venerdì 30 dicembre 2016

Com'è bello avere un account

Come tanti, ho aperto diversi account di posta e di siti web sperando che il mondo virtuale fosse meno “burocratico” di quello reale, invece ho scoperto che se non è almeno uguale è anche peggio.
Esempio n° 1: ho aperto il sito www.ilvecchioeilmare2002.com e un bel giorno per cambi di hardware ho perso la password per accedervi in qualità di amministratore. Non vi dico gli scambi di mail (inutili) con il provider del servizio (Webnode, del quale ero pienamente soddisfatto). Nonostante avessero più miei dati loro che la mia stessa famiglia, niente da fare: la procedura è quella. Inutile insistere. Senza password e/o i dati immessi non so quanti anni fa, impossibile riprendere possesso del sito che rimane aperto solo in lettura.
Esempio n° 2: tempo fa ho commesso, credo, il (grave) errore di aprire un profilo google+ e da quel momento sono spariti gli acessi ai commenti sul mio blog. Nessuna possibilità di riaverli nonostante le istruzioni di google. Così non posso sapere le opinioni dei lettori interessati ed avere un interscambio.
Esempio n° 3: discorso simile al numero 1, ma con Microsoft. Quando hanno istituito il server di posta Outlook.com, in affiancamento a Hotmail, hanno detto a chi volesse cambiare il vecchio account con quello nuovo di farlo iscrivendosi con il nuovo account. Detto e fatto. Mi sono iscritto come ilvecchioeilmare@outlook.com e tutto andava bene, nei limiti concessi dal server cubano, però con tanta pazienza ed altrettanto tempo (e un po’ di denaro) potevo inviare e ricevere anche qualche file un po’ più pesante di quelli concessi da enet.cu. Durante il mio recente viaggio in Italia, ho scoperto che il mio account era stato aperto da una posizione “non abituale” e dovevo confermare di essere io. Adesso, per riottenere l’accesso devo fornire i miei dati di accesso a Microsoft di circa 20 anni fa...Mi chiedo: come mai potevo accedere dalla “posizione sospetta” e non più da quella abituale?

Viva la vecchia e sana burocrazia, dai praticanti con cui si poteva discutere e magari mandarli a quel paese...senza farsi sentire, ovviamente...


mercoledì 28 dicembre 2016

Commenti ai post

Cara Befana,


visto che è passato il Natale e non mi è arrivato quanto avevo chiesto, non potresti mandarmi, almeno tu, la possibilità di tornare ad avere i commenti su questo blog? Il signor Google non mi da il minimo ascolto.

In attesa di non ricevere come al solito, il carbone, mi preparo ad appendere la calza (virtuale).

Il titolare del blog.

Ma il Premio Nobel per la Pace è per chi fa meglio la guerra?

Dopo Barack Hussein Obama che appena ricevuto l’onorificenza, con relativo congruo appannaggio, ha incrementato e continua ad incrementare la distruzione di quello che resta del Medio Oriente, tocca a Juan Manuel Santos, presidente colombiano mostrare la faccia non proprio da colomba, volendo far entrare il suo Paese nella NATO che proprio non è una delle organizzazioni predilette da Gandhi o da Madre Teresa di Calcutta, dopo aver strombazzato che l’America Latina è “territorio di pace”,.
Va bene che la politica è la politica con tutti i suoi giochi di menzogne, ma mi sembra che a tutto ci sia un limite. O no?

venerdì 23 dicembre 2016

Proviamoci, non si sa mai, magari funziona

Buon Natale e felice Anno Nuovo a tutti.

Feliz Navidad y excelente Año Nuevo a todos.

Joyeux Noel et aussí heureuse Année Nouveau a tout le mond.

Merry Christmas and Happy New Year to everybody.


giovedì 22 dicembre 2016

Mo' vene Natale....

Caro Gesù Bambino o Babbo Natale, (fa lo stesso) Vi scrivo chiedendoVi di portarmi una connessione di Internet un po’ più veloce di 56kbps (nominali e irraggiungibili), legata alla linea telefonica e che fosse un po’ meno cara. Mi piacerebbe tanto poter usare questo strumento come si fa in (quasi) tutto il resto del mondo. Se non potete farlo voi, parlatene con Raul Castro e Donald Trump in modo che rinverdiscano e migliorino le relazioni post Obama.
Un utente frustrato.

P.S.: Non voglio esagerare chiedendo anche la possibiltà di installare una parabola satellitare.

martedì 20 dicembre 2016

Ma il toscanello Matteo è così empio?

Non erano ancora finiti gli spogli del Referendum “Renzi sì/Renzi no”, quando si profilava una netta sconfitta della proposta del toscanello che i quadrinariciuti di opposte e diverse tendenze politiche “(sic!!!!!)”, abbaiavano: “Alle elezioni subito!”. Quasi non si dovessero nemmeno smontare le sezioni elettorali. Adesso, a bocce quasi ferme, gli urlatori con comico (si fa per dire) in testa e gli altri, stanno pensando che forse sarebbe meglio far arrivare alla pensione i poveri deputati che non l’hanno ancora raggiunta e quindi si potrebbe votare anche verso la fine dell’anno.
Non sono un apologo della violenza e delle armi, seppure so distinguere tra istinto e strumenti, prova ne è che la mia coetanea Beretta 7.65 avuta in dotazione, si era trasformata in un ferrovecchio rugginoso (scusami Gianfranco) e mi è stata sostituita con una fiammante bifilare che era destinata alla stessa fine, se non me ne fossi andato. In ogni caso, seppure posso capire e anche ammirare chi ha combattuto e magari è morto per le idee di libertà, indipendenza del proprio Paese o di altri, qualunque essi siano, non amo l’insorgenza armata, ma...giunto all’età dei bilanci e delle visioni retrospettive mi viene qualche dubbio nel pensare che magari le Brigate Rosse, i NAR e via dicendo non avessero proprio tutti i torti. Forse, mi dico, hanno sbagliato (dal loro punto di vista) la strategia e gli obbiettivi, cercando gli ideologi o i “capi”, coloro che avevano incarichi di grande responsabilità politica o civile. Chissà se avessero mirato più in basso, verso quella ciurma di opportunisti e profittatori, fucina dei futuri papponi alla grande che sparano balle per raggiungere un seggiolino, piccolo, piccolo, ma che gli consente in poco tempo di vivere di rendita tutta la vita, anche nel caso di una democratica sconfitta elettorale.
Renzi “no”, magari con un progetto imperfetto, migliorabile e discutibile, avrebbe voluto tagliare qualche ramo secco, ma subito è stato tacciato da dittatore. Gli “altri” invece?


sabato 17 dicembre 2016

Destra, Sinistra, Centro, o...

È ormai noto e risaputo che sono scomparsi i concetti politici di “Destra” e “Sinistra”, oltre al “Centro”, com’erano intesi nel 20° secolo. Esistevano barriere ideologiche, culturali e anche religiose. Assieme a questi schieramenti sono stati presenti, in vari tempi e modi, anche raggruppamenti come i “Populisti”, coloro che cavalcavano, almeno a parole, quello che si ritenesse il meglio delle ideologie maggiori, i “Qualunquisti”, ovvero coloro che erano perlopiù agnostici alla politica “tanto sono tutti uguali...),  gli “Anarchici” che confesso non ho mai capito realmente se fossero veramente alla ricerca di un mondo utopico, dove nessuno avrebbe dovuto comandare. Immagino che gli esempi concreti esistenti, anche se non proprio di reale anarchia, siano state le tribù dei nativi americani, che forse però si avvicinavano di più ai concetti comunisti, in cui la proprietà era collettiva e la vita si svolgeva realmente in comune, anche se esisteva una certa gerarchia all’interno.
Oggi invece impera l’apparenza e trionfano i grandi imprenditori anche grazie a chi crede nelle loro facoltà taumaturgiche. I defunti comunisti definivano: “la proprietà è un furto”. In parte, forse, è anche vero che chi ha ammassato enormi fortune, magari non sempre, ha agito in modo pulcro e legale. Certamente esistono e sono esistiti galantuomini che hanno prosperato col frutto del loro ingegno e lavoro compartendo, almeno in parte, i benefici ottenuti con i loro collaboratori nel campo dei servizi sociali, avendo anche compreso che i lavoratori rendono di più in una situazione di miglior benessere economico e sociale.
Ne esistono altri, invece che non paghi dei loro successi in campo economico, scendono in politica con la dichiarazione che governeranno il Paese come le loro aziende, rendendolo così prospero ed efficiente, la qual cosa sarebbe ecellente se un Paese non fosse diverso da un’azienda, dove il proprietario paga un salario e connessi ai lavoratori perché eseguano quello che lui vuole e come lui ritenga opportuno. Certamente uno Stato non deve andare in bancarotta e richiede responsabilità e oculatezza nella sua guida, ma non è certo un’impresa che deve per forza generare utili. Gli introiti, devono essere ripartiti in servizi e possibilmente dando prevalenza a quelli sociali, senza trascurare, ovviamente gli altri.

Ma un vecchio luogo comune dice che “il progresso vuole le sue vittime”. Sarà giusto così?

venerdì 9 dicembre 2016

Mi sento tanto Santiago al rientro dalla pesca...

È iniziato il 38° Festival del Nuovo Cine Latinoamericano e purtroppo non credo di poterlo seguire per una serie di contingenze creatasi durante la mia breve assenza e che qua richiedono tempo per essere risolte.
Elenco problemini da risolvere:
Ricerca cibo per Cane
Ricerca bottiglioni acqua minerale
Auto con problemi di carburazione
Split condizionatore che non raffredda
Lavatrice che non centrifuga
Miglioramento connessione internet (senza soluzione, anzi...)



Casa, dolce casa

Dopo il blitz europeo sono tornato all’Avana, la mia limousine 126 polacca, classe 1987 ferma da 12 giorni, è partita senza tante storie, ma...ho trovato una gomma (posteriore destra) un po’ sgonfia, l’avevo fatta riparare non da molto perché il sistema “tubeless” dei cerchi in lega non stava sigillando bene il pneumatico. Dopo alcuni chilometri, poi, mi ha fatto tribulare per un difetto congenito nel sistema di carburazione e sono riuscito a compiere il mio tragitto con ritorno a casa solo a tappe. Il tutto sotto un discreto solleone e 32 gradi al’ombra che qua non abbonda. Internet funziona sempre peggio. Risveglio brusco, ma non fuori dalla norma. Come diceva Rossella O’ Hara: “Domani è un altro giorno”.

venerdì 2 dicembre 2016

Le sorprese della vita

Oggi (venerdì), mentre ero in giro per Milano ed essendo nella zona, mi è venuto spontaneo  entrare al Consolato Generale di Cuba per la firma sul libro delle condoglianze. Si dava il caso che in quel momento usciva il console di Turchia a Milano, dalla quale ero appena rientrato dopo il blitz raccontato. Entrato nella stanza allestita per l’espletamento di questà incombenza ho notato il grande mazzo di fiori con nastro rosso con a fianco l’ingrandimento di una foto di Fidel Castro che mi è sembrata famigliare, guardandola meglio, mi sono reso conto che era una foto scattata da me il giorno dell’inaugurazione della Scuola del Nuovo Cine Latinoamericano di San Antonio de los Baños il 15 dicembre 1986, giusto trent’anni fa, nell’ambito delle attività collaterali al Festival del Cinema dell’Avana. Lo scatto è stato effettuato in un momento in cui era pensieroso, molto probabilmente sul suo successivo intervento a seguire quello di Fernando Birri e Gabriel García Márquez, presidente della omonima Fondazione del Cinema. Dopo un attimo di stupore e anche di soddisfazione, mi sono ricordato che quell’ingrandimento lo avevo fatto e regalato al Console di circa una ventina di anni prima a Milano, Andrés Gonzáles Garrído, al quale era piaciuta l’immagine e che dopo il termine del suo mandato era rimasta sulla parete dell’ufficio del Console in carica.

Il personale del consolato si è interessato alla storia e origine dell’immagine, dicendo che per loro era quella che preferivano, tanto che mi hanno chiesto di posare per un breve video e una foto che pubblicheranno sul tweet di @consulcubamilano e sul sito facebook del Consolato di Cuba a Milano.



Sotto: con Birri e il "Gabo"in attesa dei rispettivi discorsi, nella medesima sequenza




Istanbul, Costantinopoli...

Ho fatto un salto, con mia moglie, a Istanbul a trovare quello che resta dei miei parenti e devo dire che tempo a parte ho ricevuto una calda accoglienza e ospitalità. Siamo partiti il mar... mattna ed arrivati nel pomeriggio con un tempo di mer...pioggia, vento e freddo.
Il giorno dopo, mer...ha confermato il prefisso, anzi lo ha rafforzato con una gelida tramontana. Solo la mattina di giov... si è avuta una schiarita che ha permesso di vedere la città in tutto il suo splendore, poi, mentre ci si avviava allaeroporto è tornato a prepararsi il maltempo. In ogni caso sono contento di essere tornato nella culla di una parte dei miei antenati dove, dopo quasi quarant’anni, ho trovato uno sviluppo incredibile ed allora imprevedibile.