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giovedì 18 aprile 2019

Nuovo esempio di "Democrazia" e rispetto per gli altri

All’annuncio dato ieri, nel 58°anniversario della (fallita) invasione alla Baia dei Porci, il vice presidente Mike Penn ha aggiunto che oltre al Titolo° della Legge Helms-Burton si adottano altre misure di restrizione che azzerano le disposizioni del precedente Governo, come la stretta limitazione di viaggi se non per uso famigliare e il limite delle rimesse per un massimo di 1.000 dollari ogni tre mesi ai parenti residenti a Cuba.

Tutto ciò per “aiutare” il popolo, nella stessa maniera che “aiutano” Venezuela e Nicaragua.

mercoledì 17 aprile 2019

Dare a Lenin (Moreno) quel che è di Lenin (Moreno)


Si è venuto a sapere che la cessazione di asilo politico a Julian Assange era già concertato da circa un anno, con contatti riservati tra le Autorità ecuatoriane, britanniche e statunitensi, attraverso canali diplomatici delle Nazioni Unite a Ginevra. L’accordo è che il giornalista australiano, seppur estradato negli Stati Uniti NON deve avere una condanna alla pena capitale, anzi, per i reati commessi non dovrebbero essergli comminati più di cinque anni di prigione. Alla luce di questo e per amore della verità, Lenin non è un potenziale assassino, anzi, se così fosse, la situazione di Assange sarebbe paradossalmente migliore dopo 7 anni di “domiciliari” nell’Ambasciata dell’Ecuador. Resta da vedere se le altre parti mantengono i patti… 

L'Avana in Biennale

Dal 12 aprile al 12 maggio, all’Avana si tiene la Biennale 2019 anche in vista del 500° anniversario della fondazione della città. Molti gli spazi e le manifestazioni artistiche, ovviamente non può mancare l’esposizione più visibile sul Malecón avanero, magari accompagnato dall’allegria delle onde.


Da oggi entra in vigore il Titolo III° della Legge Helms-Burton

Oggi il Governo di Strump annuncia l’applicazione del Titolo III° della Legge Helms-Burton che dal 1995 ha aumentato le restrizioni generiche dell’embargo nordamericano a Cuba. Questo articolo prevede la possibilità di ricorrere alle corti degli Stati Uniti per richiedere i danni, da parte di proprietari di beni espropriati, a entità straniere che abbiano commerci con queste proprietà in Cuba. Fino ad oggi questo Titolo della legge non era mai stato approvato nel contesto della medesima, ma era sempre stato derogato e prorogato da tutti i Governi e Presidenti anteriori.
Questa applicazione non avrà moltissima applicazione retroattiva, ma serve da deterrente a futuri investimenti, anche che non abbiano niente a che vedere con dette proprietà.
Inoltre, per altri motivi e prima dell’entrata in vigore di questo titolo III°, l’Istituto Bancario italiano Unicredit è stato multato dalla Segreteria del Tesoro degli Stati uniti della discreta somma di 300 milioni di dollari “per aver effettuato transazioni finanziarie con Cuba, non consone alle Leggi degli Stati Uniti. E a Miami dicono che non esiste nessun embargo e men che meno l’extraterritorialità.

Buona Pasqua a tutti.

martedì 16 aprile 2019

Democrazia e Libertà che belle parole....

Vediamo, sommariamente, quali sono le democrazie sudamericane gradite a Strump e ai suoi “campanèi”. (Vocabolo, un po’ triviale) conosciuto dai milanesi meno giovani per il detto, spero comprensibile: oh che bèi, oh che bèi, tacà al cü ghé i campanèi:
La Colombia, chiave di confine per le operazioni clandestine col Paese vicino, il cui presidente Ivan (non terribile, ma impresentabile) “Donald” Duque ha buttato alle ortiche i patti di pace firmati con il FLN dal suo predecessore, non certo “comunista, Santos che per questa operazione si era guadagnato anche il Nobel per la Pace e ha minacciato di ributtare nella clandestinità gli ex guerriglieri trasformati in Partito politico che comunque ha subito 500 omicidi dalla firma del trattato di pace a oggi. Il disneyano presidente, ha rifiutato qualunque dialogo con l’altro fronte armato oppositore, l’ELN e le popolazioni indigene e la pace interna è rinviata a una lontana data da destinarsi. Oltre a questo, la “democrazia” colombiana ha il triste primato di assassinii di leader sociali e contadini. Solo nel 2018 ne sono stati commessi 189 e quest’anno continuano…
Il Cile, non confinante, con altro presidente impresentabile, Sebastian Piñera, dalla fedeltà assoluta e incondizionata al Grande Fratello del nord che fra le altre cose rifiuta categoricamente di dialogare con le tribù native, Matuta e Mapuche per dare loro maggiori diritti umani, civili e politici.
Il Brasile, dove si è consumato un colpo di Stato parlamentare per deporre la democraticamente eletta Dilma Roussef il cui artefice principale, Michél Témer è attualmente detenuto e accusato di corruzione e dove si è costruito un caso inesistente di corruzione a carico di Lula da Silva che secondo i sondaggi aveva la stragrande maggioranza dei voti per le elezioni dalle quali è emerso Bol somaro, dalle non celate nostalgie nazifasciste e con la volontà di celebrare le peggiori ricorrenze della deposta Giunta Militare degli anni ’80.
Tra le repubbliche non sgradite ci sono l’Argentina di Maurizio Macri che ha demolito l’economia, risorta durante i mandati Kirshner/Fernandez, facendo tornare lo spettro dell’inflazione dovuta ai continui aumenti di tariffe e prezzi pubblici e privati. Ha riaperto un debito pubblico e con l’FMI, azzerati dalla precedente amministrazione, dicendo che era l’unico modo per salvare l’economia e ottenere una ripresa economica. I risultati, purtroppo, li vedono gli argentini delle classi meno abbienti e senza conti correnti a Miami.
A questi Paesi, si aggiunge l’Ecuador del Giuda Lenin Moreno ex braccio destro e delfino di Rafael Correa, grazie al quale ha vinto le elezioni. Oltre aver aperto la strada al patibolo per Julian Assange, come il suo omologo cileno, rifiuta di ascoltare le voci degli indigeni che vogliono salvare il Paese dalla devastazione ecologica in corso e di cui si sono già avute tristi e tangibili prove.
Perù, Paraguay e Uruguay sono in lista d’attesa e in apparente neutralità, mentre la Bolivia è notoriamente un Paese “comunista” il cui regime deve essere abbattuto, secondo il Vangelo (apocrifo) di Strump.

Tutto questo in nome dei Diritti Umani e della Democrazia che i quattro Paesi scomodi applicano in modo diverso.

domenica 14 aprile 2019

Ma dove siamo finiti?

Trumpaccio che da oggi preferisco chiamare Strump, per cacofonia (con una “c” anche se ne meriterebbe due) con l’ex calciatore del Bayern di Monaco vittima delle terribili sfuriate del mitico Trap, sta superando sé stesso dopo aver superato tutti i suoi predecessori. La sua guerra mondiale, più che fredda abbastanza tiepida, ha spostato l’asse principale nel resto del continente americano (verso Sud) che da sempre è considerato il cortile degli Stati Uniti. Sta tentando di abbattere I deboli e ondeggianti equilibri che si erano creati, li vuole demolire in un batter di ciglia. Meno che con le armi convenzionali o peggio atomiche, ha scatenato una guerra senza frontiere con l’America Latina e i Caraibi, non contento delle ricchezze che le sue multinazionali stanno già mungendo da anni. Riassumendo i fatti più eclatanti, dopo aver definito alcuni Paesi dell’America Centrale “di merda”, ha iniziato la battaglia del muro di confine col Messico da dove, secondo lui, entrano solo banditi e violatori negli Stati Uniti. Le immagini, diffuse in tutto il mondo di Strump lanciando rotoli di carta igienica (quasi unici aiuti umanitari) ai portoricani duramente colpiti dall’uragano “Irma”, definiscono da sole il personaggio e il soprannome, quasi letterale.
Le sue pressioni politiche, economiche e diplomatiche hanno convertito in “satelliti”, più che mai, la Colombia, il Cile e il Brasile. L’Argentina ha i suoi problemi interni per potersi schierare apertamente, ma naturalmente simpatizza. Il presidente del gigante sudamericano Bol somaro, ha abbracciato ciecamente la Fede in Strump e i suoi accoliti giurando di seguire le direttive come se fossero la Bibbia e nel frattempo ha minacciato una possibile guerra convenzionale con il confinante Venezuela. Altro prersidente in ginocchio: Ivan (a
suo modo terribile) “Donald” Duque, permette da tempo l’uso della frontiera col Venezuele per l’infiltrazione di gruppi di intelligenza e/o terroristici al servizio della Casa Bianca. È capitolato anche il presidente ecuatoriano Lenin (sic!) Moreno che dovrebbe cambiarsi l nome di battesimo in Mario, come il compianto comico messicano Cantinflas, seppure il suo ruolo è molto più serio e drammatico. Le pressioni nordamericane lo hanno spinto, dopo averlo annunciato da qualche tempo, a togliere il diritto di asilo politico a Julian Assange, consentendo alla polizia britannica di irrompere nell’ambasciata sudamericana per imprigionare il reo di aver pubblicato verità scomode e scottanti sui fatti e misfatti della politica Usa per il mondo con il supporto della CIA e del Pentagono. Adesso il giornalista australiano, chiuso in un carcere noto per la sua bassa percentuale di umanismo, di possibilità di difesa imparziale e giusta, attende l’estradizione negli USA, via Svezia dove è accusato di un improbabile delitto sessuale. Rischia come minimo l’ergastolo se non la pena di morte. Come si dovrebbe definire l’omonimo di Ilich Ulianovich? Credo che potenziale assassino sia la definizione adatta.
Strump, inoltre, ha sospeso gli aiuti economici ai Paesi “di merda” dell’Istmo americano e sta giocando pesantemente soprattutto col Venezuela, dove ha inventato un “presidente interinale” che non è altro che un burattino, politicamente analfabeta e con l cultura generale non eccelsa, i suoi discorsi e interventi lasciano molto a desiderare nei contenuti, al di là di insistere a dire che il Venezuela deve tornare ad essere “democratico” e “libero”, servendo supinamente i suoi padroni che sono quelli che soffocano l’economia e lo sviluppo del Paese. Strump e i suoi consiglieri considerano che la “caduta” del Venezuela avrebbe un “effetto Dominò” con Cuba. Forti anche le pressioni dirette sul Nicaragua e meno intense, ma non trascurabili con la Bolivia. Altri Governi indigesti agli appetiti dello zio Sam.

Cantava Nicola di Bari: Che sarà che sarà che sarà…e gli faceva eco José feliciano con Qué será, que será, que será…

giovedì 11 aprile 2019

Cadrà qualcosa dalla cucina?


Il Blog ritrovato


Dopo questo post pubblicato su FB e l'intervento dall'estero di un parente, sono riuscito a riavere il blog al 100%, alla faccia di Strump.


ALLA RICERCA DEL BLOG PERDUTO

Dal 2007 sono titolare di un blog: “Cuba a 360 gradi” che si può trovare, da lettori, all’indirizzo web http://ilvecchioeilmare.blogspot.com. Dal mese di aprile, la super potente compagnia GOOOOOOOOOGLE che mi ha ceduto gratuitamente lo spazio (bontà sua) ha deciso di riordinare i profili degli utenti eliminando quelli aperti con “Google+” che qualche anno fa consigliava di utilizzare. Certamente la onnipotente compagnia ha tutto il diritto di cambiare le regole del gioco, ma…dopo aver sottoscritto solo qualche giorno fa un protocollo d’intesa col Governo cubano per “migliorare i servizi di Internet” ha escluso, grazie ai diktat del democratico fuhrer Trumpaccio, la possibilità di utilizzare alcune delle sue “tools” da Cuba, compresa la possibilità di cambiare il profilo Google+ per gestire molti dei dati con cui ci si era iscritti.
Nel mio caso non posso più aprire, come amministratore, il blog (che è ancora accessibile ai lettori) per poterlo aggiornare, pubblicare e leggere le statistiche di accesso.
Una volta di più, Trumpaccio ha superato alla grande i suoi predecessori che non hanno mai voluto eliminare il pesantissimo embargo firmato da JFK quasi 60 anni fa che viene alternativamente alleggerito (poco) o inasprito (molto) dai vari Presidenti in carica che si avvalgono di alcune facoltà, ma non lo possono abolire senza il voto del Parlamento. Questa sanzione non è solo di carattere commerciale, fra l’altro a determinate condizioni gli americani possono vendere, ma non comprare prodotti a Cuba, ma soprattutto dalle restrizioni economiche e finanziarie nelle transazioni con Paesi terzi che sono di carattere extraterritoriale e contrarie alle leggi internazionali. Gli USA, padroni assoluti del web, lamentano la scarsa diffusione di Internet a Cuba, ma i loro cavi di fibra ottica circondano l’Isola senza toccarla. Non è una novità che ci siano siti nordamericani da cui si possono scaricare applicazioni che sono “DENIED” o “FORBIDDEN” entrandovi da Cuba. Chi viene a Cuba per turismo con un PC lo può constatare uno degli ultimi, assieme ad altri, è Acrobat Reader. Come tutti gli intelligentoni credono che queste misure danneggino il “Regime”, mentre chi può fa un viaggetto all’estero e scarica tutto quello che vuole, come ad esempio le ambasciate cubane disseminate per il mondo che ammesso fossero sotto controllo, nessuno impedisce ad un funzionario di andare in un posto pubblico o privato e riempire pc, dischi esterni e memorie USB di tutto quello che vuole, gratis o a pagamento. Stesso principio che vale per lo strangolamento dell’economia particolarmente violento di questi tempi in Venezuela che penalizza il popolo che voglia o no appoggiare il Governo che siccome non piace agli Stati Uniti, ed ai suoi satelliti retti da “Berlusconi della pampa”, “del Samba”, “della Cumbia” o “delle Ande” viene ritenuto “illegittimo”. Sarebbe legittimo, invece, il burattino politicamente analfabeta e culturalmente bassino che si è autoproclamato presidente in quanto previsto dalla Costituzione, la quale dice che il Presidente interinale prende i poteri qualora il Presidente in carica sia impedito per morte o gravi limitazioni, Fra l’altro, secondo la Costituzione, avrebbe dovuto convocare le elezioni entro 30 giorni dalla sua “presa delle funzioni”. Tempo abbondantemente scaduto. Come “prova di solidarietà”, lo scorso febbraio, nel tentativo di un “golpe”, hanno parcheggiato alcuni camion di “aiuti umanitari” portati dall’USAID, notoriamente succursale della CIA. Non certo dalla Croce Rossa Internazionale, i cui aerei sono stati accolti, per quel che potessero risolvere. Vista l’impossibilità di penetrare dalla frontiera con la Colombia, i veicoli sono stati dati alle fiamme, in territorio colombiano, da provocatori addossando la responsabilità al Governo venezuelano dicendo spudoratamente che i veicoli si trovavano già in quel territorio.

In ogni caso questo sfogo latente da un po’ di tempo e ispirato dalla mia limitazione, di cui non credo essere l’unica vittima, è presente dopo diversi giorni di assenza dal web in quanto le notizie di stampa e i media in generale mi hanno fatto venire la nausea da ambo le parti vuoi per i silenzi, o peggio, per le manipolazioni, invenzioni, bugie, manipolazioni, calunnie e disinformazione che mi hanno tolto la voglia di scrivere. Amen. 

lunedì 18 marzo 2019

Milano, 1848

Sono passati 171 anni dall'inizio delle 5 Giornate di Milano. Visto che l'umanità è divisa in Stati e Comunità, sarebbe bello che ci fosse una convivenza pacifica e ugualitaria, senza ingerenze di tipo più o meno coloniale o di sopraffazione. Indipendenza e sovranità.

sabato 16 febbraio 2019

Arroganza, prepotenza e libertà di stampa

Il giornalista cubano-americano, Juan Manuel Cao che peraltro, nonostante i diversi punti di vista considero un gran professionista, ha detto: “durante una intervista, deve porre domande che non piacciono all’interlocutore”. Non so se è una citazione o proprio parole sue, comnque sono d’accordo. Non sono d’accordo, invece, sul termine che si abusa di “Stampa libera”, credo invece più consono “Stampa pluralista” o al massimo “indipendente” se lavora come “free lance”, dal momento che ogni  giornalista, credo, scrive quello che piace al suo editore o esprime le sue idee personali, pertanto non è libero nemmeno ideologicamente. Detto questo sono perfettamente d’accordo che da qualunque parte venga la domanda o il reportage tutti devono avere il diritto di svolgere il proprio lavoro, indipendentemente da come la pensino o da chi vengano pagati facendo anche domande o inchieste scomode, possibilmente avendo una risposta a parole o fatti.
È altrettanto vero che in alcuni Paesi non esiste la Stampa pluralista, ma solo quella a senso unico e francamente non lo condivido, però nei Paesi in cui esiste questa Stampa pluralista, erroneamente chiamata “libera”, succede che spesso e volentieri le notizie vengono manipolate, probabilmente in malafede. Un esempio recente, diffuso nel mondo anche dalla CNN,  è quello del ponte che unisce Venezuela e Colombia, costruito e pagato dal Venezuela che non è MAI stato utilizzato ed è stato barricato per evitare infiltrazioni o invasioni da quel lato, mentre dalla città colombiana di Cúcuta ci sono altri due ponti che uniscono i due Paesi, il più importante dei quali è il Simón Bolívar dal quale transitano quotidianamente migliaia di venezuelani per ricevere aiuti umanitari in Colombia, ma la stragrande maggioranza ritorna poi nel suo Paese.
Altra manipolazione è quella degli “aiuti umanitari” che in effeti ci sono, ma sono una goccia nel mare rispetto agli oltre 30 MILIARDI di dollari, venezuelani, che gli Stati Uniti mantengono congelati oltre ad aver accolto i capitali dei ricchi venezuelani, molti dei quali proprietari di catene di supermercati che hanno cessato di funzionare in quanto gli stessi proprietari hanno esportato i capitali ed hanno smesso di rifornire. La questione non è di questi giorni, viene da lontano, da circa vent’anni quando i venezuelani hanno eletto liberamente, la prima volta, Hugo Chávez e quindi un Governo non soggiogato ai loro voleri.
Non sarà che se ci sono dei Governi totalitari, magari li hanno creati e li mantengono con le loro azioni di embarghi, appropriazioni, pressioni, minacce e invasioni di Paesi terzi invece di tenere un dialogo profiquo per tutti?
L’ultimo discorso del vice presidente Mike Pence riferito al Venezuela, ma indirizzato anche a Cuba, Nicaragua e Bolivia, se non fosse tragico farebbe morire dal ridere, ecco alcuni estratti: “...Maduro deve andarsene...”, “...Maduro non deve sfidare la volontà degli Stati Uniti...”. Non si tratta di ingerenza e minacce a un Paese indipendente? La perla più bella è questa: “...un Paese normale esporta il bene...”. Evidentemente il suo Paese non è “normale”, in quato ha esportato ed esporta guerre, morte e distruzione in tre quarti del mondo dov ha disseminato oltre mille basi militari. Per non parlare del Paese libero, alleato genuflesso, di Colombia, dove solo nel 2018 sono stati assassinati quasi 200 leaders sociali...e non è finita. Ma la “Stampa libera”, se non lo ignora lo sottovaluta pesantemente. Le tonnellate di cocaina che vengono inviate nel mondo e principalmente negli Stati Uniti sono solo un dettaglio.


martedì 12 febbraio 2019

Spagna con la febbre alta...

Dopo la crisi ben più grave, dolorosa, difficile e di livello internazionale del Venezuela, anche la Spagna sta attraversando un momento difficile, probabilmente il più difficile dopo il Franchismo o Falangismo che dir si voglia. Un Paese simile all’Italia per molti versi, uno dei quali, oltre alla cultura latina con le sue radici linguistiche, più che la maultietnia, il multicampanilismo.
In Italia esistono minoranze: Ladini, Altoatesini, Grecoalbanesi, Sardi, per esempio, ma a parte alcuni rigurgiti, violenti, superati da parte degli altoatesini le acque si sono calmate e queste comunità si sono ben inserite nella Repubblica Italiana, nonostante la differenza dei dialetti o delle vere e proprie lingue e nonostaqnte i falliti intenti separatisti della Lega Nord che giocoforza ha dovuto cancellare il suo appellativo geografico per ottenere consensi nel resto della Nazione.
In Spagna, adesso, si è svegliato il “nazionalismo” catalano che pretende di avere una “lingua” propria che invece è solamente una deformazione dialettale del castigliano, come può esserlo, in forma minore, il galiziano o altri. Credo che nella Penisola Iberica, gli unici di etnia differente siano i Baschi, i cui territori sono in parte condivisi con una parte della Francia sud occidentale e che realmente parlano una lingua completamente differente da quelle neolatine o romanze. Questi “non spagnoli”, hanno avuto moti, anche violenti, negli anni ’70 e ’80 per ottenere l’indipendenza, ma alla fine hanno (credo) capito che l’unione fa la forza e nonostante tutto, oggi, fanno parte del Regno di Spagna con certe autonomie come altre regioni, incluso la Catalogna, in modo pacifico el il loro antico braccio armato: l’ETA è un partito politico rappresentato nel Parlamento.
Il Governo di Sánchez è in crisi e quasi sicuramente, entro domani (mercoledì) si annunceranno le elezioni anticipate per il prossimo aprile.
Non credo che questo risolva i problemi politico economici che ha la Spagna in questo momento e sicuramente non quello della Catalogna, dove il movimento independentista è in forte maggioranza.
Da non politologo, ma semplice (opinabile) opinionista a seguito limitato,.credo che la soluzione migliore sarebbe quella di mettere sul tappeto un Referendum Costituzionale in cui si chieda, oltre al Cambio della Carta Magna, l’istituzione di un Paese Federale e Multinazionale che riunisca gli stati federati sotto la bandiera spagnola e allo stesso tempo chieda ai cittadini se desiderano mantenere una monarchia completamente inutile (si vede anche in questi momenti) e che serve solo a sperperare risosse economiche.
Con questo ovvimente non intendo interferire negli affari interni, cosa che non avverrebbe comunque, ma dico solo il mio parere, non si sa mai che “qualcuno che conti”, ne possa venire a conoscenza e ci possa ragionare sopra. La speranz e l’ottimismo sono gli ultimi a morire,la Spagna attuale, invece, è in agonia,


sabato 9 febbraio 2019

Fiera del Libro

Dallo scorso giovedì 7 al 17 di febbraio, è aperta la 28° edizione della Fiera Internazionale del Libro dell’Avana, nella sua tradizionale sede del Parque Morro-Cabaña e relative sub sedi. La manifesstazione si estenderà fino all’inizio dell’estate spostandosi nelle differneti province. 

giovedì 7 febbraio 2019

Libertà di morire

Non si tratta di eutanasia, ma del fatto che un  bambino di quattro anni è stato "libero" di uccidere (senza volerlo) la madre di 27 con un colpo della pistola che aveva liberamente trovato sotto un cuscino. Questo è solo uno dei 40.000 omicidi annuali da arma da fuoco nel Paese della Libertà.

mercoledì 6 febbraio 2019

Trumpaccio, elefante in una cristalleria

Il Trumpaccio sembra proprio più determinato di ogni suo altro predecessore, pur reazionario e conservatore che fosse, a sterminare i nemici dell’America che nel suo linguaggio si traduce in Stati Uniti d’America. America first! e America agli americani sono i suoi slogan preferiti, trascurando il fatto che i “veri” americani sono i nativi “scoperti” solo dopo l’arrivo del buon Cristoforo (genovese o piacentino?) Questo è il dilemma.
Dopo che per anni i suoi colleghi democratici o repubblicani che fossero hanno proseguito con la coda del Secondo Conflitto mondiale, ha deciso (forse anche visti gli insuccessi) di ritirare il contingente militare in Siria dove pur di abbattere un governo legittimo ha sostenuto i veri nemici dell’Occidente: il cosiddetto “Stato Islamico”, lasciando un contingente in Iraq per “sorvegliare l’Iran”.
La mia paura, forse non solo mia, è che questa mossa sia la preparazione per un intervento militare in Venezuela dove ha fatto di tutto e di più per far approvare una “presidenza reggente” con l’aiuto di Governi leccapiedi, in America e anche in Europa. Peccato che alla lunga questi signori si pentiranno, qualora succedessse, di aver moltiplicato lo strapotere mordamericano nel mondo.
La maggior parte dei media principali che esistono sono di proprietà nordamericana o comunque difendono le loro teorie, in buona o malafede, così come diversi governi che ai tempi dell’URSS si sarebbero definiti “satelliti”. A proposito di questo, l’attuale Repubblica Fedreale di Russia è accusata da diverse parti di essere “comunista”, solo perchè ha una visione di rispetto e non ingerenza in Paesi terzi.
La campagna, prima economica e a desso anche mediatica contro il Presidente del Venezuela è incandescente, come se la colpa felle carenze fosse solo ed esclusivamente sua. Si trascura che i primi a mettere in ginocchio il Paese sono stati i ricchi borghesi proprietari di grandi catene di distribuzione che hanno abbassato le serrande e trasferito i loro capitali all’estero, anzi, negli Stati Uniti.
Questi lacché definiscono i Governi sgraditi come feroci dittature dove si calpestano i diritti umani e si fomenta il terrorismo. Ma da che pulpito viene la predica? Da chi mantiene la prigione di Guantánamo o aveva usato quella di Abu Graib, tanto per citare nomi e fatti noti come luoghi di tortura, quelli sconosciuti probabilmente non si contano.
In merito al terrorismo che hannoa vuto il piacere di subire anche loro in qualche occasione, credo proprio che il maggior creatore, organizzatore e protettore di terroristi siano propri i “democratici” Stati Uniti d’America. Il Paese della libertà, anche quella di morire di fame, vivere nell’indigenza o  essere discriminati e calpestati per non essere anglosassoni.
La minaccia di un’America agli americani (tipo Tumpaccio) è ogni giorno più vicina e reale. Mi congratulo con il Governo (di destra) italiano, per non essersi sottomesso come la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea.

Magari ci fosse un’altra Little Big Horn, magari non tanto little. Forse ci sarebbe una speranza in più per lumanità

Evoluzione del traffico all'Avana

In questi ultimi anni il “traffico” veicolare è notevolemente aumentato rispetto agli anni precedenti al “periodo especial”, quando la benzina super era razionata (a me toccavano 120 litri al mese), la normale quasi introvabile e il diesel era solo per l’agricoltura o alcuni veicoli statali tipo autobus o pochi altri, i camion “Kamaz” erano a benzina. Con l’avvento del periodo di emergenza i carburanti erano ancora più scarsi e venivano venduti solamente in valuta, ma liberamente, secondo la disponibilità, cosa che poi è rimasta definitivamente. Iniziava il breve regno delle goffe e pesantissime biciclette cinesi, poi trasformate in bicitaxi.
Quei tempi mi ricordavano il secondo dopoguerra italiano fino alla metà degli anni ’50, quando è “nata” la Fiat 600, seguita poi dalla 500 che hanno accompagnato il “boom” economico, la crescita esponenziale del traffico e migliorato la tecnologia costruttiva dei veicoli a quattro ruote nazionali con i loro impianti produttivi, ma non solo, abbattendo i costi di produzione. Oltre a tutta una serie di veicoli storici e gloriosi, le prime ad essere pensionate, in quel periodo, furono le “Topolino” nelle loro versioni A, B e C, le auto della piccola borghesia. Le classi meno abbienti hanno cominciato ad avere accesso alla mobilità su ruote.
Una delle tante stranezze di Cuba è che un litro di carburante costa l’equivalente di oltre una giornata di lavoro, ma il traffico è in costante aumento con densità non ancora preoccupante, ma con piccole code e rallentamenti, allora impensabili.  Inoltre il costo dei veicoli è superiore a quello delle case. Il prezzo di un auto nuova è calcolato col “coefficiente 8” vale a dire che il suo costo di mercato è moltiplicato x 8, ovvero un’auto da 10 mila dollari ne costa 80 mila, si acquistano unicamente tramite i canali dello Stato e l’importazione è severamente vietata. Contestualmente è stata autorizzata la compravendita tra privati.
Quelle usate e quasi totalmente superiori ai 30 anni per le ex sovietiche e polacche o di oltre 50 per le folkloristiche americane, hanno a loro volta prezzi assurdi. Oggi, si vedono circolare molte Peugeot, Citroen, Renault, Volkswagen, oltre a varie marche asiatiche di media cilindrata che costano quasi come Ferrari o anche alcune auto tipo Mercedes, Audi, BMW o Suv 4x4 seppure non in modo massiccio, le quali raggiungono (quasi) il prezzo di una Rolls Royce. Vero è che molte hanno la targa “E” (Embajada), “D” diplomatico, “K” se con bollino azzurro di impresa mista o straniera e se priva di bollino indicano la proprietà privata di tecnico straniero con residenza temporanea, “T” con bollino blu per turismo o comunque a noleggio, oppure “B” con bollino azzurro che indicano la proprietà di azienda o organismo statale, ma molte esibiscono la targa “P” ovvero particular (privata). Vero anche è che alcune di queste vetture non recentissime, magari sono state importate da chi fosse autorizzato, in tempi in cui era ancora permesso o acquistate con i risparmi e l’autorizzazione, poi revocata, di chi aveva compiuto missioni internazionaliste. Altro problema è rappresentato da accessori e ricambi, praticamente introvabili e solo di possibile importazione (questa è consentita), però solo cambiare una gomma può costare oltre un anno di stipendio normale.
A questo si aggiunge, nonostante lo stato disastrato delle strade, il moltiplicarsi delle moto, maggiormente di piccola cilidrata, se a motore, oppure a trazione elettrica si provenienza cinese o comunque asiatica. Di tanto in tanto si intravvede ancora qualche “Ural” con sidecar, la brutta copia sovietica delle BMW tedesche degli anni ’40 usate in guerra, oppure le “Soyuz”, più voluminose che potenti o ancor più rare le “MZ” o “Java”. La scarsa conoscenza del codice o il menefreghismo di questi  motociclisti rappresenta un pericolo, sopratutto, per la loro incolumità e problemi per conducenti di veicoli a quattro ruote che peraltro, molti di loro, non sono il massimo di educazione e/o abilità.

La maggior parte di questi veicoli elettrici è di poca potenza, ma ce ne sono alcuni abbastanza veloci e potenti fatti ad imitazione di grosse cilindrate a motore tradizionale. Il bello è che questi piccoli bolidi sono esenti da immatricolazione e relativa targa. Non mi sembra il caso dell’estremismo del Guatemala dove anche le biciclette sono targate, ma penso che almeno per i veicoli di maggior dimensione e potenza, seppure a trazione elettrica si dovrebbe prendere qualche misura amministrativa.