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giovedì 30 maggio 2019

meglio tardi che mai....

Il Ministero delle Comunicazioni di Cuba ha annunciato che dal prossimo 29 di luglio, due mesi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che peraltro non sono riuscito a trovare sulla versione digitale, saranno legali le “antenne” che captano il segnale wi-fi della rete pubblica e lo trasformano in Ethernet, permettendo così a chi ha la possibilità di installarle, di accedere alla rete da casa sua, senza dover scendere ai punti esistenti dove non si ha la minima privacy e si è soggetti ai capricci del tempo.
A partire da questa data sarà legale l’importazione di questi apparecchi sempre che abbiano i requisiti richiesti, come lo sono la maggior parte di quelli attualmente in commercio. Chi ne faccia uso esterno è soggetto a una licenza del costo di 10 Pesos cubani (circa 40 centesimi di $) con vigenza di due anni. Per le reti interne al domicilio non è richiesta nessuna licenza.
Indubbiamente un altro passo avanti tra le difficoltà di ogni genere che si affrontano a Cuba.
Ci si augura che parallelamente continuino ad aumentare le antenne pubbliche in modo che sempre più utenti ne possano usufruire e che la esorbitante tariffa, attualmente di 1 Peso convertibile (pari a 1 dollaro) l’ora, venga ridotta. Un’altra delle aspettative sarebbe quella dell’importazione statale di questi apparecchi, la cui vendita sarebbe un’ulteriore fonte d’ingresso, incrementata dalle tariffe di connessione e non obbligherebbe l’importazione individuale.

Chi fosse già in possesso di tali antenne (oggi ancora illegali) avrà tempo fino al 29 di settembre per denunciarle ed ottenere la relativa licenza d’uso.

martedì 28 maggio 2019

Ne uccide più il "bloqueo" che la gola


Parafrasando il vecchio detto della gola e della spada, c’è da dire che a Cuba e in Venezuela l’embargo e le sanzioni stanno causando un genocidio permanente.
Nel caso di Cuba sono 57 anni e in molti casi si sono potuti mitigare gli effetti a costo di grandi sacrifici economici e non solo. Ultimamente però, con questa Amministrazione degli Stati Uniti, le cose vanno peggiorando a causa delle nuove restrizioni, extraterritoriali, imposte. Per una non conoscenza o ignoranza superficiale molti, specialmente in Europa, pensano che l’embargo significhi “non poter comprare” articoli di uso quotidiano, ma il problema molto più complesso, è che innanzitutto per comprare bisogna avere i soldi e con le difficoltà internazionali di transazioni finanziarie per Cuba è molto difficile ottenerli, sia sotto forma di crediti o di esportazioni. Senza contare che il suo mercato naturale si trova a 90 miglia e non all’altro capo del mondo, a cui si può certamente ricorrere per prodotti specifici sia di import che di export.
Il problema più grave che vede oggi accomunate Cuba e Venezuela, con prossima probabile mira a Nicaragua e Bolivia è che le infrastrutture sono vicine al collasso.
I gazzettieri dipendenti dal Governo nordamericano, insistono sul fatto che ci siano carenze di medicinali, alimenti e altro in questi Paesi, trascurando olimpicamente di chi è la causa.
Nel caso di Cuba in questi ultimi tempi sono in aumento le stragi sulle strade che sono la quinta causa di morte, dovute in parte a imprudenza dei conducenti, ma anche in gran parte dallo stato delle strade e dei veicoli. Cosa strombazzata dai trinariciuti della Florida, dove Trump ha eletto la sua sede bucolica e ludica con la complice amicizia dei politici locali di origine cubana.
Dopo la strage della settimana scorsa dove un conducente di “almendrón” (vecchia auto di fabbricazione nordamericana) ha falciato una serie di pedoni causando 4 morti e decine di feriti tra cui due cittadini statunitensi. La causa sembra dovuta all’eccesso di alcol che aveva in corpo e che gli ha fatto perder il controllo del veicolo, in un rettilineo dalla grande ampiezza come il Malecón avanero. Probabilmente a questo si è aggiunto qualche problema meccanico del veicolo per quello che riguarda sterzo, freni e/o ammortizzatori. I gazzettieri del nord sottolineano con grande enfasi, appunto, questo aspetto mettendo in risalto “le invenzioni” adottate dai cubani per mantenere in circolazione veicoli che spesso superano anche i 60 anni.
È dell’altro ieri la notizia di un altro gravissimo incidente avvenuto nel centro del Paese dove in uno scontro frontale sono morte 5 persone. Una delle cause è senza dubbio l’imprudenza dovuta alla velocità eccessiva di almeno uno dei due veicoli, nelle ore notturne e su una strada in cattive condizioni su cui era difficile controllare i veicoli. La domanda è: se la strada fosse stata in condizioni ottimali, sarebbe successo ugualmente? Forse sì, ma forse no, non esiste la prova contraria. In generale, però, bisogna evidenziare che la mancanza di un rinnovo del parco veicoli circolante e della manutenzione stradale ha indubbiamente il suo peso.

Al di là di questi incidenti, comunque, rimane il fatto che ci sono decine o centinaia di morti evitabili con la regolare somministrazione di medicine, come per gli affetti da VIH, o l’uso di apparecchi medici che sono vietati dalle sanzioni, sia a Cuba che in Venezuela.

domenica 5 maggio 2019

Chirurgia e turismo a Cuba

Si è di recente chiuso il convegno italo - cubano sulla chirurgia oncologica non invasiva, nel quale eminenti chirurghi italiani hanno presentato le ultime tecniche di intervento non invasivo, specialmente nei tumori della laringe o del cavo orale, con interventi pratici su infermi cubani e con la massima soddisfazione da parte dei medici assistenti all’evento, per non dire della felicità dei pazienti operati con questa tecnica innovativa.
Passando ad altro tema, dal 6 all’11 di questo mese si terrà la Fiera Internazionale del Turismo 2019 nel pittoresco, ma infelice per questo tipo di manifestazioni, Parco Morro – Cabaña. Il momento è particolarmente delicato e importante per l’economia cubana ormai basata principalmente in questa fonte di entrata. Nel primo quadrimestre dell’anno si sono avute 2 milioni di presenze che teoricamente, se si mantenesse il trend attuale farebbe superare ampiamente i 5 milioni annuali previsti. Il mercato principale è sempre fornito dal Canada e il secondo udite, udite, è rappresentato dai turisti statunitensi che attualmente lo possono fare praticamente solo con le crociere. Questa fonte è in serio pericolo dopo l’approvazione di rendere operativo il Titolo III° della Legge Helms – Burton che permette di ricorrere ai tribunali federali statunitensi a coloro, o loro eredi, che sono stati oggetto di espropriazione di beni da parte del Governo rivoluzionario dal 1959 in poi. Le prime domande di indennizzo sono state presentate nei confronti del colosso della navigazione ricreativa: la Carnival Cruises, da parte di un inglese di origine cubana la cui famiglia era proprietaria (sic!!!!!) del porto di Santiago de Cuba e da un cittadino statunitense, non di origine cubana, la cui famiglia era invece proprietaria dei moli e relativi magazzini del porto dell’Avana (gulp!!!).
Gli operatori, partners stranieri di alberghi e centri turistici, principalmente spagnoli e canadesi, si sono dichiarati contrari a detta legge, a carattere extraterritoriale che sanziona chi collabora e con imprese cubane che gestiscono anche strutture nazionalizzate, hanno  espresso contestualmente la loro volontà di continuare a collaborare con Cuba.
Nel frattempo, Strump, evidentemente anche plagiato e mal consigliato dai suoi leccapiedi ha minacciato, giusto per favorire il popolo e proteggere i più deboli, di inasprire ulteriormente l’embargo verso il Paese caraibico. Cosa ci aspetterà?


mercoledì 17 aprile 2019

L'Avana in Biennale

Dal 12 aprile al 12 maggio, all’Avana si tiene la Biennale 2019 anche in vista del 500° anniversario della fondazione della città. Molti gli spazi e le manifestazioni artistiche, ovviamente non può mancare l’esposizione più visibile sul Malecón avanero, magari accompagnato dall’allegria delle onde.


martedì 16 aprile 2019

Democrazia e Libertà che belle parole....

Vediamo, sommariamente, quali sono le democrazie sudamericane gradite a Strump e ai suoi “campanèi”. (Vocabolo, un po’ triviale) conosciuto dai milanesi meno giovani per il detto, spero comprensibile: oh che bèi, oh che bèi, tacà al cü ghé i campanèi:
La Colombia, chiave di confine per le operazioni clandestine col Paese vicino, il cui presidente Ivan (non terribile, ma impresentabile) “Donald” Duque ha buttato alle ortiche i patti di pace firmati con il FLN dal suo predecessore, non certo “comunista, Santos che per questa operazione si era guadagnato anche il Nobel per la Pace e ha minacciato di ributtare nella clandestinità gli ex guerriglieri trasformati in Partito politico che comunque ha subito 500 omicidi dalla firma del trattato di pace a oggi. Il disneyano presidente, ha rifiutato qualunque dialogo con l’altro fronte armato oppositore, l’ELN e le popolazioni indigene e la pace interna è rinviata a una lontana data da destinarsi. Oltre a questo, la “democrazia” colombiana ha il triste primato di assassinii di leader sociali e contadini. Solo nel 2018 ne sono stati commessi 189 e quest’anno continuano…
Il Cile, non confinante, con altro presidente impresentabile, Sebastian Piñera, dalla fedeltà assoluta e incondizionata al Grande Fratello del nord che fra le altre cose rifiuta categoricamente di dialogare con le tribù native, Matuta e Mapuche per dare loro maggiori diritti umani, civili e politici.
Il Brasile, dove si è consumato un colpo di Stato parlamentare per deporre la democraticamente eletta Dilma Roussef il cui artefice principale, Michél Témer è attualmente detenuto e accusato di corruzione e dove si è costruito un caso inesistente di corruzione a carico di Lula da Silva che secondo i sondaggi aveva la stragrande maggioranza dei voti per le elezioni dalle quali è emerso Bol somaro, dalle non celate nostalgie nazifasciste e con la volontà di celebrare le peggiori ricorrenze della deposta Giunta Militare degli anni ’80.
Tra le repubbliche non sgradite ci sono l’Argentina di Maurizio Macri che ha demolito l’economia, risorta durante i mandati Kirshner/Fernandez, facendo tornare lo spettro dell’inflazione dovuta ai continui aumenti di tariffe e prezzi pubblici e privati. Ha riaperto un debito pubblico e con l’FMI, azzerati dalla precedente amministrazione, dicendo che era l’unico modo per salvare l’economia e ottenere una ripresa economica. I risultati, purtroppo, li vedono gli argentini delle classi meno abbienti e senza conti correnti a Miami.
A questi Paesi, si aggiunge l’Ecuador del Giuda Lenin Moreno ex braccio destro e delfino di Rafael Correa, grazie al quale ha vinto le elezioni. Oltre aver aperto la strada al patibolo per Julian Assange, come il suo omologo cileno, rifiuta di ascoltare le voci degli indigeni che vogliono salvare il Paese dalla devastazione ecologica in corso e di cui si sono già avute tristi e tangibili prove.
Perù, Paraguay e Uruguay sono in lista d’attesa e in apparente neutralità, mentre la Bolivia è notoriamente un Paese “comunista” il cui regime deve essere abbattuto, secondo il Vangelo (apocrifo) di Strump.

Tutto questo in nome dei Diritti Umani e della Democrazia che i quattro Paesi scomodi applicano in modo diverso.

giovedì 11 aprile 2019

lunedì 18 marzo 2019

Milano, 1848

Sono passati 171 anni dall'inizio delle 5 Giornate di Milano. Visto che l'umanità è divisa in Stati e Comunità, sarebbe bello che ci fosse una convivenza pacifica e ugualitaria, senza ingerenze di tipo più o meno coloniale o di sopraffazione. Indipendenza e sovranità.

giovedì 7 febbraio 2019

Libertà di morire

Non si tratta di eutanasia, ma del fatto che un  bambino di quattro anni è stato "libero" di uccidere (senza volerlo) la madre di 27 con un colpo della pistola che aveva liberamente trovato sotto un cuscino. Questo è solo uno dei 40.000 omicidi annuali da arma da fuoco nel Paese della Libertà.

mercoledì 6 febbraio 2019

Evoluzione del traffico all'Avana

In questi ultimi anni il “traffico” veicolare è notevolemente aumentato rispetto agli anni precedenti al “periodo especial”, quando la benzina super era razionata (a me toccavano 120 litri al mese), la normale quasi introvabile e il diesel era solo per l’agricoltura o alcuni veicoli statali tipo autobus o pochi altri, i camion “Kamaz” erano a benzina. Con l’avvento del periodo di emergenza i carburanti erano ancora più scarsi e venivano venduti solamente in valuta, ma liberamente, secondo la disponibilità, cosa che poi è rimasta definitivamente. Iniziava il breve regno delle goffe e pesantissime biciclette cinesi, poi trasformate in bicitaxi.
Quei tempi mi ricordavano il secondo dopoguerra italiano fino alla metà degli anni ’50, quando è “nata” la Fiat 600, seguita poi dalla 500 che hanno accompagnato il “boom” economico, la crescita esponenziale del traffico e migliorato la tecnologia costruttiva dei veicoli a quattro ruote nazionali con i loro impianti produttivi, ma non solo, abbattendo i costi di produzione. Oltre a tutta una serie di veicoli storici e gloriosi, le prime ad essere pensionate, in quel periodo, furono le “Topolino” nelle loro versioni A, B e C, le auto della piccola borghesia. Le classi meno abbienti hanno cominciato ad avere accesso alla mobilità su ruote.
Una delle tante stranezze di Cuba è che un litro di carburante costa l’equivalente di oltre una giornata di lavoro, ma il traffico è in costante aumento con densità non ancora preoccupante, ma con piccole code e rallentamenti, allora impensabili.  Inoltre il costo dei veicoli è superiore a quello delle case. Il prezzo di un auto nuova è calcolato col “coefficiente 8” vale a dire che il suo costo di mercato è moltiplicato x 8, ovvero un’auto da 10 mila dollari ne costa 80 mila, si acquistano unicamente tramite i canali dello Stato e l’importazione è severamente vietata. Contestualmente è stata autorizzata la compravendita tra privati.
Quelle usate e quasi totalmente superiori ai 30 anni per le ex sovietiche e polacche o di oltre 50 per le folkloristiche americane, hanno a loro volta prezzi assurdi. Oggi, si vedono circolare molte Peugeot, Citroen, Renault, Volkswagen, oltre a varie marche asiatiche di media cilindrata che costano quasi come Ferrari o anche alcune auto tipo Mercedes, Audi, BMW o Suv 4x4 seppure non in modo massiccio, le quali raggiungono (quasi) il prezzo di una Rolls Royce. Vero è che molte hanno la targa “E” (Embajada), “D” diplomatico, “K” se con bollino azzurro di impresa mista o straniera e se priva di bollino indicano la proprietà privata di tecnico straniero con residenza temporanea, “T” con bollino blu per turismo o comunque a noleggio, oppure “B” con bollino azzurro che indicano la proprietà di azienda o organismo statale, ma molte esibiscono la targa “P” ovvero particular (privata). Vero anche è che alcune di queste vetture non recentissime, magari sono state importate da chi fosse autorizzato, in tempi in cui era ancora permesso o acquistate con i risparmi e l’autorizzazione, poi revocata, di chi aveva compiuto missioni internazionaliste. Altro problema è rappresentato da accessori e ricambi, praticamente introvabili e solo di possibile importazione (questa è consentita), però solo cambiare una gomma può costare oltre un anno di stipendio normale.
A questo si aggiunge, nonostante lo stato disastrato delle strade, il moltiplicarsi delle moto, maggiormente di piccola cilidrata, se a motore, oppure a trazione elettrica si provenienza cinese o comunque asiatica. Di tanto in tanto si intravvede ancora qualche “Ural” con sidecar, la brutta copia sovietica delle BMW tedesche degli anni ’40 usate in guerra, oppure le “Soyuz”, più voluminose che potenti o ancor più rare le “MZ” o “Java”. La scarsa conoscenza del codice o il menefreghismo di questi  motociclisti rappresenta un pericolo, sopratutto, per la loro incolumità e problemi per conducenti di veicoli a quattro ruote che peraltro, molti di loro, non sono il massimo di educazione e/o abilità.

La maggior parte di questi veicoli elettrici è di poca potenza, ma ce ne sono alcuni abbastanza veloci e potenti fatti ad imitazione di grosse cilindrate a motore tradizionale. Il bello è che questi piccoli bolidi sono esenti da immatricolazione e relativa targa. Non mi sembra il caso dell’estremismo del Guatemala dove anche le biciclette sono targate, ma penso che almeno per i veicoli di maggior dimensione e potenza, seppure a trazione elettrica si dovrebbe prendere qualche misura amministrativa.