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venerdì 28 aprile 2017

Arrivederci a singhiozzo e tempo indeterminato

Appena rientrato dalla Florida, mi sono trovato nel pieno dell'impegno per il trasloco di casa. Da lunedì (1° maggio) sarò senza telefono fisso a tempo indeterminato e quindi mi sarà ancora più difficoltoso connettermi per scrivere queste ed altre scemenze, oltre che accedere alla posta elettronica.
Spero, ma ne dubito che questo "isolamento" non sia molto lungo e in casi di emergenza rimane il cellulare con sms o mi posso recare a un punto wi-fi con disagio e relativi costi elevati.
Ricordo a chi volesse o potesse contattarmi il numero di cellulare: +53 53601038.
Un caldo arrivederci a tutti gli affezionati lettori e non di questo blog.
Cercherò, appena avrò le coordinate di pubblicare i link dove trovare il mio libro, quasi fotografico, "La rinascita del turismo a Cuba, vista da un italiano". Ricordo che si tratta di e-book.

Un affettuoso saluto ai lettori abituali, o no, di questo blog. 

ilvecchioeilmare, al secolo Aldo Abuaf.

I primi 100 giorni di Donald

Il Trumpone sfiatato, che crede di poter governare un Paese come fosse una delle sue prospere aziende, come un suo illustre predecessore, oggi allevatore di agnellini, per riguadagnare la popolarità in picchiata, ha sbandierato agli “americani” che “ci sarà una riduzione di imposte mai vista”. Naturalmente a favore dei ricchi, ma questo non lo ha detto. Intanto ha fatto retromarcia sull’uscita dal Trattato di Libero Commercio con Messico e Canada. Nel frattempo dopo condividere con Obama il fatto che il Venezuela è una minaccia alla sicurezza nazionale (!!!???) e ribadire che il muro di frontiera col Messico va costruito, mostra i muscoli alla Corea del Nord che non è certo il Paradiso ed è governata da una dinastia con seri problemi psichici. In ogni caso, una penisoletta nel sud est asiatico, con tutte le prove di missili, alcuni dei quali scoppiano al decollo e di prove di armi nucleari, per una persona sana di mente, può rappresentare un “pericolo mondiale?”. Ovviamente lo potrebbe anche rappresentare se fosse aggredita come lo fu negli anni ’50 dagli stessi “americani” che per terminare il conflitto, ben lungi da casa propria, arrivarono all’accordo di dividere lo Stato in due lungo la famosa linea del 38° parallelo, con una Corea del Sud trasformata in colonia e una Corea del Nord chiusa sempre più a riccio e con il diritto a fare di tutto perché il fatto non si ripeta. In questo senso siamo veramente di fronte a una possibile terza e definitiva, per l’umanità, Guerra Mondiale.


sabato 22 aprile 2017

Le americanate non finiscono mai 2

Le americanate non finiscono mai...1

Orlando è il Luna Park degli Stati Uniti, la Disney ha 4 enormi parchi tematici e la Universal 2. Solo i parcheggi hanno la vastità di diversi campi di calcio su diversi piani. Ogni giorno, in particolare nei fine settimana i visitatori, per ogni parco e i dintorni che offrono divertimenti  servizi e spettacoli non a pagamento o ristoranti bar e chioschi di tutti i tipi, sono molte decine di migliaia. Naturalmente il "kitch" si spreca, come gli spazi.




martedì 18 aprile 2017

Vite di cubani in Florida

Durante la mia permanenza in Florida, questa volta come le altre, ho avuto occasione di imbattermi in molti cubani che hanno lasciato l'Isola per i più diversi motivi e in tempi diversi.
In questo viaggio mi sono imbattuto in un ex ufficiale della Seguridad del Estado che chiamerò Antonio, era stato destinato a lavorare sotto copertura con imprenditori stranieri e alla fine si è lasciato corrompere dalle sirene del capitalismo e a suo dire, felicemente e senza pentimenti in quanto si è creata un'ottima posizione qua, dopo aver trascorso diversi anni in altro Paese.
Quello che mi ha più colpito è stata la storia di una coppia, unita da 55 anni e le cui famiglie se ne erano andate nel 1959 in quanto non condividevano le idee di chi capeggiava la Rivoluzione. Entrambi originari di Pinar del Río, la famiglia di lei, M.A., si era trasferita all'Avana e viveva di fronte all'hotel Comodoro, la famiglia di lui, C., invece si era trasferita a Cojimar. Nel 1959, con loro adolescenti, entrambe le famiglie decisero di emigrare a Miami, in attesa di tempi migliori che pensavano non tardassero tanto.
Lui abitava in una grande casa sulla collina di Cojimar e quando la famiglia decise di rendere noto l'espatrio, la casa venne espropriata dallo stesso Fidel Castro che dopo poco tempo la consegnò a Ernesto "Che" Guevara il quale necessitava un posto tranquillo per scrivere uno dei suoi primi libri: "La guerra de guerrillas". Nel 1959, c'erano ancora relazioni diplomatiche ed economiche fra gli Stati Uniti e Cuba, seppure con i primi contrasti che però non impedivano il movimento fra i due Paesi, aerei e traghetti funzionavano regolarmente.
Nel va e vieni, durante le procedure dell'esproprio, lo stesso "Che" Guevara consentì alla famiglia di C. di portare via tutto ciò che era di loro interesse da dentro la casa e così fecero.
Anche alla famiglia di M.A. venne permesso di portare via tutte le suppellettili che ritenessero necessarie o di valore, anche affettivo. Oggi, nella loro casa di Orlando si trovano mobili, suppellettili, arredi e oggetti ormai di antiquariato, dal momento che appartenevano ai genitori o ai nonni della coppia. Adesso si godono la pensione dopo una vita da professionisti, architetto d'interni lei e avvocato lui.
Quello che mi ha colpito nei due casi, seppure per motivi diversi, è che in entrambi i casi non c'è la rabbia, l'odio o il risentimento (a volte gratuito) che manifesta gran parte dei cubani della Florida. In entrambi i casi c'è soltanto malinconia.
Nel caso di "Antonio" perché ha raggiunto il benessere e il tenore di vita che sognava, mentre nel caso di C. e M.A., probabilmente, la loro fede religiosa li sostiene nell'affrontare le esperienze di vita. Entrambi, cresciuti cattolici, hanno abbracciato la fede Mormone, essendo fra i notabili di questa comunità a Orlando con la presenza di numerosi tra figli e nipoti.

domenica 16 aprile 2017

Nel "Buen Retiro" di Donald (3, fine)

Un'occhiata alla zona del porto, ubicato di fronte alla "Trump (one) Plaza".