazioni che si celebrarono fra rappresentanti del Governo e dell'opposizione che si tennero nella tenuta di Parraga, all'Avana. Lunghe e ardue negoziazioni nelle quali ognuna delle parti cercava di imporre i suoi punti di vista. Mentre Batista esigeva “prima elezioni e poi costituente”, l'opposizione reclamava esattamente l'opposto: “prima costituente; elezioni dopo” che alla fine fu la formula vincitrice.

La culla del santo

Su Guanabacoa, terra di tradizioni e leggende, chiede un lettore che firma il suo messaggio elettronico Javierdp. Sorse come un luogo dove i colonizzatori spagnoli installarono gli indios dispersi. Per breve tempo fu la capitale di Cuba, successivamente luogo di riposo della nobiltà avanera che godeva delle sue colline verdi e della purezza delle sue sorgenti. Guanabacoa vuol dire questo: terra alta, con molta acqua.
Per alcuni è una voce che si traduce come: “località situata fra colline dove sgorga una fonte”. Altri assicurano che il termine proviene dagli aborigeni dell'Isola e lo interpretano “luogo alto dove abbonda il guano (tipo di folgliame, n.d.t.)” o “luogo di palme alte” o “luogo di molta acqua”. Questa è l'accezione più diffusa ed è basata sulla prodigalità delle fonti della zona. Ma Guanabacoa, si dice, è anche terra di santeros, la terra del santo.
Il suo centro storico ha l'aspetto delle vecchie città di Cuba, la sua architettura ricorda quelle che fondò il Messaggero Diego Velázquez, primo Governatore dell'Isola. Si dice che fu fondata il 12 giugno del 1550.
Prima del 1600, la città era compresa in quattro isolati totalmente irregolari che si trovano tra le calles Barreto, Potosí, San Antonio, Máximo Gómez e Cruz Verde che sono attraversate da quella di Corral Falso e anche le aree definite tra le calles Pepe Antonio, Santo Domingo, Amargura e Soledad, Quasta prima città crebbe molto durante il XVII secolo e molto di più durante il XIX.
Fu capitale di Cuba per un giorno, nel 1555, quando il Governatore Gonzalo Pérez de Angulo trovà rifugio a Guanabacoa non potendo detenere l'assalto del corsaro francese Jacques de Sores che terminò impadronendosi dell'Avana. Nel 1743, Felipe V di Spagna, le concesse di esibire il Gonfalone Reale e le concesse, inoltre, avallato dallo scudo relativo, il titolo di città: Città dell'Assunzione di Guanabacoa.
Nel 1762, José Antonio Gómez y Bullones, sindaco maggiore della città affrontò, al comando di 70 uomini male armati, gli invasori britannici e diresse con successo la prima carica al machete che registra la storia di Cuba. In circa 50 azioni combattive e sempre col machete sguainato, Pepe Antonio occasionò più di 300 perdite al nemico.
Alejandro de Humboldt, il saggio naturalista tedesco, stette a Guanabacoa, il cui clima salubre e le sue acque pure attrassero la nobiltà cubana che scelse la città per viverci o come luogo di vacanza. Di questo tempo lontano arrivano fino ad oggi, la Casa de las Cadenas e la Ermita de Potosí, una delle chiese più antiche del Paese, oltre ai conventi di Santo Domingo e San Francisco, dove funzionò, a partire dal 1857, la prima Scuola Normale per Maestri che esistette a Cuba. Anche il Liceo di Guanabacoa, costruito nel 1861, che conserva una ricca storia: lì, il 22 gennaio del 1879, José Martí parlò in pubblico per la prima volta, a Cuba. A Guanabacoa nacquero tre grandi della musica cubana: Ernesto Lecuona, Rita Montaner e Bola de Nieve (Ignacio Villa, n.d.t.).
C'è molto da vedere a Guanabacoa. Chiese, conventi antichi, il vecchio cimitero, i cimiteri ebraici, case coloniali ancora in piedi o che mostrano partre dei loro ruderi.

Informazioni rimandate

Lo scriba rimane in debito con un gruppo di colombiani che sollecita informazioni su quelle innovazioni – il telefono automatico, la ferrovia, la navigazione a vapore, ecc. -- che si conobbero a Cuba, prima che in altri Paesi. Anche con Karelia che chiede dati sul Parco Zayas, dove si trova adesso il Memorial Granma; con Alberto che chiede informazioni sul Teatro Tacón; con Felípe Domínguez che vuol sapere di Evangelina Cossío...
Tutte richieste le cui risposte verranno più avanti. Sono in vacanza o quasi, lontano da libri archivi e ogni fonte documentale, scrivendo a memoria.


Escrito de memoria

Ciro Bianchi Ross * digital@juventudrebelde.cu
29 de Marzo del 2014 21:12:11 CDT

Una lectora que firma su correo electrónico simplemente como Jennys,
se interesa por el hotel Miramar. Ya no existe. Estaba situado en la
esquina de Prado y Malecón y tanto el establecimiento hotelero como su
restaurante fueron muy famosos durante los años iniciales de la
República. Su propietaria lo era también del hotel Telégrafo, en Prado
y San Miguel, aquella que, en su momento, regaló al general José
Miguel Gómez la silla que usaría durante su mandato presidencial; por
lo que durante mucho tiempo se dijo que los mandatarios cubanos se
sentaban en la silla de doña Pilar.
El escribidor, de sus caminatas habaneras de los años 60, recuerda el
caserón oscuro y vacío de este hotel que desafiaba al tiempo en una de
las esquinas más codiciadas de la ciudad. Se descomercializó en una
fecha que el cronista no puede precisar, como también se
descomercializó El Telégrafo, para desdicha de su propietaria. Los
datos que sobre el hotel Miramar posee el autor de esta página son
bien escasos. El poeta nicaragüense Rubén Darío, en 1910, durante su
última estancia en La Habana, salió de su restaurante, luego de haber
comido con amigos, entre ellos el poeta Mondelo, embajador italiano en
Cuba, para perderse en la noche hasta recalar en el único sitio que,
ya de madrugada, encontró iluminado, un <>,
dijo el poeta, donde se le declaró <>.
Conoce también este cronista que en uno de sus locales radicó la
oficina de Sergio Carbó, director de la revista La Semana y uno de los
periodistas más populares de la Cuba de entonces, siempre con más
éxitos empresariales que profesionales. Carbó fue, tras el golpe de
Estado del 4 de septiembre de 1933, uno de los cinco miembros de la
Comisión Ejecutiva o Pentarquía que se hizo cargo del poder. Para
entonces andaba en el automóvil blindado que fuera del dictador
Machado, mientras que el ya coronel Batista se movía en el del general
Alberto Herrera, jefe del Estado Mayor del Ejército hasta el 12 de
agosto del año mencionado. Otra información sobre el Miramar acumula
el autor: fue escenario, al dejar de funcionar como hotel, de no pocos
topes de boxeo.
Frente al hotel se ubicaba la célebre glorieta del Malecón.
Desapareció la glorieta en 1926, cuando se inició la construcción de
la Avenida del Puerto. Existe la idea de asentar un nuevo hotel en la
esquina de Prado y Malecón. El proyecto de la obra se encomendó a la
oficina de arquitectos del afamado José Antonio Choy, autor, entre
otros trabajos, del hotel Santiago

Brenda

Sobre Brenda inquiere el lector Yusvier Abreu. Es una bailarina
uruguaya que se estableció en Cuba en los años 40 del siglo pasado y
que la reapertura del Teatro Martí hizo volver a la actualidad.
Brenda bailaba desnuda o casi, lo que constituía un atractivo
adicional a su bien ganada fama como artista. Protagonizó, en esos
años, un espectáculo sonado en el Teatro Nacional. Se titulaba
Cocaína, sustancia que pululaba bastante en ciertos sectores de las
clases adineradas de entonces, mientras que la mariguana, la llamada
<>, corría entre los sectores populares. Hubo
protestas. Protestó la Liga de la Decencia, que radicaba en el número
30 de la calle Obispo; protestaron instituciones religiosas y las
clases vivas; protestó la prensa, calificada entonces como el cuarto
poder. ¿Por el espectáculo que protagonizaba la uruguaya? No. Motivaba
el desacuerdo el título de la obra. Decidieron cambiárselo sus
productores. Y en la cartelera del Teatro Nacional apareció el nuevo
título: Sensación. Y bajo esa palabra, entre paréntesis, Antes
cocaína, lo que no eliminó, sino que dio realce al motivo de la
discordia.
Brenda trabajó asimismo en el Teatro Martí. Digamos, como cosa
curiosa, que no pocas niñas nacidas entonces, y no solo en Cuba,
llevaron su nombre. De su larga etapa de reportero, recuerda el
escribidor un recorrido por las montañas del Escambray, en el centro
del país, en los años 80. Conoció entonces a una joven estudiante de
Agronomía que cursaba la carrera en la Universidad enclavada en la
zona. La muchacha se llamaba Brenda, y no solo sabía de la bailarina,
pues el recuerdo de la artista se había transmitido en su casa de
padres a hijos, sino que debía su nombre a la uruguaya.

Seis presidentes

Acerca de los políticos que ocuparon la presidencia de la nación entre
la defenestración de Ramón Grau San Martín, en enero de 1934, y el
inicio del mandato constitucional de Fulgencio Batista, el 10 de
octubre de 1940, he escrito bastante en esta misma página. Aun así,
para complacer al lector R. M. Martínez, que solicita esa información,
diré que fueron seis: Carlos Hevia, Manuel Márquez Sterling, Carlos
Mendieta Montefur, José Agripino Barnet Vinageras, Miguel Mariano
Gómez Arias y Federico Laredo Bru.
Era la época en la que el coronel Batista, desde el campamento militar
de Columbia, ponía y quitaba presidentes a su antojo. Hevia y Márquez
Sterling no le convinieron y estuvieron apenas horas. Colocó y
descolocó a Mendieta, que ocupaba la primera magistratura en los días
de la huelga de marzo de 1935. Se valió de Barnet para que encabezara
los comicios que dieron el triunfo a Miguel Mariano, y presionó al
Senado a fin de que juzgara y destituyera a Miguel Mariano a siete
meses escasos de su arribo al poder. El vicepresidente Laredo Bru se
calzó entonces la presidencia en propiedad.
Se insiste mucho en que Laredo fue un tipo incoloro e insípido. Unas
décimas burlescas que recuerda el escribidor desde su infancia, lo
conceptuaba como un aprovechado que, decía el poema en cuestión, <>. Hay que decir,
sin embargo, que la intervención de Laredo, villareño, abogado,
coronel de la Guerra de Independencia, fue decisiva en el proceso
político que antecedió a la asamblea constituyente de 1940. Encabezó
las conversaciones que celebraron representaciones del Gobierno y de
la oposición y que tuvieron lugar en la finca de los Párraga, en La
Habana. Arduas y largas negociaciones en la que cada parte trató de
imponer sus puntos de vista. Mientras que Batista exigía <>, la oposición clamaba precisamente
por lo contrario: <>, que
fue, al cabo, la fórmula triunfadora.

La cuna del santo

Sobre Guanabacoa, tierra de tradiciones y leyendas, pregunta un lector
que firma su mensaje electrónico como Javierdp. Surgió como un sitio
donde los colonizadores españoles asentaron indios dispersos. Por
breve tiempo fue la capital de Cuba y muy pronto lugar de descanso de
la nobleza habanera, que gustaba de sus verdes colinas y la pureza de
sus manantiales. Guanabacoa quiere decir eso: tierra alta, con mucha
agua.
Para algunos es una voz que se traduce como <>. Otros aseveran que el término
proviene de los aborígenes de la Isla y lo interpretan como <> o <> o <>. Esta es la acepción más divulgada y se basa en la
prodigalidad de los manantiales de la zona. Pero Guanabacoa es
también, se asevera, tierra de santeros, la tierra del santo.
Su centro histórico tiene el aire de las viejas ciudades de Cuba, y su
arquitectura remeda la de las villas que fundó el Adelantado Diego
Velázquez, primer gobernador de la Isla. Se dice que fue fundada el 12
de junio de 1550.
Antes de 1600 la villa era el espacio comprendido por cuatro manzanas
totalmente irregulares que se ubican entre las calles Barreto, Potosí,
San Antonio, Máximo Gómez y Cruz Verde, que son atravesadas por la de
Corral Falso, y también el área que ocupan las manzanas enmarcadas por
las calles Pepe Antonio, Santo Domingo, Amargura y Soledad. Esa villa
primitiva creció mucho durante el siglo XVIII, y mucho más a lo largo
del siglo XIX.
Fue la capital de Cuba por un día, en 1555, cuando el gobernador
Gonzalo Pérez de Angulo halló refugio en Guanabacoa al no poder
contener el empuje del corsario francés Jacques de Sores, quien
terminó apoderándose de La Habana. En 1743, Felipe V, de España, le
concedió el derecho de lucir el Pendón Real y le otorgó además,
avalado con el escudo correspondiente, el título de villa: Villa de la
Asunción de Guanabacoa.
En 1762, José Antonio Gómez y Bullones, alcalde mayor de la ciudad,
enfrentó, al mando de 70 hombres mal armados, a los invasores
británicos y dirigió exitosamente la primera carga al machete que se
registra en la historia de Cuba. En unas 50 acciones combativas, y
siempre machete en ristre, Pepe Antonio ocasionó más de 300 bajas al
enemigo.
Alejandro de Humboldt, el sabio naturalista alemán, estuvo en
Guanabacoa, cuyo clima lleno de bondades y sus aguas puras atrajeron a
la nobleza cubana, que escogió la villa para vivir o como lugar de
veraneo. De ese lejano ayer llegan hasta hoy la Casa de las Cadenas y
la Ermita del Potosí, una de las iglesias más antiguas del país, y los
conventos de Santo Domingo y de San Francisco, donde funcionó, a
partir de 1857, la primera Escuela Normal para Maestros que existió en
Cuba. También el Liceo de Guanabacoa, construido en 1861, el cual
guarda una rica historia: allí José Martí, el 22 de enero de 1879,
habló en público por primera vez en Cuba. En Guanabacoa nacieron tres
grandes de la música cubana: Ernesto Lecuona, Rita Montaner y Bola de
Nieve.
Mucho hay que ver en Guanabacoa. Iglesias, antiguos conventos, el
cementerio viejo, los cementerios judíos, casas coloniales aún en pie
o que muestran la poesía de sus ruinas.

Sugerencias aplazadas

El escribidor queda en deuda con un grupo de colombianos que solicita
información sobre aquellas innovaciones --el teléfono automático, el
ferrocarril, la navegación a vapor, etc.-- que se conocieron en Cuba
antes que en otros países. También con Karelia, que pide datos sobre
el Parque Zayas, donde se halla ahora el Memorial Granma; con Alberto,
que recaba información sobre el Teatro Tacón; con Felipe Domínguez,
que quiere saber acerca de Evangelina Cossío...
Solicitudes cuyas respuestas quedan para más adelante. Estoy de
vacaciones o casi, lejos de libros, archivos y de toda fuente
documental, escribiendo de memoria.

Ciro Bianchi Ross
cbianchi@enet.cu
http://wwwcirobianchi.blogia.com/
http://cbianchiross.blogia.com/



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giovedì 27 marzo 2014

Domani si presenta la nuova legge sugli investimenti stranieri


Domani verrà sottoposta ( e ovviamente approvata)la nuova legge sugli investimenti stranieri che viene riassunta e presentata per sommi capi in questo articolo. Come si vede, non ci sono le possibilità ventilate dai "soliti esperti" per investimenti minori; forse arriveranno, ma non credo proprio a breve e medio termine.

FONTE: EFE/Elnuevoherald

Cuba impulsará inversión extranjera

Algunos de los cambios previstos en la nueva ley “estarán en línea” con la política adoptada para el desarrollo del megapuerto de El Mariel, cuya primera fase se inaugurará el 28 de este mes.
ALEJANDRO ERNESTO / EFE
EFE
La Habana- -- Cuba autorizará la inversión extranjera en todos los sectores menos los de educación, salud e “instituciones armadas” y establecerá exenciones tributarias para beneficiar a las empresas foráneas, según detalles divulgados el miércoles del proyecto de ley que promueve el Gobierno de Raúl Castro.
La entrada de capital extranjero “podría ser autorizada en todos los sectores, excepto en los servicios de salud y educación a la población y todas las instituciones armadas, salvo en sus sistemas empresariales”, informó el diario Juventud Rebelde al adelantar aspectos del proyecto de ley que será aprobado por el Parlamento cubano el próximo sábado.
De acuerdo con el rotativo oficial, la nueva ley “busca proveer a los inversionistas extranjeros de plena protección y seguridad jurídica”, por lo que sus inversiones “no podrán ser expropiadas, salvo motivos de utilidad pública o interés social previamente declarados por el Consejo de Ministros”.
“Esta última situación se realizaría, no obstante, en concordancia con la Constitución y los tratados internacionales suscritos al respecto por el país y con la debida indemnización, establecida por mutuo acuerdo”, añade.
En cuanto a beneficios fiscales, se prevén exenciones del pago de impuestos sobre los ingresos personales “a los inversionistas extranjeros socios en empresas mixtas, o partes en contratos de asociación económica internacional”.
“Se eximiría del pago de impuesto sobre utilidades a las empresas mixtas y partes en los contratos de asociación económica, por un período de ocho años a partir de su constitución -y el Consejo de Ministros podrá extender el período-, entre otros beneficios sobre el tema”, precisa el periódico.
El tipo impositivo sobre utilidades netas será del 15 por ciento, aunque este puede aumentarse por decisión del Consejo de Ministros hasta un 50 por ciento cuando “concurra la explotación de recursos naturales, renovables o no”.
Los inversionistas podrían ser beneficiados también “con bonificaciones de hasta el 50 por ciento en varios impuestos”.
La nueva ley de Inversión Extranjera modificará la vigente desde 1995 con el objetivo de adecuarse a las reformas económicas que impulsa el Gobierno para “actualizar” su modelo socialista.
Aunque Cuba comenzó a abrirse a las inversiones extranjeras desde mediados de la década de los años ochenta del siglo pasado, fue en los noventa que impulsó esa opción a partir de la crisis económica generada por el colapso de la Unión Soviética.
Actualmente, la isla busca atraer capitales extranjeros y desarrolla proyectos como la recién creada Zona Especial de Desarrollo del puerto de Mariel, considerada la más importante obra de desarrollo que se ejecuta en su territorio.

Equidistante

EQUIDISTANTE: cavallo lontano

mercoledì 26 marzo 2014

Se il fondo stradale non regge...


Cerro - La Habana - 25/03/2014




Per fortuna niente danni alle persone.

Equanime

Equanime: anime dei cavalli

martedì 25 marzo 2014

Pesca nel Río Cuyaguateje


Per chi preferisce pescare in acqua dolce...


Pesca a Cabo San Antonio


In questa sequenza (fornita dal Capitano Paolo Sala), si possono apprezzare alcuni dei pesci che gli appassionati possono catturare nella splendida cornice caraibica di Cabo San Antonio, dove vengono accompagnati e assistiti da personale competente e capace di mantenere un ambiente gradevole nelle ore passate in mare e in terra. Il tutto con l’assistenza, discreta ma diretta di LatitudCuba, un operatore che vanta anni di esperienza nel settore e nel Paese.
Una natura ancora selvaggia e un clima gradevole anche l’inverno accolgono i pescatori che possono cimentarsi con esemplari di tutto rispetto: dal barracuda alla cernia, allo squalo o altre specie di dimensioni ragguardevoli e che mettono a prova l’abilità del pescatore.


Premiato Juan Carlos Tabío


In occasione del ­­55° anniversario della fondazione dell'ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematografica), avvenuta il 24 marzo del 1959, è stato assegnato il Premio Nazionale del Cinema per il 2014. La giuria, presieduta da Miguel Barnet, scrittore e presidente dell'UNEAC (Unione degli Artisti e Scrittori Cubani) ha scelto come vincitore il regista Juan Carlos Tabío che è senza dubbio il più prolifico realizzatore delle migliori commedie cubane da 30 anni a questa parte. Lunga carriera, percorsa dai gradini più bassi della cinematografia fino a diventare autore, sceneggiatore e realizzatore di tante pellicole d'intrattenimento intelligente. Ha esordito nel 1973 con il documentario "Miriam Makeba" per passare qualche anno dopo alla realizzazione di lungometraggi. Fra i tanti sono certamente indimenticabili: "Se permuta" (1984), Fresa y chocolate (1993, condiviso con il grande Tomás Gutiérrez Aléa, "Titón") per cui è stato candidato all'Oscar, "Guantanamera" (1995), "Lista de espera" (2000), "El cuerno del abundancia" (2008).
La cerimonia è avvenuta nel Centro Culturale (guarda caso) Fresa y Chocolate che è il locale storico dei cineasti cubani e stranieri di passaggio per l'Avana e che era conosciuto, prima, come "Bar esperanza, el último que cierra", per l'occasione era presentata dal volto del cinema in TV: Marta Araujo. Causa lo spazio non eccessivo, molta gente non ha potuto assistere, ma tra il pubblico erano presenti grandi nomi del cinema e della cultura che con Juan Carlos hanno avuto in qualche modo a che fare. Tra gli altri, il Ministro della Cultura Juan González Toledo che ha consegnato il premio, il presidente dell'ICAIC Omar González, uno dei fondatori dell'ICAIC: il cineasta Julio García Espinosa, accompagnato dall'inseparabile moglie Dolores Calviño, direttrice della Cinematéca e Mirta Ibarra, protagonista di alcuni film di Juan Carlos, fra i quali "Fresa y Chocolate" oltre al collega e Premio uscente Manuel Pérez. L'annuncio di Miguel Barnet è stato accolto da una "standing ovation".













Anticorpi monoclonali: una realtà contro il cancro

Registrati in 28 Paesi gli anticorpi monoclonali sui quali Cuba lavora da oltre 30 anni (Fonte Granma/AIN)

Registrado anticuerpo monoclonal en 28 países

El Nimotuzumab, anticuerpo monoclonal cubano humanizado para el tratamiento del cáncer, está registrado en 28 países, fundamentalmente de América del Sur, África y Asia, además de Cuba
Autor: AIN | internet@granma.cu
25 de marzo de 2014
La Habana.— El Nimotuzumab, anticuerpo monoclonal cubano humanizado para el tratamiento del cáncer, está registrado en 28 países, fundamentalmente de América del Sur, África y Asia, además de Cuba.

Especialistas del Centro de Inmunología Molecular, institución perteneciente al Grupo empresarial BioCubaFarma, anunciaron a la AIN que el producto ha demostrado su eficacia en varias localizaciones de tumores malignos.

Indicado para tumores de cabeza y cuello en estadios avanzados, cerebrales, tanto de adultos como en pediatría, y del esófago, el Nimotuzumab también se aplica en las dolencias oncogénicas colorrectales, hepatocarcinomas, cáncer de pulmón, en metástasis cerebrales de ese tipo de tumor maligno y otras localizaciones.

Cuenta con la validación de los principales líderes a nivel mundial en la conducción y desarrollo de investigaciones.

Los resultados de ensayos clínicos de eficacia en nuevas indicaciones de ese antitumoral, que se aplica de forma inyectable endovenoso, serán expuestos del 25 al 27 de este mes en el VIII Encuentro Científico Global de Nimotuzumab, Nimomeeting 2014.

Con sede en el Palacio de Convenciones de La Habana, el foro reunirá a más de 200 expertos de una veintena de naciones de los cinco continentes, incluida Cuba.

También asistirán representantes de unas 20 empresas biofarmacéuticas internacionales interesados en compartir experiencias sobre el medicamento, cuya terapéutica se emplea en las especialidades médicas de Oncología, Oncopediatría, Radioterapia, Pediatría y Neurocirugía, entre otras.

Con casi 20 años de fundado, el Centro de Inmunología Molecular realiza la investigación básica, el desarrollo y la fabricación de sus productos con estándares regulatorios de buenas prácticas, certificados por inspecciones cubanas y extranjeras, por lo que es una instalación científica de ciclo cerrado.

Desde el 2012 el cáncer constituye la primera causa de muerte en el país, de acuerdo con fuentes del Ministerio de Salud Pública.

Epistola

EPISTOLA: è un arma, anche è uno stupido (Milano)

lunedì 24 marzo 2014

Viaggio in ferrovia


FONTE: TTC

Sui binari di Cuba, da L’Avana a Matanzas
Posted by: Redazione TTC in Itinerari 2 giorni ago 0 36 Views


“El Tren del Hershey”: alla scoperta di un itinerario turistico davvero alternativo.
A Cuba c’è un breve tratto ferroviario che collega L’Avana a Matanzas. Poco più di centoquaranta chilometri. Si chiama “El tren del Hershey”, dal nome del piccolo paese che viene attraversato durante il tragitto.
Il nome del paese deriva a sua volta da quello del magnate americano del cioccolato che svariati decenni fa comprò più di ventiquattromila ettari di terreno coltivato a canna da zucchero, costruendo uno zuccherificio per la sua lavorazione (insieme a una fabbrica di cioccolato, naturalmente).
La ferrovia nacque proprio dalla necessità di trasportare merci e persone fra le due città, L’Avana e Matanzas. Oggi quel percorso rappresenta uno degli ultimi itinerari “non ufficiali” e autenticamente alternativi all’interno dell’isola; un piccolo “viaggio nel viaggio” alla scoperta della campagna cubana e di scenari inaspettati.
Decisamente un’altra Cuba rispetto a quella che si può ammirare e vivere da classico turista lungo la costa o nelle città. Questa è la Cuba fatta di terreni non coltivati, dove le piante del marabù (con le loro abbondanti spine) invadono le zone pianeggianti rendendole inaccessibili praticamente a chiunque.
È la Cuba dai paesaggi silenziosi e spesso desolati, ma a loro modo poetici e affascinanti. Dal piccolo treno non si intravedono percorsi asfaltati, ma solo strade bianche percorse di rado da qualche calesse trainato a cavallo. Le case che si scorgono in lontananza sono di legno; suggestive, pur nella loro assoluta ed estrema semplicità.
Quasi tutte le abitazioni hanno un piccolo patio in terra battuta pulito e ben curato. Solo alcune hanno la luce elettrica. Nelle altre l’illuminazione è ancora a petrolio. Alcune fra esse, precariamente inclinate da un lato, appaiono sospese in un miracoloso equilibrio; fatto di essenzialità assoluta ma anche di assoluta dignità.
El Tren del Hershey mostra tutto questo in maniera casuale e del tutto inconsapevole. Fuori da ogni logica di viaggio programmato. Proprio per questo rappresenta un’esperienza preziosa. Lenta, scomoda, precaria quanto si vuole; ma non priva di intensità e bellezza, proprio in virtù della sua lentezza, della sua scomodità e della sua precarietà.
Quanto “turistico” possa realmente essere un piccolo viaggio come questo è difficile stabilirlo. Molto o per niente. Dipende da quanto si voglia “fare i turisti” o da quanto si voglia “essere viaggiatori”. E dipende soprattutto dal reale desiderio di ciascuno di scoprire la realtà di un luogo, provando ad immergersi completamente e senza riserve nelle sue sensazioni, nelle sue emozioni e nelle sue contraddizioni.

Cedulones (Avvisi murali), di Ciro Bianchi Ross

Pubblicato su Juventud Rebelde del 23/4/14

Uno dei gravissimi problemi che danneggiano l’immagine dei caffè e cantine cubani è quello del riempimento, scriveva Hilario Alonso Sánchez nel suo libro “L’arte del cantiniere o i vini e i liquori". Succede così, diceva, perché in questi esercizi non esiste quello che si chiama etica e onestà commerciale.
“Il riempimento consiste nel versare nelle bottiglie vuote, di vini o liquori di marche conosciute, altri liquidi di classe inferiore e che non hanno sbocco nel mercato per la loro poca qualità. Da questo riempimento non si salvano i grandi vini – eccetto quelli da tavola sigillati – i brandy spagnoli o il cognac francese, i whisky scozzesi o americani, i gin olandesi o inglesi, le creme di liquore. Niente, non si salva niente di ciò. “Perfino i rum cubani di marche conosciute e di qualità sono sostituiti da riempimenti di qualità inferiore.”
Lo affermava l’autore nel suo libro che aveva dedicato al Club dei Cantinieri di Cuba con l’intenzione di contribuire agli sforzi che svolgeva detto ente per il miglioramento professionale del settore, visto che non erano pochi i bar e cantine dell’Avana che ricorrevano a questa pratica, che non vacillò a definire immorale. Diceva che del paio di migliaia di bar e cantine conosciuti all’Avana, solo una ventina di loro non ricorrevano al riempimento ed erano quelli che offrivano i loro servizi a prezzi più elevati. “Il resto delle case riempiono, tutte senza eccezione, avvelenando corpi e anime e derubando spietatamente”.
“E questo, del riempimento, non è niente di nuovo; è vecchissimo, sono molti anni che lo sanno tutti i cittadini. Sia consumatori che non consumatori”, assicurava Hilario Alonso Sánchez nel 1948, che è l’anno della pubblicazione del suo utilissimo libro sui vini e i liquori.
Quanto vecchio? L’autore non precisa date, lo scriba in cambio, ha trovato un dato interessante. L’8 aprile del 1551 – si noti e annoti: 1551 – il Municipio avanero disponeva che le taverne non avessero più di una cisterna di vino e che questo vino "dev’essere tanto puro come l’uva stessa". Vale a dire, il riempimento, più che vecchio come dice Sánchez, è un procedimento che sembra essere sempre esistito.
Già che di liquori e bevande stiamo parlando, lo scriba fa un salto nel tempo e riproduce un’informazione che crede di aver preso da un libro di Leonardo Acosta, Premio Nazionale di Letteratura. Acosta dice che quando ci fu l’offensiva rivoluzionaria (13 marzo 1968), vennero espropriati 955 bar all’Avana e 1377 in Oriente. Nella capitale, inoltre, vennero espropriate 1578 botteghe di cui molte avevano la cantina. Nessuno, allora, poté spiegare da dove, questi locali facevano uscire i liquori che vendevano ai loro clienti, dato che l’azienda di produzione era da più di quattro mesi che non faceva consegne.

Serenata per il barbiere e chirurgo

Sempre del 1551, ma del 27 di febbraio, è la disposizione del Municipio che fissa, dopo lunga discussione, i prezzi al dettaglio per una serie di generi di largo consumo.
Quella che forse è, nel suo genere, la lista cubana più antica, comprende il pane, l’uovo, la lattuga, la rapa e il cavolo, fra altri generi commestibili come il casabe (focaccia di mais, n.d.t.) che si smercerebbe a due pesos d’oro per carico, mentre che la libbra di pane si offrirebbe a quattro quarti, lo stesso che una buona lattuga; la rapa – due unità – e il cavolo a 5 centesimi e a 20 la mezza dozzina di uova. Non sarà fino al 1557 quando si dispose il prezzo per le scarpe. Più o meno nello stesso periodo si stabilì il prezzo delle salsicce: un metro circa per un real.
Siccome allora non esistevano giornali, le notizie e i fatti d’interesse si scrivevano a mano su una superficie adeguata e si appendevano ai muri. Questi avvisi venivano chiamati “cedulones”. Il 20 agosto dello stasso anno 1557, il municipio dispose come misura da adottare, che ci fosse in città un tamburo o suonatore di questi che suonasse a tutto spiano, nelle strade, ogni volta che entrasse una nave in porto. Il primo tamburo fu quello del flamenco Juan de Emberas, con un salario annuale di 36 ducati, mentre che 60 anni dopo, dopo una lunga e patetica discussione, si accordava di concedere 100 ducati al diplomato Juan de Tejeda Peña al fine che, per il periodo di un anno, restasse come medico all’avana. Non ce n’era un altro.
Molto prima, il 1° luglio del 1552, si ricevette Juan Gómez come barbiere e chirurgo. Il popolo, gaudente, lo salutò con una serenata nella quale intervennero i tre unici musicisti che c’erano allora all’Avana, con il relativo tamburo.
Allora, era qualcosa di straordinario contare con un barbiere, tanto che il Municipio decise di essere il protettore di Gómez, disponendo che mentre rimaneva qua, nessuno poteva esercitare questa pratica, pena una multa di due pesos d’oro all’infrattore.
Nella disposizione del Municipio del 26 febbraio del 1569, si detta facoltà al diplomato Gamarra ad essere l’unico possessore di farmacia, obbligando i cittadini a che non si curassero con altra persona al di fuori di lui.

Calzoni e spada alla cintura

Gli uomini portavano i calzoni corti ed era obbligatorio portare la spada alla cintura, le signore usavano scialli e “mantillas”. Gli abiti sia da uomo che da donna erano carissimi.
L’arredamento era molto rudimentale; abbondava quello che venne chiamato per secoli sgabello di cuoio. I mobili consistevano in panche e sedie di cedro o di caoba, senza schienale. Il letto era uno scheletro con quattro gambe ricoperto da una tela o pelle grezza. Era il letto della gente povera. La gente benestante spediva in Castiglia l’ebano e il granadillo, legname pregiato abbondante qua e ricevevano di ritorno ricchi talami con letti imperiali. In ogni sala c’era un quadro di devozione al quale, la sera, si accendevano le luci per le preghiere. Le famiglie si illuminavano con candele di sego. I ricchi usavano grandi lumi di cera portati da Siviglia e alimentavano le lampade con olio d’oliva.
Attorno al 1560 solo due commercianti avaneri pagavano le loro imposte e contributi al Municipio ed era molto difficile trovare quello che allora si chiamava “lavoro manuale” – sarti, falegnami, calzolai, ecc. – quelli che lo facevano, chiedevano in cambio cifre proibitive.
L’urbanizzazione dell’Avana agli inizi del XVII secolo era molto povera. Dalla Plaza de Armas partivano due strade ben allineate, quella di Oficos e quella di Mercaderes, entrambe sbucavano in quella che si chiamò la Plaza Vieja e in questo punto, con direzione ovest, si tracciò la calle Real (Muralla) che dava uscita alla campagna lungo la Calzada di San Luis Gonzaga (Reina) che conduceva a una fattoria chiamata San Antonio il Piccolo, dove si costruì in seguito uno zuccherificio che esisteva nel 1762, quando ci fu la presa dell’Avana da parte degli inglesi.
A continuazione di Mercaderes si tracciò un’altra strada quella di Redes (Inquisidor) che conduceva al quartiere di Campeche, dove organizzarono le loro case i messicani naufraghi della spedizione in Florida con Tristàn de Luna al tempo di Mazariegos.
Parallela alla calle Real, ce n’era una che si chiamava dell’Immondezzaio (Teniente Rey) perché conduceva alla discarica della città. Nella stessa direzione, partendo dalla Plaza de Armas, andava la calle di Sumidero (O’ Reilly), nome che si prese dal Secondo Capo che venne con il Conte de Ricla alla restaurazione spagnola dopo l’effimera dominazione inglese. Partivano da O’ Reilly, in direzione della bocca del Porto, quelle che si chiamarono Habana e Cuba che attraverso i secoli hanno conservato i loro nomi originali.
In queste strade, le case ubbidivano a una allineazione equidistante. Nel resto della città si costruiva a casaccio, vale a dire che ognuno edificava la sua casa dove lo riteneva conveniente. Tutte le costruzioni erano di guano (tipo di frasca, n.d.t.) e legno ed erano recintate o difese ai quattro lati da spuntoni. Il pavimento delle case era rustico e quando pioveva era intransitabile.
Le zanzare erano insopportabili, specialmente per gli equipaggi della flotta. C’era una quantità di granchi, in tutto il litorale,sopratutto nelle vicinanze della Punta e dell’insenatura di San Lázaro che di notte, quando si avvicinavano alla ricerca di immondizia lasciata dalla spazzatura domestica, emettevano tanto rumore che spesso li si scambiava per gli invasori inglesi.
La città si riforniva d’acqua dal fiume Casiguagua (Chorrera), portata tramite un fossato, al quale dette il dislivello necessario l’ingegnere italiano Antonelli che venne con Tejada per la costruzione del Morro, il quale fossato arrivava fino al Callejón del Chorro, vicino all’attuale Piazza della Cattedrale. L’acqua ristagnava in questo luogo che per la circostanza prese il nome di Piazza della Palude. Non si era ancora pensato di costruirvi la cattedrale.

Via Crucis

Nella metà del XVII secolo, i francescani, stabiliti dal 1591 nel loro convento concepirono il piano di condurre fino alla chiesa dell’Humilladero (poi El Cristo), nel pomeriggio del Venerdì Santo, la processione chiamata della Passione o della Via Crucis e scelsero per farlo la calle di San Francisco, parallela a quella del Basurero (Teniente Rey), che più tardi si chiamò Amargura.
All’angolo di Aguiar e Amargura si era stabilita la Cappella del Terzo Ordine Di San Agustin. La processione si fermava in questo luogo e si facevano altre soste in diversi luoghi di questa strada al fine di mettere in scena le stazioni della Passione. Una delle più notevoli era quella di Miguel de Castro Palomino y Borroto che, di fronte a casa sua, vicina alla calle Del Hoyo de la Artemisa (attuale Villegas), aveva collocato un’urna di grandi dimensioni che racchiudeva un’immagine di Gesù crocefisso e vi installò, sotto, un altare con due candelabri d’argento e altri ornamenti. Nel passare per di lì, la processione si fermava e si cantava qualcosa con relazione con la dodicesima stazione, Gesù muore sulla croce. Al suolo si collocava sempre un grande tappeto sul quale il sacerdote officiava.
L’angolo di Amargura e Aguacate si conosceva col nome de Le donne pietose, perché vi risiedevano le beate Josefa e Petrona Urrutia che al passaggio della processione, festeggiavano l’episodio della Passione nel quale le donne di Gerusalemme escono all’incontro di Cristo. In questo angolo si eresse una croce di grande misura.
Questa processione costituì, durante molti anni, uno dei più solenni spettacoli popolari dell’Avana, al quale partecipavano le principali famiglie e le autorità ecclesiastiche, civili e militari dell’Isola, presiedute dal Governatore e dal Capitano Generale.
Si celebrò per l’ultima volta nel 1807, ebbene questo atto degenerò poco a poco in qualcosa di grottesco e poco degno del progresso dell’Avana. A partire da questa data sparirono le numerose croci collocate lungo le strade per celebrare le stazioni, resistette al colpo di piccone solo quella che si trova all’angolo di Mercaderes, addossata a un vecchio edificio nel quale rimase per molto tempo il magazzino di carta di Barandiarán e C.ia. – oggi casa del Chocolate – che prese il nome della Croce Verde che vi esiste dall’inizio del XVII secolo.
(Con informazioni di Luís Bay e Emilio Roig)

Cedulones

Ciro Bianchi Ross * digital@juventudrebelde.cu
22 de Marzo del 2014 20:44:55 CDT

Uno de los gravísimos problemas que dañan la imagen de cafés y
cantinas cubanos es el del relleno, escribía Hilario Alonso Sánchez en
su libro El arte del cantinero o Los vinos y los licores. Sucede así,
decía, porque no existe en esos establecimientos lo que se llama ética
y probidad comercial.
<>.
Afirmaba el autor en su libro, que dedicó al Club de Cantineros de
Cuba en el intento de contribuir a los esfuerzos que acometía dicha
entidad por la superación profesional del sector, que son pocos los
bares y cantinas de La Habana que no recurren a esa práctica, la cual
no vaciló en calificar de inmoral. De los millares de bares y cantinas
que conocemos en La Habana, decía, solo en una veintena de ellos no se
recurre al relleno y son las que ofertan su servicio a precios
elevados. <>, aseveraba Hilario Alonso Sánchez en 1948, que es el
año en que publica su utilísimo libro sobre vinos y licores.
¿Qué tan viejo? No precisa fechas el autor. El escribidor, en cambio,
encontró un dato interesante. El 8 de abril de 1551 --nótese y anótese:
1551-- el Cabildo habanero disponía que los taberneros no tendrían más
de una pipa de vino y que ese vino sería tan puro como la uva misma.
Es decir, el relleno, más que viejo, como dice Sánchez, es un proceder
que parece haber existido siempre.
Ya que de bebidas y licores hablamos, el escribidor da un salto en el
tiempo y reproduce una información que cree haber tomado de un libro
de Leonardo Acosta, premio nacional de Literatura. Dice Acosta que
cuando la ofensiva revolucionaria (13 de marzo de 1968) fueron
expropiados 955 bares en La Habana y 1 377 en Oriente. En la capital
además, fueron expropiadas 1 578 bodegas, muchas de las cuales tenían
cantinas. Nadie pudo explicar entonces de dónde sacaban esos
establecimientos los licores que vendían a sus clientes, si la empresa
de bebidas hacía más de cuatro meses que no efectuaba suministros.
Serenata para el barbero y cirujano
También de 1551, pero del 27 de febrero, es la disposición del Cabildo
que fija, luego de una larga discusión, los precios minoristas para
una serie de artículos de amplio consumo.
La que quizá sea, en su tipo, la lista cubana más antigua, incluye el
pan, el huevo, la lechuga, el rábano y la col, entre otros renglones
comestibles, como el casabe, que se expendería a dos pesos oro la
carga, mientras que la libra de pan se ofertaría a cuatro cuartos, al
igual que una buena lechuga; el rábano --dos unidades-- y la col, a
medio, y a real la media docena de huevos. No sería hasta abril de
1557 cuando se dispuso precio para el calzado. Y más o menos por la
misma época se fijó el precio de las longanizas: vara y media de estas
por un real.
Como no existían periódicos entonces, las noticias y los asuntos de
interés se escribían a mano sobre una superficie adecuada y se pegaban
en las paredes. A esos avisos se les llamaba <>. El 20 de
agosto del mismo año 1557 dispuso el Cabildo, como medida de mérito,
que hubiera en la villa un tambor o tamborilero que tocase a redoble
por las calles, cada vez que entrase un navío en el puerto. El primer
tambor fue el flamenco Juan de Emberas, con un sueldo anual de 36
ducados, mientras que 60 años más tarde, luego de una dilatada y
penosa discusión, se acordaba abonar cien ducados al licenciado Juan
de Tejeda Peña a fin de que, por espacio de un año, quedase como
médico en La Habana. No había otro.
Mucho antes, el 1ro. de julio de 1552, se recibió a Juan Gómez como
barbero y cirujano. El pueblo, regocijado, lo saludó con una serenata
en la que intervinieron los tres únicos músicos que había entonces en
La Habana, con su correspondiente timbal.
Era entonces algo extraordinario contar con un barbero, tanto, que el
Cabildo decidió mostrarse protector de Gómez, disponiendo que mientras
estuviera aquí, nadie pudiera ejercer esa facultad con pena de dos
pesos oro de multa al infractor.
En la disposición del Cabildo del 26 de febrero de 1569 se facultó al
licenciado Gamarra como el único que podía tener botica, obligando a
los vecinos a que no se pudieran curar con otra persona sino con él.

Calzón y espada al cinto

Los hombres vestían calzón corto y era obligatorio llevar espada al
cinto, y las señoras usaban mantillas y mantas. Era carísima la
indumentaria tanto del hombre como de la mujer.
El mobiliario era muy primitivo; abundaba lo que se llamó durante
siglos el taburete de cuero. Los muebles consistían en bancos y
asientos de cedro o caoba, sin espaldar. La cama era una armazón con
cuatro patas que cubrían con una pieza de lona o cuero crudo. Era el
lecho de la gente pobre. La gente acomodada mandaba a Castilla el
ébano y el granadillo, maderas preciosas abundantes aquí, y de allí
recibían ricos dormitorios con camas imperiales. En todas las salas
había un cuadro de devoción al que, de noche, se le encendían luces
para las plegarias. Las familias se alumbraban con velas de sebo. Los
ricos usaban velones de cera traídos de Sevilla y que alimentaban con
aceite de oliva.
Hacia 1560 solo dos comerciantes habaneros pagaban sus impuestos y
contribuciones al Cabildo, y se hacía muy difícil conseguir quien
acometiese lo que entonces se llamaba <> --sastres,
carpinteros, zapateros, etc.-- y los que lo hacían pedían a cambio
sumas prohibitivas.
La urbanización de La Habana en los comienzos del siglo XVII era muy
pobre. De la Plaza de Armas partían dos calles bien alineadas, la de
Oficios y la de Mercaderes y ambas iban a encontrarse en lo que se
llamó Plaza Vieja, y en ese punto, en dirección oeste, se trazó la
calle Real (Muralla), que daba salida al campo por la Calzada de San
Luis Gonzaga (Reina) y que conducía a una hacienda nombrada San
Antonio el Chiquito, donde se fomentó luego un ingenio de azúcar, que
existía en 1762 cuando la toma de La Habana por los ingleses.
A continuación de la de los Mercaderes, se trazó otra calle, la de
Redes (Inquisidor) y que conducía a la barriada de Campeche, en donde
organizaron sus viviendas los mexicanos náufragos de la expedición a
la Florida con Tristán de Luna, en tiempos de Mazariegos.
Paralela a la calle Real, había una que se llamaba del Basurero
(Teniente Rey) porque conducía al vertedero de la ciudad. En la misma
dirección, partiendo de la Plaza de Armas, iba la calle de Sumidero
(O'Reilly), nombre este que tomó por el Segundo Cabo que vino con el
Conde de Ricla a la restauración española, después de la efímera
dominación inglesa. Arrancaron desde O'Reilly, rumbo a la boca del
Puerto las que se llamaron de La Habana y de Cuba y que a través de
los siglos han conservado sus primitivos nombres.
En esas calles, las casas obedecían a una alineación y equidistancia.
En el resto de la ciudad se construía a la diabla, es decir, cada cual
establecía su casa donde lo creía conveniente. Todas las edificaciones
eran de guano y de madera y estaban cercadas o defendidas por sus
cuatro costados con tunas bravas. El piso de las calles era primitivo
y cuando llovía la ciudad era intransitable.
Los mosquitos eran insoportables, especialmente para los tripulantes
de las flotas. Y había tal cantidad de cangrejos en todo el litoral,
sobre todo en las cercanías de la Punta y la caleta de San Lázaro, que
por las noches, cuando se acercaban en busca de los desperdicios de
las basuras domésticas, metían tanto ruido que muchas veces se les
tomaba por invasores ingleses.
La ciudad se surtía del agua del río Casiguagua (Chorrera) traída
mediante una zanja a la que dio el desnivel necesario el ingeniero
italiano Antonelli, quien vino con Tejada a construir el Morro, la
cual llegaba hasta el Callejón del Chorro, cerca de la actual Plaza de
la Catedral. El agua anegaba ese lugar, que tomó por esa circunstancia
el nombre de Plaza de la Ciénaga. No se había pensado todavía que allí
se levantaría la catedral.

Vía crucis

A mediados del siglo XVII, los franciscanos establecidos desde 1591 en
su convento concibieron el plan de conducir hasta la iglesia del
Humilladero (después El Cristo), la tarde del Viernes Santo, la
procesión llamada de la Pasión o del Vía Crucis, y eligieron para
hacerlo la calle de San Francisco, paralela a la del Basurero
(Teniente Rey), que más tarde se llamó Amargura.
En la esquina de Aguiar y Amargura se había establecido la Capilla de
la Tercera Orden de San Agustín. En ese lugar se detenía la procesión
y se hacían otras paradas en varios lugares de esa calle a fin de
escenificar las estaciones de la Pasión. Una de las más notables era
la de Miguel de Castro Palomino y Borroto, quien al frente de su casa,
cercana a la calle Del Hoyo de la Artemisa (actual Villegas), había
colocado una urna de gran tamaño que encerraba una imagen de Jesús
crucificado, e instaló debajo un altar con dos candelabros de plata y
otros adornos. Al cruzar por allí la procesión, se detenía y se
cantaba algo relacionado con la duodécima estación Jesús muere en la
cruz. En el piso se colocaba siempre una gran alfombra, sobre la que
oficiaba el sacerdote.
La esquina de Amargura y Aguacate se conocía con el nombre de Las
piadosas mujeres, porque allí residían las beatas Josefa y Petrona
Urrutia, quienes al cruzar la procesión festejaban el episodio de la
Pasión en el que las mujeres de Jerusalén salen al encuentro de
Cristo. En esa esquina se fijó una cruz de gran tamaño.
Esta procesión constituyó, durante muchos años, uno de los más
solemnes espectáculos populares de La Habana, al que concurrían,
confundiéndose con el pueblo, las principales familias y las
autoridades eclesiásticas, civiles y militares de la Isla, presididas
por el Gobernador y el Capitán General.
Se celebró por última vez en 1807, pues el acto degeneró poco a poco
en algo grotesco y poco digno del progreso de La Habana. A partir de
esa fecha desaparecieron las numerosas cruces colocadas a lo largo de
la calle, para celebrar las estaciones, resistiendo solo el golpe de
la piqueta la que se encuentra en la esquina de Mercaderes, adosada a
un viejo edificio en que estuvo mucho tiempo el almacén de papel de
Barandiarán y Cía. --hoy Casa del Chocolate-- que tomó el nombre de La
Cruz Verde, por la que allí existe desde comienzos del siglo XVII.
(Con información de Luis Bay y Emilio Roig)

Ciro Bianchi Ross
cbianchi@enet.cu
http://wwwcirobianchi.blogia.com/
http://cbianchiross.blogia.com/

Enzima

ENZIMA: sulla vetta (Trentino)

domenica 23 marzo 2014

Enucleare

ENUCLEARE: è atomico

sabato 22 marzo 2014

Enciclica

ENCICLICA: in bicicletta (der. da spagnolo)

venerdì 21 marzo 2014

l'Avana Vecchia invita: bevete una birra fatta in casa

FONTE: TTC



La compañía turística Habaguanex promociona actualmente una de sus más recientes aperturas: la Cervecería Antiguo Almacén de la Madera y el Tabaco.
Abierta al visitante desde inicios del año, el proyecto forma parte de la rehabilitación del puerto habanero y está diseñado para que pruebe cerveza cubana hecha ante sus ojos.
El espacio, ambientado como su nombre lo indica, cuenta con 400 capacidades y se encuentra donde funcionó el antiguo espigón del puerto nombrado Nave del Tabaco y la madera.
Los clientes consumirán una cerveza producida allí mismo con el placer de beber mientras observan la famosa Bahía de La Habana. Igualmente habrá una tienda para adquirir productos relacionados con la oferta del lugar.


La compagnia turística Habaguanex, attualmente, promuove una delle sue più recenti aperture: la Birreria Antico Magazzino del Legname e del Tabacco.
Aperto ai visitatori dall’inizio dell’anno, il progetto è parte della ristrutturazione del porto avanero ed è disegnato perché si provi la birra cubana fatta davanti ai propri occhi.
Lo spazio, ambientato come indica il suo nome, conta di una capacità per 400 persone e si trova dove funzionava l’antico molo chiamato Capannone del Tabacco e del Legname.
I clienti possono consumarvi una birra prodotta in loco col gusto di berla mentre osservano la famosa baia dell’Avana. Al contempo funzionerà un negozio per acquistare prodotti relazionati all’ambiente. (Trad. Ilvecchioeilmare)

Emulo

EMULO: è ostinato

giovedì 20 marzo 2014

Emigrato

EMIGRATO: riconoscente solo in parte

mercoledì 19 marzo 2014

Dal Parlamento Europeo più tutela per chi acquista una vacanza on line


FONTE: TTC

Posted by: Jesús Rodríguez in Tecnologia 23 ore ago 0 28 Views

Nuove norme aggiornano la ormai obsoleta direttiva europea che risale al 1990.
Acquistare una vacanza via Internet è sempre più una consuetudine. E in quanto tale, andrebbe sempre più tutelata. Proprio per questo, il Parlamento europeo ha disposto e approvato una serie completa di nuove norme che avranno lo scopo di regolamentare il settore delle vendite di viaggi e vacanze attraverso Internet (un’ipotesi che nel 1990, ai tempi dell’ultima direttiva europea in materia, non era ancora nemmeno del tutto prevedibile).
Nello specifico, il testo chiede che “ai viaggiatori in vacanza in difficoltà venga assicurata la necessaria assistenza anche nel caso che le difficoltà in oggetto non derivassero direttamente dall’operatore che ha gestito l’organizzazione del viaggio”.
Il testo dispone poi che gli orari dei voli (o i prezzi di un pacchetto all inclusive) non possono variare in maniera significativa dopo che il contratto di vendita sia stato già stipulato. I prezzi potranno quindi aumentare soltanto se il costo del carburante, delle imposte o delle tasse aeroportuali dovessero registrare un effettivo (e verificabile) incremento.
Se il prezzo del pacchetto dovesse invece aumentare complessivamente di oltre l’8%, i viaggiatori dovrebbero poter scegliere se essere rimborsati o meno dell’intera cifra.
Sempre secondo la relazione dell’Europarlamento, “in caso di imprevisti che possano rendere difficoltoso, se non addirittura impossibile, il ritorno a casa in tempo del turista, l’organizzatore dovrà provvedere in ogni caso a un alloggio che sia di livello equivalente alla sistemazione prenotata in origine (oppure, in alternativa) rimborsare un soggiorno di massimo cinque notti”.

Suonare e confrontarsi a Cuba

FONTE: TTC


Pubblicato da Webster – Kirkwood TIMES
Di Dwight Bitikofer

Chi ha una certa età ricorderà sicuramente la crisi del 1962, quando i russi cercarono di costruire basi missilistiche a sole 100 miglia a sud della Florida. E ricorderà anche il giovane ed esuberante fumatore di sigari Fidel Castro, che insieme a suo fratello, Raul, avrebbe poi governato il paese per 55 anni.

Di certo, negli ultimi anni, le relazioni internazionali con Cuba sono state più tranquille. Il turismo è diventato la principale fonte di reddito dell’isola. E anche se il popolo vive in ristrettezze di tipo economico, c’è molta ricchezza a livello di umanità e senso della comunità. Sono gli stessi turisti a confermarlo.
Dan Hellinger è un musicista di St. Louis attivo in un paio di gruppi: i Maple Jam e i Sutton Street Shuffle. Suona il mandolino, la chitarra e il violino. Nel mese di gennaio, lui e sua moglie, Joann, hanno guidato una spedizione di musicisti e amici di St. Louis per visitare Cuba e per suonare sull’isola.

“Cuba è sempre stato un po’ il mio frutto proibito…”, ha detto Hellinger. “Questo è probabilmente il motivo che più di tutti mi ha spinto a interessarmene”.

Hellinger lavora di giorno come professore di studi internazionali all’Università di Webster. Questo è stato il suo quinto viaggio nell’isola come turista, ma il primo come musicista (la sua prima visita fu nel 1978 quando, durante il governo Carter, fu concesso per un breve periodo ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba).
Lo scambio culturale musicale di questo quinto viaggio ha coinvolto anche l’artista blues Bob Case, il fabbricante di chitarre Tom Rein, la cantante Christine Peick (del gruppo Raven Moon), il cantautore Adrienne Burke e altri. Hellinger aveva un amico che organizzava viaggi a Cuba e scambi People to People. L’amico si è messo in contatto con la “casa della musica” di varie città cubane. In questo modo, il “gruppo americano” ha avuto l’opportunità di incontrare molti “gruppi cubani”, per divertirsi e suonare insieme.

Il gruppo di 22 persone, otto delle quali musicisti, una volta arrivato a destinazione ha trascorso metà del suo tempo all’Avana e l’altra metà nella città di Cienfuegos, sul Mar dei Caraibi (alloggiando prevalentemente in piccole pensioni).

Hellinger ha avuto l’opportunità di suonare il mandolino con i “Los Naranjos”, un gruppo cubano tradizionale di Cienfuegos. Il suo amico Case, l’artista blues di St. Louis, ha riscosso grande successo e ha ricevuto diversi inviti per suonare con gruppi locali. Un musicista di Cienfuegos ha insegnato loro come suonare il trés, uno strumento simile ad una chitarra dotata di tre manici con due corde ciascuno.

Gli Hellinger hanno potuto confrontare l’ambiente musicale di strada delle città cubane con quello di New Orleans: ogni hotel aveva i suoi musicisti, il suo stile, la sua atmosfera. La musica e i musicisti erano ovunque. Per strada, presso gli ingressi degli edifici, in ogni angolo. La musica arricchiva ogni esperienza e ogni incontro grazie alla costante interazione fra la gente del posto. Durante i nove giorni a Cuba, oltre alla musica, il gruppo ha imparato a conoscere anche altri aspetti dell’isola: l’efficienza del sistema sanitario, ad esempio. Ha notato i segnali di una classe media in crescita, che promette di emergere: a cominciare dalle piccole imprese private che stanno sorgendo.
Ovunque, studenti cubani erano desiderosi di conversare in inglese e scambiare opinioni. Dalle conversazioni è emerso chiaramente che i giovani desiderano una società più aperta e maggiori opportunità economiche, hanno confermato gli Hellinger. I ragazzi riconoscono sicuramente la qualità della formazione ricevuta ma, se gliene venisse data la possibilità, proverebbero sicuramente a vivere altrove. Gli Hellinger si sono anche chiesti se questo forte senso della comunità e della solidarietà, così tipicamente cubano, sopravviverebbe ad una crescita economica forte.Ma questo solo il futuro potrà dirlo.

Hellinger è stato l’uomo di punta per l’apertura degli scambi culturali della Webster University con l’Università dell’Avana. Un professore di studi cinematografici cubano arriverà infatti molto presto ad insegnare alla Webster durante il trimestre primaverile. Probabilmente, in un futuro che si spera sia sempre più prossimo, anche gli scambi fra studenti saranno possibili.

In ogni caso, nel gennaio 2015, gli Hellinger (che continuano a risiedere a Webster Groves – contea di Saint Louis, Missouri) guideranno un gruppo di studenti della Webster University per una visita a Cuba. L’esperienza, quindi, dalla musica in poi, continua…

Emicrania

EMICRANIA: metà testa

martedì 18 marzo 2014

18-22 marzo 1848 le 5 Giornate di Milano


Auguri ai milanesi.

Convegno sull'agricoltura sostenibile

ENCUENTRO INTERNACIONAL DE AGRICULTURA ORGANICA Y SOSTENIBLE 2014


L'Associazione Cubana di Tecnica Agricola e Forestale (ACTAF) è lieta di invitarvi a partecipare alla Xa edizione del Meeting Internazionale di Agricoltura Biologica e Sostenibile, che si terrà dal 21 al 24 maggio 2014, nella località di Varadero.
L'evento è progettato per essere parte di un movimento inclusivo di tecnici, produttori, docenti, ricercatori e promotori di politiche agricole che contribuiscano alla sicurezza alimentare e alla sovranità dei nostri paesi, offrendo uno spazio di riflessione, di scambio e proposte per contribuire efficacemente alla sviluppo di un'agricoltura sostenibile su basi agro-ecologiche.
TEMI DELL'INCONTRO
Gli argomenti che verranno discussi nel convegno saranno:
• Cooperativismo per la sicurezza e la sovranità alimentare
• Utilizzo di energia e di altre tecnologie alternative
• Sviluppo agrario locale
• Tecnologie per un'agricoltura sostenibile
• Produzione di semi
• Riscaldamento globale e cambiamenti climatici
• Giovanile nel settore agro-alimentare
• Comunicazione e sensibilizzazione per la promozione dell'agroecologia.
• Mercato, Marketing e certificazione biologica
• Formazione, ricerca, innovazione e crescita agroecologica
• Sovranità e sicurezza alimentare
• Piante aromatiche e medicinali
• Agricoltura urbana e suburbana
• Agricoltura famigliare
PROGRAMMA

Mercoledì 21 Maggio 2014
MATTINA
Apertura del Congresso
POMERIGGIO
Sessioni di lavoro
Giovedì 22 Maggio 2014
MATTINA
Sessioni di lavoro
POMERIGGIO
Sessioni di lavoro
Giovedì 22 Maggio 2014
Giornata di ricerca sul campo
Giovedì 22 Maggio 2014
MATTINA
Chiusura del Congresso

QUOTE PER PERSONA PER NOTTE

Memories Varadero STD 118 SGL 75 DBL
Memories Varadero SD 127 SGL 83 DBL

STD = Standard; SD = Suite Deluxe
DBL = Doppia; SGL = Singola

Tariffe per Persona per Notte in EURO

LA QUOTA BASE INCLUDE:
• Alloggiamento con servizio di All Inclusive
• Trasferimenti La Habana - Hotel Varadero - La Habana
• Assistenza personalizzata
LA QUOTA BASE NON INCLUDE:
• Volo Intercontinentale Italia-Cuba-Italia
• Tutto quanto non indicato ne “La quota comprende”
• Apertura pratica EURO 50,00
• Visto d’ingresso EURO 25,00
• Assicurazione medico, bagaglio e annullamento
• Eventuale Adeguamento carburante
• Tassa di uscita da pagare in aeroporto al momento della partenza da Cuba CUC 25,00

ISCRIZIONE AL CONGRESSO
(da pagare in loco)

PARTECIPANTE CUC 200,00

La quota di Iscrizione include:
• Accesso a tutte le attività scientifiche
• Giornata di ricerca sul campo
• Attività sociali dell'evento
• Attestato di partecipazione
• Documenti e CD con tutti i lavori presentati nel Congresso

Per informazioni rivolgersi a:



Lo "zoccolo" di Miami è sempre meno duro


Fonte: El Nuevo Herald

Exiliados cubanos abogan por la abolición del embargo económico


EFE
MIAMI -- Diversas organizaciones del exilio cubano reunidas este sábado en Miami para analizar “los cambios importantes” ocurridos en los últimos años entre Estados Unidos y Cuba abogaron por la supresión del embargo económico a la isla, con el fin de potenciar el comercio bilateral y restablecer una “relación normal” entre ambos países.
Arturo López-Levy, directivo de la entidad Cuban Americans for Engagement (CAFE), organizadores del encuentro, aseguró que “una mayoría de cubanos residentes en Estados Unidos se opone a la política de embargo y aboga por políticas de diálogo e intercambio con Cuba”.
En palabras de López-Levy, con el bloqueo económico a la isla el gobierno de Estados Unidos está llevando a cabo “una política ilegal” que contraviene el derecho internacional y ha sido condenada por la Asamblea de las Naciones Unidas.
El representante del exilio, y profesor del Mills College de Oackland (California), añadió que la medida es “immoral” y “contraproducente para la promoción de derechos humanos en Cuba, al hacer más difícil los procesos de cambio económico y reforma política” que se podrían producir en el país.
Resaltó que el bloqueo perjudica a la sociedad cubana, dado que propicia “sanciones en torno a los alimentos, medicinas y dificultades para el estudio”.
Junto a otras entidades cubanoamericanas, entre ellas la Fundación para la normalización de las relaciones entre EEUU y Cuba (Fornorm) y Generación Cambio Cubano, la organización CAFE celebró este sábado una conferencia para abordar las relaciones entre ambas naciones en la segunda administración de Obama.
Durante la jornada, Arturo López-Levy instó al ejecutivo de Estados Unidos a retirar a Cuba de la lista de países terroristas, a la vez que cuestionó que la isla sea vista como “una amenaza a la seguridad” en vista de la reforma económica que viene aplicando el Gobierno cubano.
“Si queremos que mejoren los derechos humanos en Cuba tenemos que hacer un análisis realista. Y un análisis realista dice que Cuba no es país terrorista, es un país en cambio. Y hay que tener una política apropiada para ese proceso”, resaltó.
Para Cuban Americans for Engagement, la supresión del embargo “desactivaría muchas de las preocupaciones y escepticismos que hay en torno a una relación normal con Estados Unidos”.
Hugo Cancio, un cubano que emigró a Estados Unidos hace 33 años, considera que “los cubanos tenemos que organizarnos para buscar los caminos que nos lleven a la reconciliación nacional” y fomentar así el diálogo entre “el país natal y el país adoptivo”.
Cancio, que dirige la fundación cubanoamericana “Generación Cambio Cubano” y edita la revista On-Cuba, remarcó que las políticas estadounidenses “afectan” mayormente “al cubano de a pie” y no al gobierno de Raúl Castro, por lo que “hay que fomentar un cambio de mentalidad” para suprimir una “política de más de 50 años que ha sido incoherente”.
Para los representantes de estas organizaciones, si se aboliera el embargo cubano los cambios “no serían inminentes y formaría parte de un proceso” que demandaría el compromiso de toda la sociedad cubana, incluido el exilio.

Emiciclo

EMICICLO: mezza bicicletta

lunedì 17 marzo 2014

Concorso di fotografia naturalistica e osservazione uccelli

1ER TALLER TEÓRICO-CONCURSO FOTOGRÁFICO
FOTO AL VUELO 2014



Del 1 al 6 de abril de 2014 en la
Ciénaga de Zapata: Parque Nacional, Reserva de la
Biosfera, Sitio Ramsar, Sitio IBA.


PROGRAMA
1 de abril de 2014
7:30 hrs. Salida desde Hoteles de La Habana con destino Hotel Playa Girón en Ciénaga de
Zapata.
9:30 hrs. Arribo al Hotel Playa Girón alojamiento plan TODO INCLUIDO.  Check in y coctel de bienvenida.  Acreditación.
11:00 hrs. Inauguración Oficial en el salón Las Brisas. Explicación del programa y bases del concurso.
12:00 - 13:30 hrs. Almuerzo en el hotel.
14:00 hrs Presentación sobre el Sistema Nacional de Áreas Protegidas en Cuba. (Rosendo Martínez Especialista del CNAP) en el salón Las Brisas. 15:00 hrs. Coffee break.
15:15 hrs. Presentación del Parque Nacional Ciénaga de Zapata (Frank Medina Director del Parque Nacional Ciénaga de Zapata) en el salón Las Brisas. 19:00 hrs. Cena en hotel y disfrute de animación nocturna.
2 de abril de 2014
7:30 hrs. Desayuno.
9:00 hrs - 10:30 hrs. Observación de aves en Cuba con Bruce di Labio. Bruce ha liderado 11 oturs a Cuba desde el 2002. Durante su presentación de las aves en Cuba, podrá disfrutar de sus experiencias y anécdotas sobre la observación de aves en la isla. (Bruce Di Labio
Tourleader, Guía de observación de aves y fotógrafo profesional) en el salón Las Brisas. 10:30 hrs. Coffee break.
10:45 hrs. Intercambio sobre la fotografía de aves. Experiencias en la Ciénaga de Zapata (Mario Mojerón guía del Parque Nacional Ciénaga de Zapata) en el salón Las Brisas. 12:00 hrs- 13:00 hrs. Almuerzo en el hotel.
13:05 hrs Salida para Río Hatiguanico. Tiempo para fotos en el Sendero pedrestre. Paseo en botes a motor, unos 14 km de round trip. Snack. Tiempo opcional para baño en el manantial de Hildalecio y el sendero que conduce al nacimiento del Río. 19:00 hrs. Cena en el hotel y disfrute de animación nocturna.
3 y 4 de abril de 2014
Salidas a las 5:00 hrs que incluye jornada completa de 2 senderos (uno en la mañana y otro
en la tarde) incluye almuerzo en restaurantes locales.
Retorno al hotel a las 17.00 hrs

 Las Salinas de Brito, Parque Nacional Ciénaga de Zapata.
 Las Bermejas, Refugio de Fauna Bermejas
 El Enigma de las Rocas, Sistema Espeleolacustre
 Santo Tomas
5 de abril de 2014
7:30 hrs. Desayuno en el hotel.
9:00 hrs. Cierra del plazo para la entrega de fotos, según categorías, para la participación en el concurso.
9:00 hrs - 11:30 hrs. Presentación de videos sobre las posibilidades del turismo de naturaleza en Cuba. Intercambio sobre las experiencias del Taller-Concurso Fotográfico. Salón Las Brisas.
11:35 - 13:00 hrs. Almuerzo. Tarde a disposición.
18:00 hrs. Ceremonia de premiación y clausura en el Ranchón Playa. Cena de despedida

6 de abril de 2014
7:30 hrs. Desayuno en el hotel
9:00 hrs. Transfer colectivo hacia hoteles de La Habana.

El precio incluye:
Servicio de guía.
HABANA
01.04. Transfer colectivo Habana - Ciénaga de Zapata (saliendo desde hoteles de la Habana a las 7:30 hrs).
CIÉNAGA DE ZAPATA
Del 01.04 al 06.04. Alojamiento en Hotel Playa Girón (5 noches). Plan Todo Incluido.
01 y 02.04 Debates sobre la observación y fotografía de aves con expertos. Presentación y visitas a productos de la Ciénaga de Zapata.
03 y 04.04 Días de competencia con traslado a los senderos. 05.04 Clausura del Taller-Concurso y Premiaciones.
06.04 Transfer colectivo Ciénaga de Zapata hoteles de La Habana.

CONCURSO DE FOTOGRAFÍA DIGITAL FOTOS AL VUELO 2014

La agencia de viajes ECOTUR S.A y el Grupo Cubanacán como receptivo y organizadores convocan al concurso de fotografía digital en el marco del Taller-Concurso de fotografía FOTO AL VUELO 2014 con el
objetivo de promover y estimular un turismo sostenible, enfocado hacia los valores naturales de Cuba y puntualmente de la Reserva de la Biósfera, Sitio Ramsar Ciénaga de Zapata, región además considerada el
mayor humedal del Caribe Insular y espacio en el que concurren 20 de las 26 especies endémicas del país.

OBJETIVO

- Incentivar a los participantes a descubrir los atractivos de la flora y fauna, con especial énfasis en las
aves que concurren en la Reserva de la Biosfera y Sitio Ramsar Ciénaga de Zapata, mayor humedal del Caribe Insular.

TEMÁTICA

Tema: Las aves cubanas y de paso que concurren en la Reserva de la Biósfera y Sitio Ramsar Ciénaga de Zapata a través de las múltiples miradas que sobre estas puedan alcanzar los participantes.

BASES

Las fotografías a concursar estarán sujetas a las condiciones de participación, uso y contenidos que se
establecen a continuación:

- Podrán participar aquellos que de manera oficial se inscriban y abonen su cuota de participación en
el taller-concurso fotográfico, sin importar nacionalidad y país de procedencia.
- Las fotografías a concursar deberán ser tomadas durante los días de celebración del concurso Fotos
al vuelo 2014. No se aceptarán fotografías de animales en cautiverio o zoológicos, ni tomadas fuera de la Ciénaga de Zapata.
- Cada concursante seleccionará hasta 3 fotografías según las diferentes categorías,
independientemente de la cantidad que haya tomado. La selección se depositará en las carpetas de las PC habilitadas para el concurso en formato JPG y con una calidad de resolución de 300 dpi.
- Las fotografías digitales deben haber sido tomadas con una resolución superior a 4 megapixeles.
- Se concursará en 3 categorías generales:

o Mejor instantánea.
o Mejor conjunto fotográfico que muestre las aves en su medio natural.
o Fotografía de un ave de la zona de gran valor y significación por su endemismo y rareza.

- Quedan excluidos de este concurso los fotomontajes y las imágenes manipuladas. Serán aceptadas
solo correcciones mínimas de color, definición, contraste, etc.

- Las fotografías se depositarán diariamente en las cuentas de usuario previamente asignadas a cada
concursante. La entrega de las fotografías se realizará con un fichero de texto adjunto que contenga: el nombre del autor (seudónimo), el título de la obra, lugar donde fueron tomadas, nombre de la especie y nombre científico.

La recepción de imágenes será válida hasta el día 5 de abril de 2014 a las 9:00 am. No se tomarán
en cuenta fotografías entregadas fuera del plazo dado.

- El fallo del jurado se hará público en el día 5 de abril en horas de la tarde. En la premiación se
otorgarán los premios y respectivos trofeos.

- Las fotos que sean premiadas u obtengan mención serán exhibidas con sus créditos respectivos en
el sitio Web del Evento (www.cubanacan.cu) y de la Agencia de Viajes ECOTUR S.A. (www.ecoturcuba.tur.cu).

- Al participar en el concurso fotográfico se otorga automáticamente el derecho a la agencia de viajes
ECOTUR S.A y al Grupo Cubanacán para hacer uso de las fotografías con fines promocionales del destino Cuba.

- Se respetan los derechos de autor de los fotógrafos participantes en el concurso, pudiendo estos
hacer uso de las imágenes.

JURADO Y SELECCIÓN DE GANADORES


- El jurado estará integrado por tres fotógrafos, 1 internacional y 2 nacionales, de reconocida
trayectoria, quienes valorarán tanto el contenido como la calidad artística y técnica de las imágenes presentadas. (Posteriormente se darán a conocer los nombres de estos).
- El fallo del jurado será definitivo e inapelable.
- Se otorgará un Primer Gran Premio y además se seleccionará 1 ganador cada categoría. Se
otorgarán menciones a las fotografías que el jurado estime.
PREMIACIÓN


- Gran Premio: Estancia de 6 noches y 7 días combinadas entre La Habana y Varadero en hoteles del
Grupo Cubanacán + Excursión de Ecotur durante la estancia en Varadero.
- Para el resto de los ganadores en las 3 categorías determinadas, estancias de 3 noches y 4 días en
Hotel Playa Larga en plan AP + Excursión de Ecotur.
- Diplomas de reconocimiento para aquellas fotografías que reciban mención por parte del jurado.
- Todas las fotografías premiadas serán subidas a los sitios web de Cubanacán y Ecotur y podrán
formar parte de campañas promocionales de turismo de naturaleza, respetando el derecho de autor.
- Juego de postales con las fotografías ganadoras.


PROTECCIÓN AL MEDIO AMBIENTE

Los competidores no deben causar daño alguno en las áreas que se visitarán, siguiendo el principio que
a las áreas protegidas no se introduce ni extrae nada, por lo que queda terminantemente prohibido:

- Dañar o manipular cualquier forma de vida, ya sea de la flora o fauna.
- Extracción de cualquier elemento del área protegida.
- Fotografiar seres vivos fuera de su entorno natural.
- Apresar y mantener cualquier especie en cautiverio para fotografiarla posteriormente

Se descalificarán los concursantes que incumplan con estas normativas especiales.

LA PARTICIPACIÓN EN ESTE CONCURSO IMPLICA LA TOTAL ACEPTACIÓN DE ESTAS BASES.


Per informazioni sull'eventuale adesione:

http://www.latitudcuba.net

latitudcuba@mtc.co.cu




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Ematite

EMATITE: i lapis (Roma)

L'albergo più antico, di Ciro Bianchi Ross

Pubblicato su Juventud Rebelde del 16/3/14

Al suo interno, attraggono l’attenzione le vistose piastrelle sivigliane, i mosaici valenziani e di Alicante, le mattonelle importate dall’Andalusia, le sculture dal marcato sapore ispanico mentre, sulla facciata, predominano gli elementi ornamentali creoli, propri dell’epoca come i balconi con le balaustre di ferro, “guardavecinos” (le separazioni tra i balconi, n.d.t.) e le vetrate variopinte. Lo scriba non ha potuto mai spiegarsi perché si chiama Inglaterra un hotel che denota, a detta degli specialisti, l’incantesimo della bella epoca spagnola, il meglio del neoclassico avanero e il cui snack bar porta il nome di La Sevillana.
Ad ogni modo, l’Inglaterra è l’esercizio alberghiero attivo più vecchio dell’Isola. Si inauguró il 23 di dicembre del 1875, in una zona avanera di prestigio sul mitico Paseo del Prado, di fronte al Parque Central. Joaquín Payret, costruttore del teatro che porterà il suo nome, vendette il famoso Café El Louvre, sito in Prado e San Rafael, all’architetto Juan de Villamil, tenente colonnello a riposo dell’esercito spagnolo che acquisì, inoltre, l’hotel Americana contiguo al Café e unì i due locali in un unico edificio a cui dette il nome di Inglaterra. Una foto del 1899, mostra un edificio di due piani che porta sopra la sua facciata il nome di Hotel e Ristorante de Inglaterra.
Poco dopo, a un costo di 300.000 pesos, il locale fu completamente riparato e ricostruito per aggiustarlo alle necessità della vita moderna e lussuosa, senza peraltro che diminuisse lo splendore di prima. Le cento camere di allora furono dotate di stanze da bagno, telefono e campanello di servizio e contava con installazioni che fornivano acqua gelata a tutto l’albergo. Un terminale del telegrafo lo allacciò con l’estero, la sua promozione insisteva sul dominio dell’inglese e francese che avevano i suoi dipendenti. Un comfort che rispettò i suoi valori artistici originali. Nel 1914 l’hotel fu sottoposto ad altre modifiche, quando si mise il tetto al suo portico e si dotò l’immobile di un quarto piano di camere. Nel 1989, l’edificio subì una riparazione radicale al fine di rispondere alle esigenze del turismo internazionale, mantenendo sempre lo stile e le caratteristiche che già da allora lo avevano convertito in Monumento Nazionale, dato i suoi alti valori artistici e storici.

Il giornalista delle cravatte

Alla fine del XIX e inzio del XX secolo, fu l’albergo preferito dai corrispondenti della stampa estera. Fu lì che Karl Decker reporter del New York Journal, una delle tante pubblicazioni del magnate nordamericano William Randolph Hearst, pianificò la riuscita fuga di Evangelina Cossío, internata allora nella Casa di Accoglienza dell’Avana, azione audace comunque la si guardi, sebbene non si potesse sganciare dall’implacabile campagna orchestrata da certa stampa nordamericana per provocare l’intervento degli Stati uniti nella guerra che Cuba combatteva contro la Spagna. Erano i tempi del sanguinario Valeriano Weyler e la ragazza, dalla bellezza straordinaria, si conobbe nel mondo come la Giovanna d’Arco d’America.
L’evasione di Evangelina successe il 7 ottobre del 1897 e pochi giorni dopo, vestita da uomo e con l’abbondante capigliatura nascosta da un cappello, usciva dal porto avanero verso New York, dove l’acclamarono migliaia di persone.
Quasi un anno prima, nel novembre del 1896, si alloggiò all’Hotel Inglaterra il celebre cronista spagnolo Luis Morote che veniva a “coprire” la guerra contro la Spagna per il giornale El Liberal, di Madrid. Precisamente fu nella prima delle sue Cartas desde Cuba (Lettere da Cuba, n.d.t.) che pubblicò nel citato quotidiano, in cui ci sono riferimenti all’hotel avanero.
Gli amici che al suo arrivo lo ricevettero al porto, chiesero al cocchiere che nonostante non fosse la via più breve per arrivare all’albergo, prendesse la calle Muralla e poi facesse il giro per il Parque Central. Vollero, in questo modo, che il giornalista appena arrivato non avesse solo un’impressione più ampia possibile della città, ma che vedesse “il più tipico, il più interessante, quello che riempì col suo ricordo una delle pagine uscite, famosa per la storia dell’Avana degli ultimi anni”.
Morote non tarderà, qua, a d essere conosciuto come “il giornalista delle cravatte” per quelle di raso, di seta e dai colori brillanti che comprava nei negozi della calle Obispo e delle quali faceva abuso. Un fatto realmente rilevante gli conferì notorietà. Morote apparve in modo inatteso nell’accampamento del maggior generale Máximo Gómez, al centro dell’Isola e il capo dell’Esercito di Liberazione, indignato per la sfacciataggine e coraggio del reporter e prendendolo per nemico – il suo giornale lo era certamente nella nostra guerra di liberazione -, credette che meritava la pena di morte mediante fucilazione. Indubbiamente “el Chino Viejo” (Vecchio Cinese, n.d.t.) non si lascia prendere dalla sua passione e sottopone il soggetto a un consiglio di guerra che determinerà la condotta da seguire. Il giornalista viene avallato da una lettera di Severo Pina, Ministro dell’Industria della Repubblica in Armi e viene assolto dal tribunale. “Sentenza che accetto e rispetto immediatamente”, scrive Máximo Gómez nel suo diario, non senza fare appunto al Ministro dell’Industria. E scrive: “Il corrispondente spagnolo, uno dei nostri peggiori nemici, è inviato con le migliori garanzie di sicurezza fino alla città di Sancti Spíritus”. Partirà, inoltre ben nutrito. Nell’interessante cronaca che scrisse sull’accaduto, Morote elogia l’appetitosa porchetta alla creola che gli servirono per cena e il magnifico caffè con cui lo ristorarono.
“Uscimmo dalla calle Muralla, dove i commercianti erano sulle porte dei negozi in maniche di camicia senza vendere, forse perché era domenica e ci incamminammo verso il Parque Central”, dice lo spagnolo nella prima delle sue cronache cubane, scritta alla vigiglia del suo viaggio per la linea difensiva tra Júcaro e Morón. Gli sembra molto bello il Parque Central. Il suo contorno è una meraviglia. Nei suoi dintorni ci sono i teatri Tacón, Albisu e Payret. C’è anche la Manzana (Isolato, n.d.t.) di Gómez e il Giornale della Marina – nell’edificio dell’hotel Plaza – e di fronte a questi, il lussuoso Unión Club.
L’hotel Inglaterra è un edificio montato con lusso, in modo moderno, scrive e precisa che si tratta di un esercizio con una storia. Dimostra di conoscerla bene. In questo senso ricorda fatti che vi si svolsero. Parla de la Acera (Marciapiede, n.d.t.) del Louvre e dei suoi ragazzi e menziona di passo, il soggiorno di Maceo nell’hotel, nel 1890.

L’uomo che acclama

Luis Morote, da buon giornalista, era ben informato. Il maggior generale Antonio Maceo, in effetti fu ospite dell;hotel Inglaterra in un soggiorno che si protrasse da febbraio a giugno del citato anno. La notizia della sua presenza in città provocò una grande emozione. Tutti volevano conoscerlo e salutarlo. I veterani e i giovani, gli intellettuali, i ricchi e i poveri. Anche i militari spagnoli che si mettevano sull’attenti nel vederlo e gli davano il trattamento da Generale. Con Varona, una delle maggiori intelligenze dell’epoca, si tratteneva in lunghe conversazioni. Correva il rumore che volessero fargli un attentato e i giovani de la Acera del Louvre, quella gioventù che molti etichettavano di frivola, si costituirono nella scorta di Maceo e nei suoi aiutanti; lo accompagnavano ovunque per proteggerlo. Conquistò tutti quelli che lo conobbero. Era l’eroe della guerra. E anche il cavaliere senza macchia; un conversatore attento e fine. Gli anni di lotta non gli fecero perdere la sua purezza e il suo modo di vestire innalzava la sua naturale eleganza, Si rifiniva con un cappello a bombetta e sfoggiava un soprabitino inglese che semiaperto, lasciava intravedere lo scudo della Repubblica che portava, in rilievo, sulla fibbia del cinturone. Il sarto Leonardo Valencienne apprezzava, da buon conoscitore, le misure statuarie del patriota. “Che figura! Così c’è gusto a tagliare un capo” esclamava orgoglioso di annoverarlo tra i suoi clienti. Aveva un corpo massiccio e muscoli d’acciaio. Era alto e largo di spalle. I capelli cominciavano a ingrigire, ma il viso si manteneva fresco e gli occhi gli scintillavano. La voce era calma e morbida, anche se l’accento era leggermente gutturale. Aveva uno sguardo profondo e scrutatore, ma dolce. Julián del Casal che gli dedicò il suo poema A un heroe, nel vederlo non poté trattenersi dall’esclamare: “È molto bello,
Uno spagnolo voleva pagargli un debito di gratitudine. Maceo non si ricordava e il suo interlocutore glie lo ricordò. Durante la guerra fu suo prigioniero e il cubano lo mise in libertà senza nessuna condizione. Venne a corrispondere. Anche se vestiva da civile era capitano e gli avevano dato la missione di spiarlo assieme ad altri due ufficiali e quattro sergenti, tutti ospitati nell’hotel in camere vicine a quella del patriota. Aveva ordine di seguirlo e arrestarlo, se lo riteneva opportuno.
Anche José Martí passò per l’Inglaterra, o meglio, nel piano superiore del café El Louvre. Doveva pronunciare, a nome di un gruppo di figure del riformismo, il discorso in omaggio al giornalista Adolfo Márquez Sterling. Il tono e l’intenzione di Martí sorpresero i signori della presidenza dell’atto di omaggio, gente cauta e sfuggente all’indipendenza. Martí esaltò la virilità pubblica dell’omaggiato e sentenziò: “L’uomo che acclama, vale di più di quello che supplica...i diritti si prendono, non si chiedono, si strappano, non si mendicano...” e fece si che i commensali rimanessero senza fiato quando disse che la politica liberale cubana doveva procurare la proposta e la soluzione radicale di tutti i problemi del Paese, “per superba, per degna, per energica, io brindo per la politica cubana”. Ma se non si giungesse a soluzioni immediate, definite e concrete, se più che voci della Patria dovessimo essere travestimenti di noi stessi...”allora, rompo la mia coppa, non brindo per la politica cubana!”.

Mazzantini, il torero

Ospiti dell’albergo furono anche il messicano Juventino Rosas, autore del valzer Sulle onde, nel 1894, e il tenore diventato poi sacerdote anch’egli messicano, José Mujica, nel 1931. Il grande Enrico Caruso si alloggiò all’hotel Sevilla, però sembra abbia cenato diverse volte al ristorante dell’Inglaterra durante le sue giornate cubane, Questo lo assicurava Félix B. Caignet, l’autore di Il diritto di nascere, che diceva di averlo accompagnato. Quattro campioni si fecero fotografare nei saloni dell’hotel e trasmisero le istantanee ai posteri. Sono il giocatore di baseball Armando Marsans, il giocatore di biliardo Alfredo de Oro, lo scacchista José Raúl Capablanca e l’astro della scherma Ramón Fonts. Altre due istantanee rendono conto della presenza di Rubén Darío. Il poeta di Azzurro fece scalo all’Avana, in transito per il Messico e i suoi amici gli offrirono, il 2 settembre del 1910, un banchetto all’Inglaterra.
La relazione, tra i molti, comprende i nomi dell’attrice francese Sarah Bernardt e il torero spagnolo Luis Mazzantini. Sarah, assicurava Alessandro Dumas, aveva la faccia da vergine e il corpo da scopa, oltre a una gamba di legno. Lui, lei lo avvertiva al di sopra degli indumenti, aveva tutti gli attributi per farle dimenticare le amarezze della vita e sopratutto il peso dell’età. Si è parlato molto del focoso romanzo che i due vissero all’Avana; gli anni trascorsi, indubbiamente, dispersero i dettagli. Si dice che lui fu a vederla recitare al teatro Tacón e che lei si presentò a sua volta ad una corrida. Si dice anche che lei lo vedeva fumare al ristorante dell’Inglaterra e che osò chiedergli di insegnarle a farlo, ma non in pubblico. Le lezioni, un giorno nella camera della francese e un’altro in quella dello spagnolo, durarono tutta una settimana.


El hotel más antiguo

Ciro Bianchi Ross * digital@juventudrebelde.cu
15 de Marzo del 2014 19:15:57 CDT

Llaman la atención, en su interior, los vistosos azulejos sevillanos,
los mosaicos valencianos y alicantinos, las losas importadas de
Andalucía, las esculturas de marcado sabor hispánico, mientras que en
la fachada predominan los elementos ornamentales criollos propios de
la época como son los balcones con barandas de hierro fundido,
guardavecinos y vitrales. Nunca ha podido explicarse el escribidor por
qué se llama Inglaterra un hotel que denota, al decir de los
especialistas, el encanto de la bella época española, lo mejor del
neoclásico habanero y cuyo snack bar lleva el nombre de La Sevillana.
De cualquier manera, el Inglaterra es el establecimiento hotelero en
activo más antiguo de la Isla. Se inauguró el 23 de diciembre de 1875,
en una zona habanera de privilegio, sobre el mítico Paseo del Prado,
frente al Parque Central. Joaquín Payret, constructor del teatro que
terminaría llevando su nombre, vendió el famoso café El Louvre, sito
en Prado y San Rafael, al arquitecto Juan de Villamil, teniente
coronel retirado del ejército español, que adquirió además el hotel
Americana, contiguo al café, y unificó ambos locales en un edificio al
que puso por nombre Inglaterra. Una foto de 1899 muestra un inmueble
de dos pisos que lleva en lo alto de su fachada el nombre de Hotel y
Restaurante de Inglaterra.
Poco después, a un costo de 300 000 pesos, el local fue totalmente
reconstruido y ajustado a las necesidades de la vida moderna y lujosa,
sin que por ello disminuyera su esplendor de antaño. Las cien
habitaciones de entonces fueron dotadas de cuarto de baño, teléfono y
timbre de servicio, y se contaba con instalaciones que dispensaban
agua helada a todo el hotel. Una estación de telégrafos lo enlazó con
el exterior y su promoción insistía en el dominio del inglés y el
francés que tenían sus empleados. Un confort que respetó sus valores
artísticos originales. A nuevas reformas se sometió el hotel en 1914,
cuando se techó su portal y se dotó al inmueble de una cuarta planta
para habitaciones. En 1989 sufre el edificio una reparación capital a
fin de que respondiera a las exigencias turísticas internacionales,
siempre manteniendo estilo y características que ya para entonces lo
habían convertido, debido a sus altos valores artísticos e históricos,
en Monumento Nacional.

El periodista de las corbatas

Fue, a fines del siglo XIX y comienzos del XX, el hotel preferido por
los corresponsales de prensa extranjeros. Allí Karl Decker, reportero
del New York Journal, una de las tantas publicaciones del magnate
norteamericano William Randolph Hearst, planificó la exitosa fuga de
Evangelina Cossío, internada entonces en la Casa de Recogidas de La
Habana, acción audaz, mírese como se mire, si bien no puede
deslindarse de la implacable campaña orquestada por cierta prensa
norteamericana para apurar la intervención militar de Estados Unidos
en la guerra que Cuba libraba contra España. Eran los tiempos del
sanguinario Valeriano Weyler, y la muchacha, de belleza
extraordinaria, fue conocida en el mundo como la Juana de Arco de
América.
La evasión de Evangelina ocurrió el 7 de octubre de 1897 y pocos días
después, vestida de hombre y con la abundante cabellera oculta en el
sombrero, salía por el puerto habanero rumbo a Nueva York, donde la
aclamaron miles de personas.
Casi un año antes, en noviembre de 1896, se alojaba en el hotel
Inglaterra el célebre cronista español Luis Morote, que para el
periódico El Liberal, de Madrid, llegaba a <> la guerra contra
España. Precisamente en la primera de sus Cartas desde Cuba, que
publicó en el mencionado diario, hay referencias al hotel habanero.
Los amigos que a su llegada lo buscan en el puerto, piden al cochero
que, aunque no sea el camino más directo para llegar al hotel, tome
por la calle Muralla y dé luego la vuelta al Parque Central. Quieren
de esa manera que el periodista recién llegado consiga, en su primer
día habanero, no solo una impresión lo más amplia posible de la
ciudad, sino que vea <>.
Morote no tardaría en ser conocido aquí como <> por aquellas de plastrón, de seda y brillantes colores, que
adquiría en las tiendas de la calle Obispo y de las que abusaba. Un
hecho verdaderamente relevante le conferiría notoriedad. Apareció
Morote de manera inesperada en el campamento del mayor general Máximo
Gómez, en el centro de la Isla, y el jefe del Ejército Libertador,
indignado por la osadía e intrepidez del reportero y tomándolo por un
enemigo --su periódico lo era ciertamente de nuestra guerra de
liberación--, creyó que bien merecía la pena de muerte por
fusilamiento. Sin embargo, no se deja llevar por sus pasiones el Chino
Viejo y somete al sujeto a un consejo de guerra que determinaría la
conducta que se debería seguir. Viene el periodista avalado por una
carta de Severo Pina, ministro de Hacienda del Gobierno de la
República en Armas, y es absuelto por el tribunal. <>, escribe Máximo Gómez en su diario, no sin marcarle
la tarjeta al titular de Hacienda. Y apunta: <>. Sale
además bien comido. En la interesante crónica que escribió sobre el
incidente, Morote elogia el apetitoso lechón tostado a la criolla que
le sirvieron en la comida y el magnífico café con que lo confortaron.
<>, dice el
español en la primera de sus crónicas cubanas, escrita en vísperas de
su viaje a la trocha de Júcaro a Morón. Le parece hermoso el Parque
Central. Su entorno es de maravilla. Coinciden en sus alrededores los
teatros Tacón, Albisu y Payret. También lo que sería la Manzana de
Gómez y el Diario de la Marina --en el edificio del hotel Plaza-- y
frente a este, el lujoso Unión Club.
El hotel Inglaterra es un edificio montado con lujo, a la moderna,
escribe y precisa que se trata de un establecimiento con historia.
Demuestra conocerla bien. Recuerda en ese sentido sucesos que tuvieron
lugar allí. Habla de la Acera del Louvre y sus muchachos, y menciona
de pasada la estancia de Maceo en el hotel, en 1890.

El hombre que clama

Luis Morote, como buen periodista, estaba bien informado. El mayor
general Antonio Maceo, en efecto, es huésped del hotel Inglaterra, una
estancia que se prolonga entre febrero y julio de ese año. La noticia
de su presencia corre por la ciudad y provoca una conmoción enorme.
Todos quieren conocerlo y saludarlo. Los veteranos y los jóvenes, los
intelectuales, los ricos y los pobres. También los militares
españoles, que se ponen en posición de firme al verlo y le dan trato
de General. Con Varona, una de las cumbres de la inteligencia en la
época, se explaya en largas pláticas. Corre el rumor de que quieren
hacerle un atentado y jóvenes de la Acera del Louvre, aquella juventud
que muchos tildaban de frívola, se constituyen en escolta de Maceo y
en su ayudantía; lo acompañarán a todas partes para protegerlo. Gana a
todos los que lo conocen. Es el héroe de la guerra. Y también el
caballero irreprochable; un conversador atento y fino. Los años de
lucha no le hicieron perder sus hábitos de pulcritud y su vestimenta
realza su elegancia natural. Se toca con un sombrero de copa y luce
una levita inglesa que, entreabierta, deja ver el escudo de la
República que lleva al relieve en la hebilla del cinturón. El sastre
Leonardo Valencienne aprecia, como buen conocedor, las medidas
estatuarias del patriota. <<¡Qué figura! Así da gusto cortar una prenda>>, exclama orgulloso de contarlo entre sus clientes. Tiene un
cuerpo macizo y músculos de acero. Es alto, ancho de espaldas. El
cabello empieza ya a encanecerle, pero el rostro se mantiene fresco y
los ojos le relampaguean. La voz es pausada y suave, aunque el acento
es ligeramente gutural. Tiene una mirada profunda y escrutadora, pero
dulce. Julián del Casal, que le dedicó su poema A un héroe, no pudo
evitar exclamar al verlo: <>.
Un español quiere pagarle una deuda de gratitud. Maceo no lo recuerda
y su interlocutor le hace memoria. En la guerra fue su prisionero y el
cubano lo puso en libertad sin condición alguna. Viene a corresponder.
Aunque viste de civil, es capitán y le han dado la misión de espiarlo
con dos oficiales y cuatro sargentos, hospedados todos en el hotel, en
habitaciones próximas a las del patriota. Tiene órdenes de seguirlo y
detenerlo si lo cree oportuno.
José Martí anduvo también por el Inglaterra o, mejor, en los altos del
café El Louvre. Debía pronunciar, en nombre de un grupo de figuras del
reformismo, el discurso de homenaje al periodista Adolfo Márquez
Sterling. El tono y la intención de Martí sorprenden a los señores de
la presidencia del homenaje, gente cauta y remisa a la independencia.
Martí exalta la hombría pública del agasajado y sentencia: <> y hace que los comensales queden
sin aliento cuando dice que si la política liberal cubana ha de
procurar el planteamiento y la solución radical de los problemas todos
del país, <>. Pero si no se llega a soluciones inmediatas,
definidas y concretas, si más que voces de la patria hemos de ser
disfraces de nosotros mismos... <>.

Mazzantini, el torero

Huéspedes del hotel fueron asimismo el mexicano Juventino Rosas, autor
del vals Sobre las olas, en 1894, y el tenor, y luego sacerdote José
Mujica, también mexicano, en 1931. El gran Enrico Caruso se alojó en
el hotel Sevilla, pero parece haber cenado varias veces en el
restaurante del Inglaterra durante sus jornadas cubanas. Eso aseguraba
Félix B. Caignet, el autor de El derecho de nacer, que decía haberlo
acompañado. Cuatro campeones se hicieron fotografiar en uno de los
salones de este hotel y legaron la instantánea a la posteridad. Son el
pelotero Armando Marsans, el billarista Alfredo de Oro, el ajedrecista
José Raúl Capablanca y el astro de la esgrima Ramón Fonts. Otras dos
instantáneas dan cuenta de la presencia de Rubén Darío. El poeta de
Azul hace escala en La Habana, en tránsito hacia México, y sus amigos
le ofrecen, el 2 de septiembre de 1910, un banquete en el Inglaterra.
La relación, entre otros muchos, incluye los nombres de la actriz
francesa Sarah Bernhardt y el torero español Luis Mazzantini. Sarah,
aseveraba Alejandro Dumas, tenía cara de virgen y cuerpo de escoba,
además de una pierna postiza. Él, ella lo advirtió por encima de la
ropa, tenía todos los atributos para hacerle olvidar las amarguras de
la vida y sobre todo el peso de la edad. Se ha hablado mucho acerca
del tórrido romance que ambos vivieron en La Habana; los años
transcurridos, sin embargo, difuminaron los detalles. Se dice que él
fue a verla actuar en el teatro Tacón y que ella se le presentó a su
vez en una corrida de toros. Se dice asimismo que ella lo veía fumar
en el restaurante del Inglaterra y que se atrevió a pedirle que la
enseñara a hacerlo, pero no en público. Las clases, un día en la
habitación de la francesa y otro en la del español, duraron toda una
semana.

Ciro Bianchi Ross
cbianchi@enet.cu
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