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sabato 7 gennaio 2012

3 Settembre 1989: una data tragicamente indimenticabile

Il 3 Settembre del 1989, una data da ricordare, tragicamente, per Cuba e l'Italia, purtroppo è caduta nell'oblio. Anche se non è la data della ricorrenza, cercherò di rivedere i fatti, così come li ho vissuti:
Poco dopo le 19, stavo rincasando e nello scendere dall'auto una folata di vento ha sbattuto la porta, così come ho sentito altre porte, negli appartamenti, sbattere. E' durato pochi secondi, ma è stato un piccolo “tornado”. In quel preciso istante il volo CU 9646, pilotato dall'esperto comandante Armando Olivero Argüelles, aveva preso posto alla testa della pista di decollo dell'aeroporto Josè Martí per dirigersi a Milano con 112 persone a bordo. Le condizioni meteo erano perturbate, aveva iniziato a piovere e la torre ha chiesto al comandante se non volesse attendere qualche minuto. Dalla cabina la risposta fu che preferiva partire subito per evitare che la situazione peggiorasse. La nave (un IL62M), aveva pochi mesi di vita e il pilota con migliaia di ore di volo accumulate, era considerato uno dei migliori dell'aviazione civile cubana anche se un po' "guascone". Ricevuto l'ok reticente, della torre, il pilota ha spinto al massimo i motori e iniziato la manovra di decollo arrivando a 62 metri di altitudine, proprio in corrispondenza all'edificio dall'allora unico “terminal 1” e della torre di controllo. Improvvisamente, come una sciabolata, quel “piccolo tornado” si era abbattuto sotto forma di “windshire” sull'apparecchio spingendolo verso il suolo. Il secondo pilota, Miguel Ruiz Ravelo, incitava ripetutamente il comandante a “tirare su il naso”, questi invece, e sembra sia stata la manovra tecnicamente più corretta, anche se disperata, ha fatto affidamento sul massimo di spinta per “forare” la tromba d'aria in profondità. A detta di piloti e tecnici dell'aviazione, però, l'altitudine era troppo poca, la potenza e la portanza alare del velivolo insufficienti, nella fattispecie, forse un altro tipo di aereo ce l'avrebbe fatta. L'IL62 venne così proiettato al suolo battendo i piani di coda al termine della pista, rimbalzando miracolosamente sopra la avenida di Rancho Boyeros e ripiombando in un terreno incolto, ma insufficiente a neutralizzare l'impatto del bolide che terminava schiantandosi con la cabina contro il muro di una fabbrica, al limte del terreno mentre le ali e pezzi di fusoliera abbattevano diverse casupole del villaggio di Lutgardita che si trova tra Calabazar e la pista. L'ingente carico di carburante, sufficiente per il volo transatlantico, ha trasformato l'aereo in una bomba di notevole potenza. Oltre a molte case sono stati coinvolti anche veicoli che transitavano all'interno del villaggio. Un'apocalisse. Non si è mai conosciuto con certezza il numero delle vittime cubane al suolo né quello delle decine di feriti con diversa gravità. Nell'aereo non è sopravvissuto nessuno ad eccezione di un giovane ragazzo di Parma: Luigi Capalbo, di 22 anni che è stato visto emergere dall'inferno gridando per il terrore e il dolore provocato dalle fiamme che lo avviluppavano. Il giovane, appassionato e a sua volta giocatore di baseball, era venuto a cuba per conoscere da vicino i “segreti” e le tecniche dei giocatori considerati tra i migliori al mondo. Alcuni suoi amici avevano prolungato la vacanza recandosi a Varadero per una settimana, riuscendo a scampare alla tragedia.
Di li a poco mi chiamò per telefono la allora corrispondente del'ANSA, Giannina Bertarelli, chiedendomi se sapessi qualcosa “dell'incidente al volo charter in partenza per Milano”. Naturalmente non ne sapevo niente e mi disse di informarmi all'Ambasciata perché sembrava ci fosse stato un grave incidente pochi minuti prima. Naturalmente le autorità aeroportuali avevano avvisato immediatamente la nostra sede diplomatica che, essendo domenica sera, era praticamente sguarnita. Immediatamente mi recai alla vecchia sede di Paseo mettendomi a disposizione per qualunque necessità. Fra i pochi diplomatici reperibili ci fu, fortunatamente, l'Ambasciatore Carlo Civiletti che aveva subito espresso la volontà di accorrere sul posto del disastro. Con molto poca professionalità, ma convinto di essere più utile aiutando il poco personale a coordinare le visite agli ospedali e all'Istituto di Medicina Legale, dove stavano già arrivando le prime salme, rimasi a disposizione in Ambasciata, lasciando a un altra persona l'incarico di guidare l'auto dell'Ambasciatore visto che il suo autista non era reperibile. Sul luogo venne accolto da Fidel Castro che si era immediatamente mobilitato per accertarsi dell'accaduto. Sinceramente, non so se rimpiango o no, la possibilità di “scoop” che avevo rifiutato.
Nel frattempo le linee telefoniche dell'Ambasciata che cominciavano ad arroventarsi, stranamente, cedettero per rimanere con una sola linea a attiva e utilizzabile dal centralino ove si era installato l'Ambasciatore, rientrato dal luogo del sinistro. Le altre linee vennero riattivate solo dopo tre giorni.
Trascorsa la notte, quando ormai i corpi di morti e feriti, cubani e italiani, erano stati evacuati, mi recai sul posto dell'incidente dove erano ancora al lavoro le squadre di soccorso per il recupero del poco recuperabile e dei pezzi del velivolo. Nell'aria si respirava ancora la puzza del kerosene combusto e l'odore tragico della carne bruciata. Uno scenario di guerra: case distrutte, veicoli bruciati e frammenti di bagagli e loro contenuto ovunque. Dopo il sopralluogo decisi di andare al Calixto Garcia dove era ricoverato, in una stanza sterile, l'unico sopravvissuto di cui non si conoscevano ancora le generalità. Era bendato almeno all'80% del corpo e mantenuto in coma artificiale per evitargli sofferenze. Col cuore stretto gli ho scattato alcune foto (che conservo), al volto, con l'intenzione di inviarle in Italia. Aveva i lineamenti stravolti dal gonfiore e dalle ustioni, però speravo che i famigliari lo riconoscessero. Mi recai alla sede della France Presse che fu ben contenta di svilupparmi il materiale e trasmetterlo, per me, al “Corriere” a cambio di qualche immagine in esclusiva per loro. Nel frattempo, erano passate oltre 18 ore, gli amici di Luigi avendo avuto notizia dell'incidente erano venuti all'Avana riconoscendo, a mia insaputa, il povero ragazzo. Quando arrivarono le immagini, il “Corriere” pensò di non pubblicare la foto di quel viso straziato dal momento che era stato, comunque, già identificato. La lasciò circolare nel circuito ANSA, dove venne pubblicata in prima pagina da “La Notte”, un giornale sensazionalista dell'epoca.
Iniziò l'arrivo a raffica dei giornalisti italiani ed ebbi la possibilità di “affiancare” Andrea Purgatori, inviato dal quotidiano di via Solferino. Molti erano giovani cronisti che poi si sono affermati, alcuni già con certa esperienza. Fra i giovani che sono diventati popolari o comunque famosi c'erano Antonio di Bella per la RAI, Leonardo Cohen e Daniele Mastrogiacomo per “Repubblica”. In seguito arrivarono molti dei parenti delle vittime, una commissione d'inchiesta di Civilavia e un B52 dell'Areonautica Militare inviato per il rimpatrio delle salme. La storia, per quel che ne so, è rimasta aperta per anni con un contenzioso aperto dai familiari. Non so se, a quasi 23 anni di distanza, si sia risolta...







L'Ambasciatore Carlo Civiletti

Il Generale di Divisione Rogelio Acevedo ricostruisce l'accaduto per la Commissione italiana

Gli aviatori italiani

Omaggio alle vittime dell'Ambasciatore Civileti e il Consigliere d'Ambasciata Trizzino

Il generale Acevedo col Comandante italiano e l'interprete


21 commenti:

  1. Che esperienza. Penso che vedere un aereo caduto sia una delle immagini più strazianti che possa immaginare. Certo che Andrea Purgatori, quando si parla di aerei è sempre presente......

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  2. Caro Anonimo/a, un nome qualunque non andrebbe male, giusto per avere un riferimento negli, eventuali, futuri commenti. Grazie.
    Quando si tratta di un centro abitato...è anche peggio. Davvero esperienza "forte". Purgatori allora era giovane eprobabilmente a una delle prime esperienze poi, evidentemente, si è dedicato al tema.

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  3. Scusa per la firma OLIO....

    Un sogno mio ricorrente è quello di vedere un aereo cadere, non so il perchè, ci vorrebbe uno strizza cervelli, ma è una cosa che mi fa impressione.

    OLIO

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  4. Era l'alba. Ricordo che dormivo nel lettone di mamma, nonostante i miei 15 anni. Quell'urlo straziante mi accompagna ancora oggi che di anni ne ho 38. Il 3 SEttembre 1989 ha cambiato irrimediabilmente la mia vita lasciando un dolore che mai ho potuto realmente sanare. Avevo rimosso le immagini dell'aereo, la giovane età aveva aiutato, ma ben vivida rimane quella delle oltre 100 bare contenenti frammenti di chi avevamo amato... La questione si è risolta con un risarcimento, un risarcimento irrisorio che non ci rendeva il sorriso di chi a cuba è rimasto per sempre...
    Silvia

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    1. Ciao Anonimo....abbiamo qualcosa in comune, io avevo 21 anni, sono stato a Cuba con i miei genitori alla ricerca dopo di quell'incidente di mio Fratello Raffaele Lotrecchio e mia cognata Rizzo Sonia....dopo tutti questi i ricordi sono indelebili nella mia testa...

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    2. Scusa Silvia per l'anonimo, l'emozione mi ha fatto andare il tilt...Michele Lotrecchi

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  5. Grazie per il tuo commento, Silvia. Certamente nessun risarcimento può restituire che abbiamo perso, se poi è irrisorio, si aggiunge la beffa.
    Purtroppo, senza essere direttamente coinvolto nella tragedia l'ho vissuta e pur senza lo strazio dei famigliari, sono stato profondamente toccato.

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  6. Grazie a Lei per avermi ridato un ricordo che pochi sembrano aver conservato...
    Silvia

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  7. Mi ricordo avevo 13 anni ho un immagine dei miei vicini di casa che parlavano della figlia di un altro nostro vicino...era la loro povera figlia e suo marito , tornavano dal viaggio di nozze.Ciao,

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    1. FORSE ERANO QUEI SPOSINI CHE ABITAVANO A BREBBIA????

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    2. Ciao. Mia mamma cominciò a lavorare dopo due anni dell'incidente aereo a Cernusco sul naviglio all'ospedale Fatebenefratelli e mi raccontò della sorella di una sua collega partita a Cuba per il viaggio di nozze ma che l'aereo di ritorno ebbe un'incidente. Mi disse una cosa mia mamma che s'incastrò per sempre nella mia mente: Gli sposini spedirono una cartolina con su scritto: "Siamo in paradiso". La lettera arrivò due giorni dopo l'incidente... Mi dispiace davvero tanto anche da perfetto sconosciuto. 28 anni dopo giro su internet per cercare delle puntate di "indagini ad alta quota" e cercavo questa storia....

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  8. Ho visto ora che mia sorella silvia ha commentato qua. Ho riconosciuto perché aveva quindici anni all'epoca, e io non ero neanche in vista in quanto a nascita. L'urlo straziante era della mia mamma, che ha perso la sorella e il cognato. Io farei qualsiasi cosa per poterli conoscere. Mia zia li aveva sempre elogiati, mi raccontava tutto, sapevo tutto di loro, e oggi mia madre mu dice che sia io che mia sorella assomigliamo molto a sua sorella, e che quindi siamo le più belle della famiglia. Ma io, pur non potendo vivere questa terribile esperienza come mia sorella, so che si piange ancora per questi ragazzi di appena trent'anni che in un attimo sono rimasti ricordi, e niente di più. Letizia.

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    1. Grazie anche per il tuo commento, Letizia. Io non sono stato coinvolto direttamente, ma come avrai visto ho vissuto, in parte, il "dopo" ed è stata un'esperienza dura anche per chi non ha perso amici o parenti.

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  9. Oggi, scorrendo il tuo blog caro Aldo mi sono ritrovato a Cuba in quei giorni di settembre '89, giorni che sono rimasti nella mia mente e che ho vissuto, insieme a Miro Bianchi e Luciano Cappelletti, le due persone dell'Ambasciata Italiana che con me hanno avuto lo straziante compito di ricomporre le salme per poterle fare rientrare in Italia. Abbiamo "tifato" per il povero Luigi che lottò per parecchi giorni ma che alla fine non ce la fece neanche lui. Allora come oggi il mio pensiero ai familiari di tutte quelle povere vittime. Ciao
    Gianni

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    1. Ciao Gianni, grazie della visita. Certo il vostro lavoro è stato molto intenso e svolto con grande professionalità e dedizione. Una delle occasioni in cui escono i valori, spesso nascosti, degli italiani.

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  10. Medys, io li conosco quei due genitori, Giovanni e Angela, vengono sempre con noi in vacanza al mare, Angela si porta sempre dietro la foto della figlia e la mette sul comodino. Ne parlano sempre, sono due persone fantastiche!

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  11. Ciao, Ho trovato solo ora, casualmente, questo tuo articolo, ti ringrazio per averlo scritto, affinché il ricordo di quanto accaduto quel giorno non vada perso, Mio cugino, all'epoca ventitreenne, insieme alla sua fidanzata se ne andarono in quello schianto. Io avevo 15 anni, oggi ne ho 41 ma non ho mai dimenticato e mai dimenticherò quel giorno.
    Questo è il motivo per cui, pur essendo un grande viaggiatore, non ho mai messo piede a Cuba e, probabilmente, mai ne metterò.
    Grazie Ancora.

    Cristian.

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    1. Grazie per il tuo commento, Cristian. Con tutto il rispetto per il tuo dolore e rigetto vorrei però dire, razionalmente, che Cuba inteso come Paese non ne ha colpa. Purtroppo incidenti di questo tipo ne sono successi e purtroppo succedono ovunque. Spero che un giorno tu riesca a superare questo "blocco" e fare una visita anche a Cuba che, ripeto, non ha colpa del fatto in sé, magari nelle fasi successive, però purtroppo l'irreparabile era già successo.

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    2. Ciao Aldo,
      Forse ho semplificato un pò troppo.
      Ovviamente non do nessuna colpa a Cuba come paese per quanto accaduto, il fatto è che, con tutte le migliori intenzioni, non riuscirò mai a vedere Cuba come uno dei tanti altri paesi che ho visitato nella mia vita, per me è e resterà sempre il luogo dove se ne è andata una persona per me importante e questo mi impedisce di andare in quel posto da normale turista e di vivere quei luoghi come meriterebbero. Poi non si può mai sapere, come avrai notato, ho usato il condizionale poiché fondamentalmente sono uno che non da nulla per scontato nella vita.

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  12. Ben venga il condizionale...grazie anche per questo commento che mostra grande sensibilità e intelligenza. Non per niente sei un "grande viaggiatore".

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