domenica 31 gennaio 2016

Etecsa risponde (per adesso verbalmente)

Oggi (domenica) mi sono recato all'ufficio commerciale di Etecsa che amministrativamente lavora 7 giorni su sette. Mi ci sono recato per rivedere le condizioni del mio contratto di Internet e ho anche ricevuto una risposta verbale al mio reclamo scritto di qualche giorno fa.
Evidentemente, come mi hanno detto, non sono l'unico a lamentarmi del servizio e il pessimo funzionamento riscontrato ultimamente si deve all'insufficienza e obsolescenza del server che fra l'altro è oberato di richieste per i molti contratti di navigazione "Nauta" rilasciati in questi ultimi mesi che seppur diretti al servizio per i telefoni cellulari, si avvale del server per i servizi alle linee fisse.
Di ADSL nemmeno parlarne, è disponibile solo per i residence e alberghi, a prezzi astronomici. Mi hanno detto di essere coscienti del problema e che si cercherà di porvi rimedio...senza avere una scadenza in vista.

Rapidamente...si fa per dire

Il film cubano "Vestido de novia" ha ricevuto il premio dei giornalisti e reporters di New York e l'attrice Isabel Santos ha ricevuto quello per la miglior partecipazione da non protagonista.

Il famoso pianista Chucho Valdés è stato inserito nel Salone della Fama dei musicisti latini.

Sono arrivate alla Marina Gaviota di Varadero 54 imbarcazioni provenienti da Key West che partecipano alla regata "República de la Concha" concludendo così la prima parte delle tre previste. La seconda prevede una gara sul litorale della penisola matancera e la terza quella sulla tratta Varadero - Marina Hemingway, all'Avana.

sabato 30 gennaio 2016

Turismo e tuttologia a Cuba

Con un po’ di pazienza, per l'attesa che si aprisse, sono riuscito a leggere questo articolo di Repubblica apparso nella finestra dedicata alla rassegna stampa del blog. Un pezzo che per quello che si riferisce all’aspetto puramente turistico si può dire ben fatto. Diverso è se si tengono conto le opinioni della giornalista su aspetti climatici, politici e sociali. Uno dei più gravi errori che si commettono, non so se solo parlando di Cuba, ma sicuramente in maniera più accentuata, in questo caso, è di “avere capito tutto” soltanto dopo un breve o anche medio soggiorno. Nel caso specifico immagino sia stato breve e considerata l’esperienza del momento come “assoluta” e generale, specie parlando del tempo (meteorologico) che probabilmente ha trovato la redattrice del reportage. Anche certe affermazioni sulla situazione politica sembrano dettate da fonti improvvisate e non “incrociate” con altre. Ho evidenziato in neretto quello che non mi sembra rispondente alla realtà e qua sotto riporto il testo integrale e i miei commenti.
Da La Repubblica:
Scoprire la vera Cuba. Prima che l'embargo abbia effetto
Da Avana a Trinidad a Santiago. Un itinerario con tappe nelle casas particulares, i bed & breakfast locali. Per assaporare l'anima dell'isola caraibica adesso
di Geraldine Schwarz
26 gennaio 2016
Scordatevi di vedere già gli effetti della fine dell’embargo. Anche se dopo più di cinquant’anni lo scorso luglio è finita l’era glaciale tra Usa e Cuba,  i primi  risultati si vedono per lo più,  nella curiosità di un afflusso turistico che aumenta di giorno in giorno e non nella vita reale dei cubani. Del resto, se state programmando un viaggio a Cuba, dovete essere pronti a vedere due isole: Le due Cuba, quella dei turisti e quella dei cubani, Cubamerica e Cubafrica, per uno shock culturale assicurato. Se non altro per l’accoglienza e il calore del popolo cubano, che guarda negli occhi l’interlocutore ed è pronto ad arrivare in aiuto per qualsiasi esigenza. I cubani infatti sono spinti dalla consapevolezza che il turismo sia un valore aggiunto per l’isola, e quindi vogliono preservarne il valore, inoltre sono curiosi, avendo le frontiere chiuse, di avere uno scambio di opinioni con gli stranieri. Anche se a volte, che si tratti di uomo o donna, si “accollano” esageratamente al turista, l’atteggiamento ospitale fa superare questa caratteristica. Se avete quindici giorni da spendere e un viaggio da programmare, se volete resettare un “download emotivo” o spezzare il ritmo occidentale, Cuba è il posto giusto.


Dall’Havana a Santiago, da est a Oriente, come dicono i cubani, passando per la “suave” Trinidad considerata un museo a cielo aperto, dove arrivavano gli schiavi dall’Africa, per la coloniale Camaguey, per le spiagge bianche dei cayos (le isolette sparse su tutto il territorio, collegate alla terraferma con strade costruite sull’acqua) e per decine di villaggi sterrati che ricordano l’Africa, l’isola delle contraddizioni, offre natura spettacolare, prevalentemente sole tutti i giorni dell’anno (non da ottobre a novembre e durante il periodo delle pioggie a maggio) mare caraibico e movida cittadina a base di moijito, rum e sorrisi. E soprattutto musica, ad ogni angolo di strada, anche sugli autobus, se li prenderete.  Ma così come ci sono due Cuba, ci sono anche due modi di vivere l’isola. Potete fare i turisti con pacchetti preconfezionati, alloggiare negli alberghi, frequentare i villaggi delle isole, (i cayos) e andare in quel paradiso di Varadero o di Guardalavaca. Potete viaggiare in taxi, e spostarvi con gli autobus della viaAzul la linea che trasporta solo turisti e conoscere altri stranieri nei locali suggeriti dalla guide e nelle discoteche per occidentali.

O altrimenti, se volete vivere una Cuba più spartana e più vera potete anche viverla un po’ come i cubani ma ci vuole un po’ di spirito di avventura. Allora cambierete una parte dei soldi in dollari cubani (Cuc o pesos convertibile) e una in moneda nacional (i pesos locali che usano i cubani) non prenoterete nulla, e alloggerete nelle casas particulares, come dei bed & breakfast gestiti dai privati nelle loro case di persone comuni e che preparano ottime colazione a base di frutta e tortillas (da cercare senza prenotazione appena giunti nei luoghi che intendete visitare). Vi metterete al centro della carretera (la strada maestra) ad aspettare la “guagua” autobus del trasporto pubblico nazionale (frequentati quasi esclusivamente da per cubani) che passano a tutte le ore del giorno e della notte e che se non sono pieni, si fermano ad un cenno della mano anche nel cuore della notte. E chissà, magari viaggerete un po’ come dei rifugiati, anche sui camiones, vecchi camion di trasporto merci, ora adibiti alla meno peggio anche al trasporto passeggeri dove per pochi pesos nacionales si attraversa il paese con qualche rigidità ma con molto divertimento. Comunque vogliate affrontare il viaggio tra le mete da visitare ecco l’Havana, la capitale. La più affascinante è senza dubbio la parte dell’Habana Vieja che nel suo intreccio di vie strette ricche di testimonianze architettoniche del passato e di attrazioni per i turisti concentra in sé tutte le contraddizioni dell’isola. Ritenuta dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, come altri 9 siti dell’isola, qui si alternano bellezze barocche e coloniali recuperate nei loro vividi colori, a palazzi fatiscenti, negozi di pregio a botteghe scalcinate, gruppi di turisti a gente in fila con la tessera per ritirare la libreta, un certo quantitativo di cibo giornaliero (riso, zucchero e olio, per lo più) che il governo concede ad ogni cittadino cubano, cosa che in altri paesi dell’America Latina purtroppo non avviene. 
La passeggiata si snoda  da Plaza de la Catedral a la plaza Vieja, con uno sfoggio nella centrale calle Opispo piena di negozi e turisti che conduce al parque central. Altre mete cittadine da non perdere sono Plaza de la Revolucion, il cimitero coloniale, il  quartiere del Vedado con i suoi boulevard e i mille locali dove bere e mangiare e una sgambata sul Malecon, il celebre lungomare, preferibilmente al tramonto. Dall’Havana si raggiungono facilmente in giornata anche alcune località della Playa del Est, da Playa santa Maria a Guanabo e merita almeno una gita o qualcosa di più la zona di Pinar del Rio e la valle di Vinales, molto lontana dal rumore cittadino della capitale e immersa in un’atmosfera naturale sospesa, in un paesaggio unico, disseminato di colline verdi di formazione calcarea a forma di panettone che qui chiamano mogotes dove si possono visitare fabbriche di sigari e piantagioni di tabacco.

Per continuare il viaggio a 400 Km dall’Habana c’è Trinidad, una cittadina coloniale del ‘500 perfettamente conservata, protetta dall’Unesco per il suo carattere inimitabile. Coloratissima, ridente, piccola e a misura d’uomo, con il mare e la spiagga de l’Ancon a venti minuti, lo scenario qui è ancora diverso. Immersa nella valle de Los ingenios, tra piantagioni di canna da zucchero e antichi ricordi degli schiavi, tra carretti a cavallo che attraversano le strade, e contadini, la gente semplice del luogo accoglie i turisti che possono fermarsi  dormire in una delle centinaia di case particular. Apparentemente tranquilla, questa cittadina che sembra vivere in un’altra era, rivela al calar del sole la sua vitalità notturna con la casa de la Musica che ogni sera sin dalle 20 propone dal vivo salsa e ritmi afrocubani. Piena di ristoranti ricavati in ex case coloniali per tutti i gusti (dove però alla fine si mangia sempre solo, riso e pollo o bistecca di maiale o le celebri piccole aragostine rivisitate in tutte le salse) la notte di Trinidad fa le ore piccole tra corsi di salsa, balli e cocktail a base di rum.

Da provare, solo qui la Canchanchara a base di miele, limone e uno shottino di rum. Tante le mete da un giorno che si possono raggiungere da qui. Dalla Valle de los Ingegnios dove ci sono ancora piantagioni di canna da zucchero, e lagune di acqua dove tuffarsi sotto una casacata, che si può anche visitare a cavallo, alla Sierra del Escambray da cui partono bellissimi sentieri naturalistici in montagna. Chi ama il Che Guevara può fare una sosta a Santa Clara, dove c’è il Museo Memoriale dedicato all’eroe della rivoluzione per ripercorrere la sua storia grazie anche alle fotografie storiche e ai tanti oggetti personali a lui appartenuti. E da qui non è difficile raggiungere i cayos settentrionali,  le piccole isolette caraibiche quasi attaccate alla costa che stanno diventando dei luoghi molto frequentati dai turisti grazie alla formula all inclusive dei villaggi. Praticamente interdetti ai cubani, che possono frequentarli solo in viaggio di nozze o se vi lavorano, i cayos sono solo, per i turisti, anche per i prezzi che hanno (circa 50 euro a notte) e si raggiungono pagando un pedaggio di sei euro (sei CUC in dollari cubani).
Chi decide di proseguire verso Santiago ha ancora molta strada da fare e per centinaia di chilometri vedrà solo villaggi sterrati e natura incontaminata. Lungo la strada, colpisce l’assenza di pubblicità a parte qualche cartellone di propaganda con il volto di Fidel Castro e degli eroi nazionali che hanno partecipato alla rivoluzione. Una tappa intermedia prima di Santiago può essere Camaguey. La città, dal forte fascino coloniale, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco  è una delle sette città fondate da Diego Velasquez nel 1515.  Ricca di chiese è stata visitata anche da Giovanni Paolo II ed  ha un centro storico molto ben conservato su cui spicca la bellissima piazza san Juan de Dios. Infine ecco la rumorosa Santiago casa degli  afrocubani vera mezcla di culture e di razze. Qui la musica del Son è in strada, ad ogni angolo, la vita è ancor più chiassosa che a L’Havana e le feste cittadine animano di notte come di giorno, tantissime piazze. Un consiglio su tutti: Lasciatevi travolgere

Come la vedo io...:

La “vera” Cuba???  Ce n’è forse una “falsa”???? Forse lo diventerà dopo la fine dell’embargo che prima o poi ci sarà? Cuba è sempre “vera” solo che cambiano le leggi, gli usi e i costumi. Come ovunque. In ogni caso, se interpreto bene il concetto di “vera”, ormai ne rimane comunque ben poca rispetto all’onda dei primi trent’anni o poco più di regime rivoluzionario. Ormai non è già più “vera”, se la si considerava tale negli anni del grande entusiasmo ogni caso, anche quella di prima della Revolución era “vera”, solo che diversa dalle altre due.

Le due Cuba, quella dei turisti e quella dei cubani: io direi quella dei turisti e di alcuni cubani (sempre più numerosi) e quella della maggioranza dei cubani, specie delle province interne, meno della capitale.

Frontiere chiuse????? Al di la del fatto che in entrata, le frontiere non sono MAI state chiuse, in uscita se ci sono state grosse difficoltà di uscita per la stragrande maggioranza di cittadini da qualche anno a questa parte, la medesima stragrande maggioranza, può uscire senza difficoltà ( se se lo può permettere ed ha il corrispondente visto/i per il Paese/i che vuole visitare).

Piogge (magari togliendo la “i”): guarda caso, normalmente i mesi di ottobre e novembre sono i più favorevoli essendo quasi terminata la stagione delle piogge con precipitazioni più scarse e minor (non nessun) rischio ciclonico. La stagione delle piogge va proprio da maggio a novembre e non vuol dire che ci siano precipitazioni costanti, ma che specie in ore pomeridiane (di norma) ci sono acquazzoni tropicali di grande intensità, ma non di lunga durata, pertanto si può perfettamente giodere di diverse ore di sole, prima e dopo.

Dollari cubani?????  (ripetuto) Mai sentiti nominare.

Obispo

Cayos interdetti ai cubani???? Evidentemente la gentile Geraldine Schwarz si è avvalsa di informazioni fornite da qualche nostalgico oppositore del regime. Nelle strutture turistiche, come per i viaggi, l’accesso è libero a tutti coloro che se lo possono permettere. Le limitazioni descritte risalgono a prima del VI° Congresso del Partito Comunista e in parte erano già state sollevate anche prima del medesimo, quindi vecchie di qualche anno, con buona pace dell'uguaglianza e ugualitarismo della "vera" Cuba. Pertanto delle due l'una: o la signora è in malafede cosa che penso e spero non sia, o come "osservatrice" non ha saputo osservare attorno a lei che le strutture turistiche, oggi, sono frequentate da migliaia di clienti cubani, fidandosi delle solite malelingue e senza approfondire. 

Camagüey.




Dizionario di mare per lupi di terra

ACCOLLO O A COLLO: meglio non sia una corda

venerdì 29 gennaio 2016

Dizionario di mare per lupi di terra

ACCECARE: dal romanesco "te possino"

giovedì 28 gennaio 2016

Dizionario di mare per lupi di terra

ABISSI: ci si finisce ascoltando...a Bossi

mercoledì 27 gennaio 2016

Le nuove norme, meglio che niente? Forse.

Fonte: Granma

Estados Unidos aprueba el otorgamiento de créditos a Cuba
Hoy entran en vigor nuevas medidas relacionadas también con las exportaciones y los viajes
26 de enero de 2016 23:01:00
El nuevo paquete de medidas incluye la ampliación de la licencia general que se otorgaba para la asistencia de eventos organizados en Cuba. 
Los departamentos del Tesoro y de Co­mer­cio de los Estados Unidos anunciaron este martes nuevas medidas relacionadas con Cuba en materias como las transacciones financieras, las exportaciones y los viajes.
El nuevo paquete de la administración Oba­ma tiene como principal avance la autorización para el otorgamiento de créditos, a partir de que se permite a las instituciones depositarias de Estados Unidos (bancos comerciales estadounidenses que radiquen en su territorio o fuera de este, y también a los de otros países radicados en la nación norteña) proveer financiamiento —incluidas las cartas de crédito— para las exportaciones o reexportaciones autorizadas, con excepción de las ventas agrícolas que por ley están sujetas a pagos en efectivo por adelantado.
Recordemos que en las medidas aprobadas con anterioridad, en enero y septiembre del 2015, se abría una estrecha puerta para la exportación de productos norteamericanos a nuestro país, específicamente los materiales de la construcción, equipamiento y herramientas para el uso del sector no estatal, así como el equipamiento y herramientas para la actividad agrícola también no estatal. Además, fue aprobada la reexportación desde un tercer país de artículos estadounidenses para actividades científicas, arqueológicas, culturales, ecológicas, educacionales, deportivas, investigaciones, de preservación histórica y reuniones profesionales.
En esta ocasión, en materia de exportaciones, las medidas contemplan una política general de aprobación de licencias para algunos productos agrícolas, como insecticidas, pesticidas y herbicidas. También, para equipos necesarios para la seguridad de la aviación civil y la seguridad operacional de vuelos comerciales internacionales, incluido para aviones arrendados a empresas de propiedad estatal. Esto último está en concordancia con los acuerdos preliminares sobre los vuelos comerciales entre ambos países de diciembre del pasado año.
Igualmente entran dentro de esta política general de otorgamiento de licencias, las exportaciones y reexportaciones de mercancías y programas informáticos para organizaciones de derechos humanos, individuos y organizaciones no gubernamentales que promuevan la actividad independiente en Cuba; y en el área de las telecomunicaciones la entrada de equipos al país.
Un aspecto de las medidas que entran en vigor en el día de hoy, es la decisión de otorgar licencias específicas y tras un análisis caso a caso, para las exportaciones y reexportaciones de productos dirigidos a satisfacer las necesidades del pueblo cubano, incluyendo las compras que con ese propósito efectúen empresas estatales, agencias y organizaciones del Go­bierno cubano.
Los productos a los cuales se refiere este apartado están relacionados con la producción agrícola; creaciones artísticas; educación; procesamiento de alimentos; preparación, respuesta y recuperación de desastres; salud pública y sanidad; construcción y renovación de viviendas; transporte público; y la construcción de infraestructuras que beneficien directamente al pueblo cubano (por ejemplo, instalaciones para el tratamiento de los suministros públicos de agua).
Llama la atención que, aun cuando se trata de un reconocimiento parcial —pues está muy condicionado toda vez que será sometido a análisis casuísticos—, es la primera vez que se acepta la participación del Estado cubano en este tipo de negociaciones; algo en lo que se venía insistiendo en diferentes momentos de las conversaciones entre ambas naciones.
No obstante, es importante señalar que continuará en vigor la política general de denegar las exportaciones y reexportaciones de artículos por parte de empresas estatales, agencias y otras organizaciones del Gobierno cubano que generen esencialmente ingresos para el Estado; co­mo ocurre en el caso de las industrias vinculadas a la extracción o producción de minerales y otras materias primas, el turismo, así como para las fuerzas armadas, la policía, los servicios de inteligencia y los órganos de seguridad.
OTRAS DECISIONES EN TORNO A LOS VIAJES
En el acápite de los viajes a Cuba, también hubo algunas modificaciones, como la autorización de los relacionados con las exportaciones o reexportaciones autorizadas, incluyendo para la investigación de mercado, mercadeo comercial, negociación de contratos y ventas, entregas acompañadas, y la instalación, arrendamiento u ofrecimiento de servicios en nuestro país.
Además, serán permitidas las estadías temporales del personal que opera o brinda servicios a las embarcaciones y aeronaves que transportan pasajeros entre los dos países, lo cual también es un complemento del acuerdo parcial sobre los vuelos entre ambas naciones.
Los viajes y otras transacciones vinculadas a la producción profesional mediática o artística, incluyendo la filmación o producción de programas de los medios de comunicación (como películas y programas de televisión), grabaciones de música y la creación de obras de arte, igualmente fueron aprobados. Ello incluye el empleo de nacionales cubanos y el envío de regalías u otros pagos.
Se amplía la licencia general que se otorgaba para la asistencia a eventos organizados en Cuba, de modo que ahora también permite la organización de reuniones y conferencias profesionales.
Por otro lado, se autorizan los viajes y transac­ciones relacionadas con la organización de competencias de federaciones deportivas in­ternacionales amateur y semiprofesionales, es­pectáculos públicos, clínicas, talleres, otras com­petencias atléticas y no atléticas, así como exhibiciones. Mientras se eliminan los re­quisitos de que las ganancias de los eventos sean donadas a ciertas organizaciones, así co­mo la obligatoriedad de que algunos eventos sean dirigidos parcialmente por viajeros estadounidenses.
EN EL CAMINO CORRECTO…
El nuevo paquete de medidas de la administración Obama constituye otro paso de avance en las relaciones entre ambos países y confirman que aún es posible continuar vaciando de sentido al bloqueo que pesa sobre Cuba, a partir de eliminar las restricciones que no están codificadas en ley.
Así lo refrenda la actual aprobación de créditos, algo que quizá parecía distante al inicio del proceso de restablecimiento de las relaciones.
Sin embargo, todavía queda sendero por transitar, pues tampoco las actuales decisiones dicen una palabra sobre la posibilidad del uso del dólar en las transacciones financieras internacionales cubanas, algo que sin dudas encarece y entorpece todas las negociaciones de nuestro país.
Del mismo modo, las exportaciones permitidas a las empresas estatales cubanas están limitadas a determinados servicios y requieren de evaluaciones y licencias específicas; a lo cual puede añadirse que no se amplía a otros sectores lo aprobado para el de las telecomunicaciones, donde hoy es posible hacer inversiones, vender a empresas del Estado cubano servicios, software, dispositivos y equipos, aunque no de alta tecnología.
Otros aspectos que no se tocan aún, son los relacionados con las exportaciones hacia Es­tados Unidos y el de la autorización de los viajes de ciudadanos estadounidenses a Cuba, bajo la sombrilla de los intercambios pueblo a pueblo individuales.
Pero, si algo queda claro con cada nuevo paquete de medidas anunciadas, es la posibilidad de seguir adelante en este camino y contribuir a debilitar las estructuras que sostienen el bloqueo. Quizá sea esa la vía más expedita pa­ra promover el debate al interior del Congreso estadounidense, y que finalmente tomen la decisión reclamada por 191 naciones del mundo y sugerida por el propio presidente Ba­rack Obama.


martedì 26 gennaio 2016

Internet a Cuba: l'assassino è il maggiordomo?

Proprio ieri ho consegnato una lettera di reclamo (che lascerà il tempo che trova) all'Ufficio Commerciale di ETECSA segnalando il peggioramento improvviso del servizio di Internet. Sappiamo bene che il collegamento a 56k (che credo esista ormai solo qua) è insopportabilmente lento, ma fino a una decina di giorni fa si poteva accettare seppur smoccolando. Adesso risulta che molti siti si aprono parzialmente, (altri non si aprono proprio), senza potervi navigare all'interno; è il caso per esempio di FB sul quale non posso più inserire foto, commenti o chattare. Su questo blog non posso più inserire fotografie e solo per il testo, quando va bene, ci vogliono dai 10 ai 15 minuti. Aprire la posta di outllook.com o gmail.com è una scommessa.
Adesso, leggendo questo articolo pubblicato sul Nuevo Herald, apprendo che le difficoltà per aprire vie a un miglioramento e ampliamento del servizio sarebbero da parte cubana. Come la mettiamo con le dichiarazioni di alti funzionari delle telecomunicazioni o del Governo che quotidianamente dichiarano "di voler informatizzare il Paese ed estendere la qualità e l'accesso alla rete delle reti"?
Siamo (ancora) al predicare bene e razzolare male?

Fonte: El Nuevo Herald 

CUBA

ENERO 25, 2016 6:09 PM
Funcionarios de EEUU urgen a Cuba a aprovechar apertura en las telecomunicaciones
Embajador Sepúlveda insiste en aprovechar el periodo restante de la Administración de Obama y cimentar el acercamiento con acuerdos
Viajó a La Habana a presentar distintos modelos de desarrollo de las telecomunicaciones y ofrecer la ayuda estadounidense
Pide al gobierno cubano que autorice cable submarino Miami-Habana

NORA GÁMEZ TORRES
En su reciente visita a La Habana, el embajador Daniel A. Sepúlveda, subsecretario adjunto del Departamento de Estado, intentó dejar un mensaje claro: el gobierno cubano no tiene todo el tiempo del mundo para beneficiarse de las oportunidades abiertas por la administración del presidente Barack Obama en el campo de las telecomunicaciones.
“Un mensaje que he escuchado” de la contraparte cubana es que “estamos abiertos a las conversaciones pero vamos a movernos muy cuidadosamente. Eso está bien pero hay una ventana de oportunidad aquí y no va a estar abierta para siempre”, declaró Sepúlveda durante una reunión el lunes con reporteros y el consejo editorial del Nuevo Herald y Miami Herald.
“No podemos juzgar incorrectamente cuánto tiempo va estar abierta esta oportunidad. Yo siento un sentido de urgencia como funcionario nombrado de la administración de Obama y queremos asegurar el mayor progreso posible en el tiempo que queda”, recalcó en otro momento de la conversación.
Sepúlveda, también cordinador para las Comunicaciones Internacionales y las Políticas de Información de los Estados Unidos, encabezó una delegación de funcionarios gubernamentales, empresarios y expertos que fueron recibidos la semana pasada por el viceministro de las Comunicaciones, Jorge Luis Perdomo, la presidenta de Etecsa—el monopolio estatal de las comunicaciones—así como funcionarios del Ministerio de Comercio Exterior e Inversión Extranjera .
 “Esos (funcionarios) son los que toman las decisiones, toman las decisiones sobre los cambios de políticas” dijo Sepúlveda, quien aclaró después que ellos “toman las decisiones iniciales, como en cualquier gobierno tienen que esperar por la aprobación de las decisiones desde más arriba. Una de las cosas que quiero aprender con estos viajes es cómo funciona el gobierno cubano y hacerles comprender cómo funciona el estadounidense”.
Sepúlveda estuvo en Cuba por primera vez en marzo del año pasado y destacó que las telecomunicaciones “es el sector más abierto” para hacer negocios con la isla, desde que el presidente Obama anunciara un nuevo curso a la relación con Cuba en diciembre del 2014.
Hasta ahora, el mayor logro obtenido en esa área son acuerdos entre Etecsa y las compañías Verizon y Sprint para ofrecer servicios de roaming en Cuba, algo que sólo beneficia a estadounidenses y que no resulta una novedad, pues Etecsa tiene acuerdos de ese tipo desde hace años con empresas europeas.
Durante sus conversaciones con el gobierno cubano la semana pasada, los funcionarios estadounidenses presentaron los distintos modelos de políticas de información y telecomunicaciones que han permitido a otros países en vías de desarrollo dar un salto tecnológico y beneficiarse de la internet. Todo ello en el marco del modelo cubano con énfasis en el “igualitarismo” y “manteniendo a ETECSA como monopolio de las comunicaciones”, comentó.
En un discurso en la Universidad de Ciencias Informáticas (UCI), el 22 de enero, el funcionario destacó la apertura de unos 58 puntos de acceso inalámbricos a internet y la rebaja de precios para navegar en la red, pero instó a expandir el acceso también hacia los hogares y hacerlo más asequible; crear empresar mixtas para permitir la inversión extranjera directa en la construcción de infraestructuras; “saltar” etapas y desarrollar directamente tecnologías más modernas (por ejemplo pasar directamente a las redes 4G para los celulares); así como permitir un cable submarino desde Miami hasta La Habana.
El funcionario estimó que una docena de compañías estadounidenses estarían interesadas en facilitar la conexión por cable. El “apetito” de parte de las compañías estadounideneses “es grande”, comentó pues incluso en países con bajos salarios como Cuba, donde el salario medio en el sector estatal ronda los $20, este tipo de servicios telefónicos y de internet tiende a ser subsidiado por los familiares en el extranjero.
Por el momento, Cisco está planificando un programa junto a la UCI para establecer talleres de certificación en las tecnologías de la compañía, lo que posibilitaría contratar a ingenieros e informáticos cubanos, otra actividad que ha sido permitida por las nuevas medidas de Obama.
Entre los obstáculos que citó Sepúlveda para avanzar en las negociaciones con Cuba se encuentra “la falta de confianza” pero insistió que se necesitan “victorias sólidas que les den a las personas confianza en la interacción, en la apertura en la isla”. Se necesita no solo “las reuniones sino también los acuerdos”, una opinión que comparten expertos y otros funcionarios que han visitado la isla.
El embajador aseguró que no había percibido problemas de comunicación con los funcionarios cubanos, quienes se mostraron “capaces y con conocimiento” pero consideró que “tienen distintos objetivos y trabajan con otras limitaciones”, en particular, una visión gubernamental en la que las nuevas tecnologías de la comunicación y la información no son percibidas como una prioridad.
“En una de las reuniones en el Ministerio de Comercio Exterior e Inversión Extranjera, presentaron 11 áreas de prioridades: agricultura, minería, biotecnología, turismo y otras. Las telecomunicaciones no estaban en la lista. Mi mensaje fue que las telecomunicaciones es el sector más abierto [desde los EEUU] y que usaran esta oportunidad para hacer más fuertes las otras áreas”, dijo.
Asimismo, insistió en que “el presidente no puede levantar el embargo y ese es un mensaje que no está llegando” a los cubanos. “Estamos haciendo todo lo que podemos de nuestro lado, y en este campo más que en cualquier otro”.
Sepúlveda cenó y se reunió con blogueros “independientes”, a los que describió en estos términos: “No es gente contraria al sistema, no son pro-sistema pero no son bajo ningún concepto disidentes. Son gente que tienen negocios basados en internet o piensan mucho sobre eso. Aman la internet y no sé hasta que punto esto fue algo que les dijeron, pero son personas que transmiten un gran amor por su isla, y promueven el mensaje de que Cuba va a determinar su propio futuro”.
También visitó un Joven Club de Computación donde preguntó a adolescentes cubanos para qué usan la internet. “Me respondieron que para chequear qué está pasando con Messi y usar Facebook. Bueno, yo también lo uso para eso”, señaló.
Para el funcionario, no tener acceso a la internet todo el tiempo en su Blackberry “fue la parte más rara” de estar en Cuba. “Puede ser agradable...pero se siente extraño y uno se siente muy improductivo”, comentó.
“Los ministros y ETECSA saben esto, y saben que tienen que llevar las telecomunicaciones a su gente”.
Nora Gámez Torres: @ngameztorres


Disposto alleggerimento dell'embargo

Fonte: El Nuevo Herald



CUBA

ENERO 26, 2016 10:21 AM
EEUU anuncia nuevas medidas para facilitar exportaciones y viajes a Cuba
EEUU anunció nuevas relajaciones a las restricciones que siguen afectando a las exportaciones y viajes a Cuba
Los departamentos del Tesoro y de Comercio anunciaron nuevas enmiendas al régimen de sanciones asociado al embargo económico impuesto a la isla
Se “eliminarán restricciones” a ciertas condiciones de pago y financiación de las exportaciones autorizadas a Cuba
WASHINGTON 

Estados Unidos anunció el martes nuevas relajaciones a las restricciones que siguen afectando a las exportaciones y viajes a Cuba, en el marco del acercamiento bilateral iniciado hace poco más de un año.
En un comunicado conjunto, los departamentos del Tesoro y de Comercio anunciaron nuevas enmiendas al régimen de sanciones asociado al embargo económico impuesto a la isla que, entre otras cosas, “eliminarán restricciones” a ciertas condiciones de pago y financiación de las exportaciones autorizadas a Cuba.
Además, otras de las modificaciones anunciadas el martes “facilitarán aún más” los viajes a Cuba dentro de las categorías autorizadas.
El secretario del Tesoro, Jack Lew, subrayó en el comunicado conjunto que estas acciones, al igual que las que se han ido tomando durante el último año, “envían un claro mensaje al mundo: que Estados Unidos se ha comprometido a potenciar y permitir avances económicos para el pueblo cubano”.
“Continuaremos tomando las medidas necesarias para ayudar al pueblo cubano a alcanzar la libertad política y económica que merece”, anotó Lew.
En diciembre pasado, en coincidencia con el primer aniversario del inicio del acercamiento bilateral, los dos países anunciaron un acuerdo para restablecer los vuelos regulares directos.
No obstante, todavía pasarán varios meses hasta que las aerolíneas estadounidenses puedan empezar a vender billetes para volar a Cuba y tampoco va a ser inmediato el restablecimiento del servicio postal directo, acordado también en diciembre y que comenzará a través de un plan piloto de transporte de correo y paquetería.
Entre los temas más complicados aún por resolver para la normalización completa figura el de las compensaciones económicas mutuas por los bienes nacionalizados a estadounidenses tras el triunfo de la Revolución y por los daños derivados del embargo económico que reclama la isla.
En cuanto al embargo, aunque el presidente Barack Obama ha tomado medidas ejecutivas para flexibilizar los viajes y algunas transacciones comerciales, su levantamiento completo depende del Congreso, controlado hoy en su totalidad por los republicanos, que se oponen mayoritariamente a su eliminación.
Durante su último discurso sobre el Estado de la Unión, pronunciado el pasado 12 de enero, Obama instó de nuevo al Congreso a reconocer que “la Guerra Fría ha terminado” con el levantamiento del embargo a Cuba.
El Gobierno de Estados Unidos espera ahora más acciones de parte del régimen cubano para programar una posible visita de Obama a la isla este año.


lunedì 25 gennaio 2016

Un eroe dimenticato, di Ciro Bianchi Ross

Pubblicato su Juventud Rebelde del 24/1/16

Mariano Barberán e Joaquín Collar, due eroici aviatori spagnoli, il 10 giugno del 1933, furono protagonisti del volo Siviglia – Camagüey che li portò ad attraversare, senza scalo, l’Atlantico nella sua parte più larga. Impresa mai tentata fino ad allora. In 39 ore e 50 minuti coprirono la distanza che separa queste città a bordo di un velivolo dal nome di Cuatro Vientos.
Da Camagüey il Cuatro Vientos volò all’Avana. Barberán e Collar passarono diversi giorni nella nostra capitale. Si ospitarono nell’hotel Plaza e furono assediati da corporazioni cubane e spagnole. Erano gli eroi del momento. Da qui partirono verso il Messico, dove erano attesi. Diversi specialisti cubani raccomandarono a loro di ritardare la partenza. Barberán e Collar che erano arrivati malati, non riposarono abbastanza all’Avana, dove si videro sottoposti a un regime di vita sociale inusitato per loro. Inoltre imperava il brutto tempo quella mattina in cui il Cuatro Vientos partì da Cuba e non si sapeva bene se gli inconvenienti tecnici rilevati all’apparecchio erano stati riparati convenientemente. M Barberán e Collar dovevano arrivare in Messico a una’ora convenuta ed era imprescindibile, per loro, partire. Non giunsero mai a destinazione. E non si conosce ancora oggi, con esattezza, quale fu la loro sorte.
Tutto ciò è storia conosciuta. Quello che si conosce meno è che 80 anni or sono, nei primi giorni del 1936, un aviatore cubano si dispose ad attraversare l’Atlantico da ovest a est e senza nessuna pretesa di battere qualche record, restituire alla Spagna la visita che Barberán e Collar avevano fatto a Cuba.

Senza radio e con maltempo

L’aviatore cubano, tenente della Marina di Guerra, si chiamava Antonio Menéndez Peláez e fece il viaggio a bordo di un aereo battezzato come 4 Settembre: un monoplano Lockheed Sirius 88 trasformato in monoposto e al quale si fecero adattamenti importanti per la traversata.
Menéndez Peláez decollò da Camagüey alle sette di mattina del 13 gennaio per prendere terra a Campo Alegre, in Venezuela, da lì si trasferì all’aerodromo della Pan American a Maiquetía. Il giorno seguente si alzò per Port of Spain nell’isola di Trinidad, passò ad Amsterdam nell’antica Guyana Britannica e a Leguiar per concludere a Pará in Brasile, nel delta del Río delle Amazzoni, il 3 febbraio.
Due giorni dopo si spostò fino a San Luis de Maranhao e Fortaleza per culminare, il giorno seguente, atterrando a Natal al fine di attraversare, da quel punto, l’oceano per arrivare in Africa.
Sull’Atlantico, Menéndez Peláez trovò venti forti e maltempo cosa che lo costrinse a volare, in molte occasioni, a scarsa altitudine dall’acqua. Siccome a bordo non aveva radio, dovette confidare nella sua perizia di navigante e prese come riferimento le navi in rotta che avvistava dal suo apparecchio. Riuscì ad atterrare a Bathhurst, Senegal, dopo aver percorso 3.160 km. sull’oceano.
Il cubano volò da Bathhurst al capo Yuby, nell’antico Sahara Spagnolo, il 12 febbraio e due giorni dopo arrivò finalmente a Siviglia per prendere terra nell’aeroporto militare di Tablada da dove, tre anni prima, parti il Cuatro Vientos nel suo storico viaggio a Camagüey. A Tablada si tributò un caloroso ricevimento al militare cubano, lo stesso che avrebbe ricevuto una settimana dopo, arrivando all’aerodromo che portava il famoso nome dell’apparecchio utilizzato da Barberán e Collar.
Riassumendo, il tenente Antonio Menéndez Peláez, a bordo del 4 Settembre, percorse 14.454 km. in 72 ore e 27 minuti per restituire l’abbraccio che nel 1933 due valorosi aviatori portarono dalla Spagna. A Madrid, come prima a Siviglia, fu salutato coi più alti onori. Lo ricevettero il Ministro di Stato e altre importanti autorità civili e militari. Il Ministro della Guerra e il Direttore Generale dell’Aeronautica assistettero alla corrida che gli fece omaggio l’Aero Club spagnolo e ci fu un tintinnare di coppe all’ambasciata di Cuba. Le Forze Armate spagnole lo decorarono con la Croce al Merito Militare e la Croce al Merito Navale e l’Esercito cubano annunciò dall’Avana la sua promozione a primo tenente.
Fra gli altri giornalisti lo intervistò il corrispondente, nella capitale spagnola, della rivista Caras y Caretas di Buenos Aires. Lo vide nella sede diplomatica cubana e “rispondeva ai saluti con un sorriso e rispondeva con monosillabi. Dava l’impressione dell’uomo che si sorprende per un fatto che non riesce ancora a spiegarsi. L’uomo che rimane stordito nel sapere che ha realizzato una prodezza straordinaria che per lui continua ad essere una cosa completamente semplice”.
- Vengo a restituire il volo degli eroici aviatori spagnoli Barberán e Collar. Porto in Spagna il saluto di Cuba. I miei genitori vivono in un paesino delle Asturie e gli farò la sorpresa della mia visita – dichiara alla rivista argentina e il corrispondente annota; “Questo è quanto sa dire Menéndez, quasi con sobrietà di uomo valoroso e deciso. I giornalisti si sforzano per strappargli rivelazioni sensazionali e non ottengono che frasi corte, di una desolante semplicità”. La stampa chiede sui momenti di maggior pericolo durante il volo, se ha sentito paura in qualche momento; le sue emozioni. L’aviatore cubano dichiara: - La mia maggior emozione l’ho provata nel vedermi calpestare la terra di Spagna.
Lo storico spagnolo Juan A. Guerrero Misa commenta nel suo libro “El vuelo Sevilla-Cuba-México del avión Cuatro Vientos”: “Il gesto di menéndez ha messo il punto finale a un’epoca di eroismo e professionalità che oggi possiamo solo prendere come esempio e che affratellò, per sempre, le aviazioni di entrambi i lati dell’oceano. Dall’impresa di Barberán e Collar, il mare non ci separa più”.
Non sarà l’unica impresa di Antonio Menéndez Peláez. Solo un anno dopo, fu uno dei protagonisti del Volo Panamericano Pro Faro di Colombo, uno degli episodi più tragici e tristi dell’aviazione in America Latina. Il 29 dicembre del 1937, i tre aerei cubani che formavano la squadriglia, di cui il pilota cubano era tecnico capo e navigatore, soffrirono un terribile incidente nella tratta Cali-Panama, quando avevano già lasciato dietro le tappe più difficili del percorso. Nel disastro morirono il giornalista Ruy de Lugo Viña, cronista ufficiale del volo, i meccanici Naranjo, Castillo e Medina e i piloti Risech Amat, Jiménez Alum e Menendez Peláez. Solo quando arrivò a Panama il maggiore dominicano Frank F. Miranda, capo del corpo di aviazione del suo Paese che per il suo grado viaggiava sul più potente dei quattro aerei ed era il capo della spedizione, seppe della sorte dei suoi compagni.

Versione delle versioni

Erigere un monumento a Colombo era un vecchio desiderio dei Governi latino americani. L’idea, comunque, non cominciò a concretizzarsi fino al 1923 quando, a Santiago del Cile la Conferenza Internazionale Americana, chiamò le nazioni dell’area a unire gli sforzi con tale proposito. Si sarebbe perpetuata la memoria dell’Ammiraglio con un faro monumentale che avrebbe portato il suo nome e si sarebbe situato nella Repubblica Dominicana. Si bandì un concorso e quasi 450 architetti di 48 nazioni presentarono i loro progetti. I risultati della gara vennero resi pubblici a Rio de Janeiro nel 1931. Risultò vincitore e si compensò con una borsa di diecimila dollari, l’architetto inglese J. L.Gleave.
Nel maggio 1937, la Società Colombista Panamericana, con sede all’Avana, incita i Governi di Cuba e della Repubblica Dominicana a formare una squadriglia che percorra il continente in un viaggio di buona volontà con vista alla realizzazione del monumento. Cuba apporta tre aerei Stinson Reliant da 285 hp e Dominicana un Curtis Wright da 420 hp. Questi porterà il nome di Colombo; gli altri quelli delle navi dell’Ammiraglio. Ogni apparecchio volerà col suo meccanico a bordo. Nel Santa Maria, pilotato da Menéndez Peláez andrà il cronista Lugo Viña, pure rappresentante della Colombista. Il progetto si chiamò Volo Pro Faro di Colombo si pensò che salisse da Santo Domingo il 12 ottobre del 1937, ma un imprevisto lo ritardò per tutto un mese.
Finalmente partì il 12 novembre da un aeroporto affollato dal pubblico. Il generale Trujillo, presidente dominicano, capeggiò il saluto.
Avrebbero visitato 26 Paesi, qualcosa senza precedenti in questi voli di buona volontà. Portorico, Caracas, Trinidad, Guyana Olandese e Belem, Fortaleza, Natal, Recife, Bahia e Rio de Janeiro, in Brasile. Il 29 novembre volarono a Montevideo. Era intenzione della squadriglia di trasferirsi ad Asunción, ma i casi di febbre gialla riportati nella capitale del Paraguay li dissuasero da questo impegno. Volarono a Buenos Aires, Santiago del Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia.
A Cali il gerente della Società Colombo Alemana de Transporte Aereo (Scadta) mise a disposizione dei viaggiatori uno dei suoi Junkers perché potessero trasferirsi a Bogotá, a 2.250 metri di altitudine, perché gli aerei cubani mancavano di potenza per un volo come quello. Il 28 il gruppo era di nuovo a Cali. Il 29 avrebbe messo la prua verso Panama. Non si sa bene perché Menéndez Peláez che era il navigatore della squadriglia, persistette nel suo proposito di attraversare il Pacifico da Cali a Buenaventura. Era una rotta già scartata dai piloti della Scadta, una rotta molto pericolosa che si renbdeva meno raccomandabile data la mancanza di potenza degli aerei cubani. Era più sicuro seguire il corso del fiume Cauca fino a Medellín e uscire da Turbo per Panama; gli Stinson dei cubani non potevano rimontare la cordigliera da Cali a Buenaventura. Gli specialisti assicurano che le cattive condizioni atmosferiche e la mancanza di visibilità fecero il resto. I cubani si misero in un imbuto di montagne che si andò chiudendo fino a prtarli a un punto di non ritorno. Nel cercare di virare si schiantarono uno dopo l’altro. Il Curtis della Dominicana, più potente, poté sorvolare le montagne o prese la via del letto del fiume.

Finale

I resti delle vittime furono portati all’Avana a bordo dell’incrociatore Patria, della Marina di Guerra e vegliati con gli onori nel salone dei Passi Perduti del Capitolio. Il 18 gennaio 1938 li inumarono nel Pantheon dell Forze Armate. Nel febbraio dello stesso anno il maggiore Frank F. Miranda e il suo meccanico tornarono al loro Paese in nave.

Portavano il Colombo disarmato. In occasione del primo anniversario della tragedia. Il Governo della Repubblica in coordinazione con le autorità colombiane, dispose l’erezione di un obelisco nel luogo dell’incidente. Successivamente l’alfiere Rivery, a bordo di un aereo che portava il nome di Tenente Menéndez Paláez, realizzò un viaggio di buona volontà in città dell’America Latina. L’Associazione dei Reporters istituì, nel suo momento, il Premio Ruy de Lugo Viñas (mille pesos) per reportages. Il maggiore Frank F. Miranda proseguì la sua carriera nell’aviazione militare dominicana e raggiunse il grado di brigadiere generale. Morì il 20 giugno del 1954. L’aereo Colombo si conserva in un piccolo parco all’ingresso della base aerea di San Isidro, in Dominicana. Il faro di Colombo alla fine fu costruito. Sotto il Governo del Dottor Joaquín Balaguer si iniziarono le opere che si conclusero nel 1992, in occasione del V centenario dell’arrivo degli europei in America. Serve da tomba all’Ammiraglio, i cui resti non uscirono mai da Santo Domingo.


Un héroe olvidado
Ciro Bianchi Ross • digital@juventudrebelde.cu
23 de Enero del 2016 19:43:11 CDT

Mariano Barberán y Joaquín Collar, dos heroicos aviadores españoles, fueron protagonistas, el 10 de junio de 1933, del vuelo Sevilla-Camagüey, que los llevó a atravesar, sin escalas, el Atlántico por su parte más ancha. Hazaña no intentada hasta entonces. En 39 horas con 50 minutos cubrieron la distancia que separa a esas ciudades a bordo del avión conocido con el nombre de Cuatro Vientos.
De Camagüey el Cuatro Vientos voló a La Habana. Pasaron Barberán y Collar varias jornadas en nuestra capital. Se alojaron en el hotel Plaza y fueron agasajados por corporaciones cubanas y españolas. Eran los héroes del momento. De aquí partieron rumbo a México, donde se les esperaba. Varios especialistas cubanos les recomendaron entonces que retrasaran la partida. Barberán y Collar, que habían llegado enfermos, no descansaron lo suficiente en La Habana, donde se vieron sometidos a un régimen de vida social inusitado para ellos. Además, imperaba el mal tiempo en aquella mañana en que el Cuatro Vientos salió de Cuba y no se sabía bien si los desperfectos técnicos advertidos en el aparato habían sido convenientemente reparados. Pero Barberán y Collar debían arribar a México en una hora ya convenida y les era imprescindible partir. Jamás llegaron a su destino. Y se desconoce todavía con exactitud cuál fue su suerte.
Todo eso es historia conocida. Lo que se conoce menos es que, hace 80 años, en los primeros días de 1936 un aviador cubano se dispuso a cruzar el Atlántico de oeste a este y, sin pretensión de batir marca alguna, devolver a España la visita que Barberán y Collar habían hecho a Cuba.

Sin radio y con mal tiempo

El aviador cubano, teniente de la Marina de Guerra, se llamaba Antonio Menéndez Peláez e hizo el viaje a bordo del avión bautizado como 4 de Septiembre; un monoplano Lockheed Sirius 88 transformado en monoplaza y al que se le hicieron adaptaciones importantes para la travesía.
Despegó Menéndez Peláez en Camagüey, a las siete de la mañana del 13 de enero para tomar tierra en Campo Alegre, Venezuela, y de allí se trasladó al aeródromo de la Pan American, en Maiquetía. Al día siguiente se elevó hacia Puerto España, en la isla de Trinidad, y pasó a Ámsterdam, en la antigua Guayana Británica, y a Leguiar, para concluir en Pará, Brasil, en el delta del Amazonas, el 3 de febrero.
Dos días más tarde se desplazó hasta San Luis de Maranho y Fortaleza y culminó en la jornada siguiente la primera fase de su vuelo al aterrizar en Natal a fin de cruzar desde ese punto el océano para arribar a África.
Sobre el Atlántico, el teniente Menéndez Peláez encontró vientos fuertes y mal tiempo, lo que lo obligó a volar, en muchas ocasiones, a escasa altura sobre el agua. Como no llevaba radio a bordo, debió confiar en su pericia como navegante y tomó de referencia los barcos en ruta que avistaba desde su aparato. Consiguió aterrizar en Bathhurst, Senegal, después de haber recorrido 3 160 kilómetros sobre el océano.
Desde Bathhurst voló el cubano al cabo Yuby, en el antiguo Sahara español, el 12 de febrero, y dos días después llegó por fin a Sevilla para tomar tierra en el aeropuerto militar de Tablada, desde donde, tres años antes, partió el Cuatro Vientos en su histórico viaje a Camagüey. En Tablada se tributó al militar cubano un caluroso recibimiento, el mismo que recibiría una semana después al arribar al aeródromo que llevaba el nombre famoso del aparato utilizado por Barberán y Collar.
En resumen, el teniente Antonio Menéndez Peláez, a bordo del 4 de Septiembre, recorrió 14 454 kilómetros en 72 horas y 27 minutos para devolver el abrazo que en 1933 dos valerosos aviadores trajeron desde España. En Madrid, como antes en Sevilla, fue saludado con los mayores honores. Lo recibió el Ministro de Estado y otras importantes autoridades civiles y militares. El Ministro de Guerra y el Director General de Aeronáutica asistieron a la comida con que lo congratuló el Aero Club español y hubo chinchín de copas en la embajada de Cuba. Las fuerzas armadas españolas lo condecoraron con la Cruz del Mérito Militar y la Cruz del Mérito Naval y el Ejército cubano le anunció desde La Habana su ascenso a primer teniente.
Lo entrevistó, entre otros periodistas, el corresponsal en la capital española de la revista Caras y Caretas, de Buenos Aires. Lo vio en la sede diplomática cubana y «respondía a los saludos con una sonrisa y contestaba con monosílabos. Daba la impresión del hombre que se sorprende por un acontecimiento que no acaba de explicarse. El hombre que está aturdido de saber que ha realizado una proeza extraordinaria que para él sigue siendo una cosa completamente sencilla».
—Vengo a retribuir el vuelo de los heroicos aviadores españoles Barberán y Collar. Traigo a España el saludo de Cuba. Mis padres viven en un pueblecito de Asturias y les daré la sorpresa de mi visita —declara a la revista argentina y el corresponsal apunta: «Esto es lo único que sabe decir Menéndez,  casi con una sobriedad de hombre valeroso y ejecutivo. Los periodistas hacen esfuerzos por arrancarle revelaciones sensacionales y no logran más que frases cortadas de una desesperante simplicidad». Inquiere la prensa sobre los momentos de mayor peligro durante el vuelo, si sintió miedo en algún momento; sus emociones. Expresa el aviador cubano: —Mi mayor emoción la he experimentado al verme pisando la tierra de España.
Comenta el historiador español Juan A. Guerrero Misa en su libro El vuelo Sevilla-Cuba-México del avión Cuatro Vientos: «El gesto de Menéndez puso punto final a una época de heroísmo y profesionalidad que hoy solo podemos tomar como ejemplo y que hermanó, ya para siempre, a las aviaciones de ambos lados del océano. Desde la hazaña de Barberán y Collar, el mar ya no nos separa».
No sería esa la única hazaña de Antonio Menéndez Peláez. Apenas un año después, fue uno de los protagonistas del Vuelo Panamericano Pro Faro de Colón, uno de los episodios más tristes y trágicos de la aviación en América Latina. El 29 de diciembre de 1937, los tres aviones cubanos que conformaban la escuadrilla, de la que el piloto cubano era jefe técnico y navegante, sufrieron un horrible accidente en el tramo Cali-Panamá, cuando ya habían quedado atrás las etapas más difíciles del trayecto. Perecieron en el desastre el periodista Ruy de Lugo Viña, cronista oficial del vuelo, los mecánicos Naranjo, Castillo y Medina y los pilotos Risech Amat, Jiménez Alum y Menéndez Peláez. Solo cuando arribó a Panamá, el mayor dominicano Frank F. Miranda, jefe del cuerpo de aviación de su país, y que por su grado y por viajar en el más potente de los cuatro aviones era el jefe de la expedición, se enteró de la suerte de sus compañeros.

Versión de versiones

Erigir un monumento a Colón era un viejo deseo de los Gobiernos latinoamericanos. La idea, sin embargo, no empezaría a concretarse hasta 1923 cuando en Santiago de Chile la Conferencia Internacional Americana llamó a las naciones del área a aunar esfuerzos con tal propósito. Se perpetuaría la memoria del Almirante con un faro monumental que llevaría su nombre y se emplazaría en República Dominicana. Se convocó a un concurso y casi 450 arquitectos de 48 naciones presentaron sus proyectos. Los resultados del certamen se hicieron públicos en Río de Janeiro, en 1931. Resultó triunfador, y se le recompensó con una bolsa de diez mil dólares, el arquitecto inglés J. L. Gleave.
En mayo de 1937, la Sociedad Colombista Panamericana, con sede en La Habana, insta a los Gobiernos de Cuba y República Dominicana a formar una escuadrilla que recorra el continente en un viaje de buena voluntad con vistas a la realización del monumento. Cuba aporta tres aviones Stinson Reliant de 285 Hp, y Dominicana un Curtis Wright de
420 Hp. Este llevaría el nombre de Colón; los otros, los de las naves del Almirante. Cada aparato volaría con su mecánico a bordo. En el Santa María, piloteado por Menéndez Peláez, iría el cronista Lugo Viña, representante asimismo de la Colombista. El proyecto se llamó Vuelo Pro Faro de Colón y se pensó que saliera de Santo Domingo el 12 de octubre de 1937, pero un imprevisto lo retrasó durante todo un mes.
Partió finalmente el 12 de noviembre de un aeropuerto abarrotado de público. El general Trujillo, presidente dominicano, encabezó la despedida.
Visitarían 26 países, algo sin precedentes en esos vuelos de buena voluntad. Puerto Rico, Caracas, Trinidad, Guayana Holandesa; y Belem, Fortaleza, Natal, Recife, Bahía y Río de Janeiro, en Brasil. El 29 de noviembre volaron a Montevideo. Era intención de la escuadrilla trasladarse a Asunción, pero los casos de fiebre amarilla reportados en la capital paraguaya los disuadieron de ese empeño. Volaron a Buenos Aires y Santiago de Chile, Bolivia, Perú, Ecuador y Colombia.
En Cali, el gerente de la Sociedad Colombo Alemana de Transporte Aéreo
(Scadta) puso a disposición de los viajeros uno de sus Junkers para que pudieran trasladarse a Bogotá, a 2 250 metros de altitud, porque los aviones cubanos carecían de potencia para un vuelo como ese. El 28, el grupo estaba de nuevo en Cali. Pondría el 29 proa a Panamá.
No se sabe bien porqué Menéndez Peláez, que era el navegante de la escuadrilla, persistió en su propósito de cruzar al Pacífico desde Cali a Buenaventura. Era una ruta desechada ya por los pilotos de la Scadta, una ruta muy peligrosa que se hacía menos recomendable dada la falta de potencia de los aviones cubanos. Más seguro resultaba seguir el curso del río Cauca hasta Medellín y salir por Turbo a Panamá; los Stinson de los cubanos no podían remontar la cordillera desde Cali a Buenaventura. Aseguran especialistas que las malas condiciones atmosféricas y la falta de visibilidad hicieron el resto. Los cubanos se metieron en un embudo de montañas que se les fue cerrando hasta llevarlos a un punto de no retorno. Al tratar de girar se estrellaron uno tras otro. El Curtis de Dominicana, más potente, pudo sobrevolar las montañas o tomó el camino del cauce del río.

Final

Los restos de las víctimas fueron traídos a La Habana a bordo del crucero Patria, de la Marina de Guerra, y velados con honores en el Salón de los Pasos Perdidos del Capitolio. El 18 de enero de 1938 los inhumaron en el Panteón de las Fuerzas Armadas. En febrero del mismo año el mayor Frank F. Miranda y su mecánico regresaron por barco a su país. Llevaban el Colón desarmado. En ocasión del primer aniversario de la tragedia, el Gobierno de la República, en coordinación con autoridades colombianas, dispuso la erección de un obelisco en el lugar del accidente. Posteriormente, el alférez Rivery, a bordo de un avión que llevaba el nombre de Teniente Menéndez Peláez realizó un viaje de buena voluntad por ciudades de América Latina. La Asociación de Reportes instituyó en su momento el Premio Ruy de Lugo Viñas (mil pesos) para reportajes. El mayor Frank F. Miranda continuó su carrera en la aviación militar dominicana y alcanzó el grado de brigadier general. Murió el 20 de junio de 1954. El avión Colón se conserva en un pequeño parque a la entrada de la base aérea de San Isidro, en Dominicana. El Faro de Colón fue finalmente construido. Bajo el Gobierno del Doctor Joaquín Balaguer se iniciaron las obras en 1986 y concluyeron en 1992, en ocasión del V centenario de la llegada de los europeos a América. Sirve de tumba al Almirante, cuyos restos jamás salieron de Santo Domingo.

Ciro Bianchi Ross