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mercoledì 4 gennaio 2012

La Santeria vista da "fuori"

Ricevo e pubblico un interessante e accurata "osservazione" della Santeria cubana redatta dal lettore Roberto Dalzoppo che ringrazio per avermi concesso la pubblicazione.



La Santería a Cuba

Al sorgere del sole, all’inizio delle notti di luna piena, quale uomo dall’Africa
all’Australia, dall’Europa alle Americhe, nel corso dei secoli, non si è posto
l’interrogazione del perché dopo l’oscurità ritorna la luce, dopo il temporale il
sereno, dopo la primavera l’estate e poi l’autunno in un sincronismo di eventi
quasi magici. Ed ancora sugli uomini che l’hanno preceduto e su coloro che
vivranno dopo, del perché l’acqua del mare sale al cielo per poi sgorgare fresca
e purificata dalle falde del monte.

C’è poi l’arcano delle foreste e degli oceani, l’origine degli animali che vivono
su questa nostra madre terra e delle piante, la bellezza del seme che
germoglia, l’utilità del frumento trasformato in farina. La morte che
sopravviene ed il perché della vita.

Se mai un’altra esistenza ci sarà riservata, ecco che il figlio, stante accanto al
corpo del proprio padre defunto, depone nella bara il vestito bianco che era
stato indossato dal genitore quando, pressoché giovinetto, aveva ricevuto il
“santo”, perché si presenti, secondo la tradizione, alle divinità in cui aveva
creduto.

Vestirsi di bianco è una consuetudine della Santería, conosciuta anche come
Regla de Ocha, liturgia che unifica i diversi riti della più importante religione
africana che esiste a Cuba.

Per uno straniero è abbastanza difficile comprendere a pieno questo
“sincretismo”, vale a dire il processo di mescolanza tra la religione d’origine
africana e la religione cattolica importata dagli spagnoli.

A tale proposito, va annotato che importanti personaggi della cultura cubana si
sono dedicati allo studio della Santería: Fernando Órtiz, Lydia Cabrera, Alejo
Carpentier, Rómulo Lachatañeré, Rogelio Martínez Furé, Miguel Barnet.

Sostanzialmente bisogna risalire da dove trae le sue origini: dall’Africa
equatoriale, e più precisamente dalla regione compresa tra l’antico regno di
Dahomey , Togo, Benin ed il sud ovest della Nigeria dove vissero molte tribù
che avevano come “idioma” lo yoruba.

Queste tribù condividevano abitudini, tratti culturali e credenze religiose,
specialmente quelle per gli orishas (dei tutelari di ogni gruppo), quantunque
non esisteva una uniformità di culto per identità degli orishas: divinità che
occupano nel territorio yoruba posizioni dominanti in un luogo magari sono
totalmente sconosciuti in altri posti.

Tuttavia la trilogia superiore riconosciuta è la seguente: Olofi – Olodduhare –
Olorun.

E nella pietra (otá) risiedono gli attributi magici del potere.

Con la tratta degli schiavi a Cuba, migliaia facenti parte di queste tribù
africane, non volendo assolutamente abbandonare i propri culti religiosi come
invece sarebbe stato il desiderio dei loro padroni cattolici, identificarono gli
orishas con i santi ed altre figure religiose per l’appunto del cattolicesimo.

L’evento più importante per i cubani seguaci della Santería è il rituale durante
il quale l’orisha, che è forma pura ed immateriale, dotato di particolare potere
(aché) si rende percepibile incorporandosi solamente in un astante prescelto
chiamato elegún, essere “montado”( gún).


A Cuba questa religione è molto legata alla figura della famiglia (vivi e defunti)
ed ampliata ad una fratellanza religiosa (padrino – madrina) che va oltre il
grado di parentela e la consanguineità, dove comunque esiste una omogeneità
nella forma di culto che si dice linea de santo.

Olofi è l’onnipotente, colui che dopo la creazione del mondo decise di ritirarsi a
vivere lontano, dietro il sole, chiamato Olorun, lasciando come suo
rappresentante Obbatalá.

ChangÓ (Santa Barbara) è il più popolare degli orishas. Domina i lampi, i tuoni
ed il fuoco, i tamburi e la danza. Divinità guerriera dal temperamento astuto,
molto irascibile. Personificazione stessa della virilità, dal carattere focoso e
dalla volontà ferrea, è appassionato di tutti i piaceri terreni. Si accompagna
sempre ad Elegguá, di cui si dice sono ocanani, cioè “fatti di un solo cuore”,
inseparabili. ChangÓ trova la sua rappresentazione più evidente nella caduta di
un fulmine. In onore della sua grandezza, ogni volta che viene menzionato i
fedeli si sollevano sulle punte dei piedi o si alzano se stanno seduti. La sua
casa è un castello fortificato. Il rosso ed il bianco i suoi colori, i numeri il
quattro ed il sei. I suoi simboli sono strumenti guerrieri.

Babulú Ayé (San Lazzaro) è uno degli orishas più invocati. Protegge dalla
lebbra e dalle malattie del corpo, dalle epidemie e dalle menomazioni. La sua
raffigurazione è quella di un mendicante storpio, coperto di piaghe, vestito solo
di un poverissimo indumento bianco. Aiuta chi soffre, ed è colui al quale tutti
chiedono la grazia della guarigione e aiuto negli stati di malessere fisico,
avendo problemi di salute propria o di persone care. Il suo colore è il bianco.

Elegguá (San Antonio da Padova) è colui che presiede ad ogni cammino e ad
ogni porta sul mondo. Elegguá è depositario dell’ aché, ovvero del potere
spirituale. Ha per colori il rosso ed il nero, simboli degli opposti. A metà strada
tra gli esseri umani e gli esseri divini, viene personificato in un bambino,
messaggero capriccioso ma anche ingenuo tra questi due mondi: il terreno ed
il divino. E proprio per questo suo ruolo di intermediario tra uomini e divinità
ha una stretta relazione con Orula. In tutti i rituali della Santería a lui è
dedicata la prima offerta sacrificale, poiché apre ogni sentiero e decide se
liberare la strada verso il raggiungimento di un obiettivo o costellarla di
ostacoli e difficoltà. I suoi numeri sono il tre ed il ventuno.

Obbatalá (Virgen de las Mercedes) è il padre benevolo di tutti gli orishas e
dell’umanità. Presiede alla testa ed alla mente degli esseri umani. Olofi creò
l’Universo, ma diede a Obbatalá il compito di organizzare il mondo e di creare
l’umanità. Colore dominante è il bianco, a volte mescolato al rosso, al marrone
od altri che stanno a rappresentare i suoi diversi cammini.

Yemayá (Virgen de Regla, negra como el azabache), questa dea vive e domina
nei mari e nei grandi laghi. Signora della maternità è considerata per l’appunto
come la grande madre universale. Il suo nome è l’abbreviazione di Yeye Omo
Eja, ovvero la madre dei pesci. E’ fonte di tutte le ricchezze che condivide con
la sua sorella minore Ochún. Veste con sette sottane azzurre e bianche.
Indossa gioielli d’argento e di corallo.

Ochún (Virgen de la Caridad del Cobre, patrona dell’Isola) è la regina delle
acque dolci, dei torrenti, di tutti i corsi d’acqua e dei laghi. Personifica l’amore
e la fecondità. Risolve anche problemi di carattere economico. E’ la più giovane
delle divinità femminili e malgrado questo ha il titolo di iyalode, vale a dire


regina, ed è la seduttrice degli orishas. Il suo colore è il giallo oro, il suo
numero il cinque. A lei appartengono i pavoni reali ed altri uccelli dal
piumaggio colorato. Il suo fiore preferito è il girasole.

Orula (San Francesco d’Assisi), colui che prevede il futuro, eletto tutore della
sapienza e della divinazione. E’ l’unico al quale Olofi permise di essere
testimone della creazione dell’Universo. Ora continua ad essere testimone del
percorso e dei destini degli esseri umani. I suoi colori sono il verde ed il giallo.

Oggún è il dio del ferro, della guerra, del lavoro manuale. Presiede a tutto ciò
che implica tecnica e costruzione tecnologica, sempre però con fine bellico.
Spiana la strada a colpi di macete. Viene rappresentato come una divinità
costantemente presa dal lavoro manuale e dal lavoro pesante. Personalità
schiva, vive lontano dalle folle, nei boschi, sulle montagne. Ha il verde ed il
nero per colori preferiti, il sette come numero.

Ochosi è il terzo membro del gruppo di orishas denominato guerreros. Ai suoi
iniziati offre a protezione la sua freccia giustizialista. E’ un cacciatore che
insegue le sue prede anche attraverso territori sconosciuti ed impervi. Ha il
ruolo di intermediario ed interprete di Obbatalá, con il quale è in stretta
relazione. Blu e giallo i suoi colori, un gallo la sua rappresentazione.

Osaín è il medico degli orishas, colui che conosce perfettamente le virtù
curative di ogni elemento naturale, erbe, alberi, minerali. Vive in ogni luogo, in
un piccolo bicchiere d’acqua come in un bosco infinito. Prima di ogni cerimonia
propria della Regla de Ocha dove sono utilizzati piccole piante e rami d’albero,
scelti accuratamente in funzione delle loro proprietà, è d’obbligo chiedere il
permesso ad Osaín per addentrarsi nei boschi od in altri luoghi a raccogliere
uno qualsiasi di questi elementi. Solitamente la persona che esegue queste
operazioni, regolate da rigorosissime norme di comportamento, è uno
specialista nella manipolazione delle erbe, di cui ne curerà poi anche la
vendita. Si chiama yerbero, figura tradizionale ancora molto diffusa.

Altre divinità alle quali rendono culto i cubani: Oyá, Oba, Orisha Oke, Naná
Burukú, gli jimaguas Ibbeyi che proteggono i bambini, Inle, Aggayú Solá,
Yegguá.

La Regla de Ocha, che come accennavo in apertura unifica i diversi riti yoruba
in una unica liturgia, venne proposta alla fine del XIX secolo dal babalao
Lorenzo Samá.

Babalao, che letteralmente significa padre dei segreti, è il sacerdote di Orula.
Questa categoria sacerdotale è rappresentata solamente da uomini. Ed il
predestinato potrà ricoprire questo incarico quando il babalao che lo ha
formato ne ha la convinzione.

Esiste poi la Regla de Ifá che si deve al babalao Eulogio Gutierrez, ed è l’arte
magica usata dalla Santería per predire il futuro attraverso la manipolazione
della tavola di Ifá o di Orula. Le norme stabiliscono che il rituale venga
compiuto da un sacerdote di Orula. Ciò nonostante i santeros (che possono
essere uomini o donne) praticano la predizione del futuro quando il santo che
hanno ricevuto in affidamento li autorizza. In questo caso la predizione la
realizza o lo stesso orisha che si impossessa del santero (chiamato anche
babalocha o iyalocha) o lo spirito di una persona morta che ritorna, assume
corporeità nel santero e parla attraverso di lui al diretto interessato.


Ifá è la massima capacità divinatoria della Regla de Ocha. Si tratta di un
campo estremamente esoterico e basato essenzialmente sull’abbinamento di
numeri e di leggende da cui il babalao è in grado di trarre previsioni ed
avvertimenti. Gli strumenti di lettura sono l’ékuele (detta anche cadeneta),
collana fatta di otto gusci di lumaca o di noce di cocco, ed il tablero, che
rappresenta il mondo ed i punti cardinali, sul quale viene sparsa una polvere
bianca e lanciati una manciata di semi.

La Santería, detta anche brujeria, ovviamente ha un carattere prammatico ed i
suoi affiliati cercano di risolvere le esigenze spirituali e materiali per suo
tramite.

Nelle cerimonie religiose “animali” e “vegetali” sono messi in relazione con gli
dei. Si tratta soprattutto di tuberi, pollame e montoni. Agli orishas vengono
anche offerte bevande ed alimenti delle “feste”. Sugli altari “casalinghi”, dove
ci sono i simulacri del santo, si vedono spesso contenitori di liquidi, candele,
giocattoli, caramelle ed altri oggetti vari. Il sacrificio degli animali, sempre
secondo la tradizione, è utile per cambiare in meglio la sorte e la vita degli
esseri umani.

Altre due importanti religioni africane sopravvivono a Cuba: la Regla de Palo o
Mayombe ( con al suo interno tre sette: Palo Mayombe – prevalentemente
magia nera , Briyumba – magia bianca, Kimbisa – la più antica) giunta dal
Congo, e la seconda la società segreta Abakuá (ricreata dai membri dell’epke,
leopardo in lingua efik) dalla zona nigeriana del Calabar, sviluppatasi a La
Habana, Matanzas e Cárdenas.

Comunque è bene si sappia che , all’interno di una medesima famiglia, non
tutti i componenti seguono queste pratiche religiose. Ma quella parte del
popolo che lo fa generalmente rispetta, anche a costo di rinunzie personali, i
parametri dettati dalla consuetudine generalizzata.

Si stabiliscono sedi di incontro e di aggregazione dove vengono raggiunti
momenti “forti” di spiritismo che distolgono dalla vita quotidiana e portano ad
una evasione fortificante per la persona.

Luoghi e cerimonie dove il ballo e la musica, nel sangue del popolo cubano,
assumono un aspetto corale importantissimo, e le danze, diverse secondo
l’orisha celebrato, hanno come tema portante i riti della “possessione” e del
“trans”, e la rappresentazione per l’appunto delle vite e delle gesta delle varie
divinità.

Luoghi e cerimonie dove non manca mai ron e cerveza e divisa e tabaco.

La musica è quasi esclusivamente composta da basi ritmiche e melodie vocali
in cui si alterna una voce dominante detta diana o gallo ed un coro. Gli
strumenti utilizzati principalmente sono tamburi chiamati batá (di tre tipi: iyá o
madre, itótele quello di mezzo, okónkolo il più piccolo), dotati di valenza
religiosa e custoditi gelosamente in una stanza “sacra” detta igbodú delle case-
tempio dei santeros e dei babalaos.

Una nota finale mi pare doverosa: tra gli stranieri alcuni sono incuriositi e
chiedono ausilio ai santeros per esigenze di salute, di buona riuscita nel lavoro
o nel rapporto con la persona cara e con i figli, con esito spesso positivo. Altri
la praticano come nuova religione, stimolati anche dai frequenti ritorni a Cuba.

E chi volesse saperne di più, ebbene deve andare proprio sul posto: solo a
Cuba potrà avere risposta limitatamente a certe domande, perché a tutte non


è possibile. Lo capirete quando il santero o la santera vi sorrideranno
mostrando i loro denti bianchissimi, volendo così significare che intendono
custodire il segreto.


Prima stesura 2 maggio 1997

Proprietà letteraria riservata


© by Roberto Dalzoppo

4 commenti:

  1. Tutto molto interessante. Il tutto è un misto delle religioni africane. Ho visto le stesse cose in Togo, diciamo la "casa madre" della santeria anche se lì la chiamano in maniera diversa. In Nigeria stessa cosa, in Brasile nella zona di Bahia sempre lo stesso. Haiti che ricordiamo gli schiavi deportati provengono molti dalla zona occidentale dell' Africa, quindi Togo e Nigeria, la santeria è ancora più radicata. Purtroppo ora sono pratiche mercenarie, dove qualche furbo adepto della religione di Wanna Marchi, frega un po' di soldi alla povera gente.......

    OLIO

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  2. Quello che dici è vero, specialmente a Miami. Parole...sante
    Non so se l'autore del testo, Roberto Dalzoppo, ha mai visitato la Iglesia de la Merced all'Avana, se non lo avesse fatto gli consiglio una visita.

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  3. Ma (senza criticare il pensiero e la religione altrui) cosa porta i cubani a spendere (a volte moltissimi soldi) per avvicinarsi a questa religione)

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  4. Le vie della fede sono infinite e...a volte costose...contenti loro...grazie per il commento spero di averne altri da parte tua, ma ti pregherei di inserire un nome, anche di fantasia, giusto per avere un riferimento.

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